I Tre Moschettieri di Dumas

è stato uno dei primi libri che ho letto. Mi piacque moltissimo e ancora oggi lo rileggo almeno una volta al mese. In seguito ho letto i due romanzi che completano la trilogia e anch’essi sono oggetto di periodica rilettura. Anni fa mi sono poi felicemente imbattuto in Arturo Pérez Reverte e mi sono “innamorato” del capitano Alatriste.
A ben pensarci non poteva essere altrimenti visto che il soldato spagnolo assomiglia, per certi versi, a d’Artagnan. Naturalmente non al giovane cadetto del primo libro, ma al disincantato moschettiere dei libri successivi. Chi mi ricorda invece il ragazzo guascone è il secondo protagonista e io narrante: Inigo.
Ecco, forse è il vedere un giovane d’Artagnan agire assieme all’ uomo che diverrà ciò che più mi affascina nell’opera di Reverte.
Però c’è un’altro personaggio che da solo mi spingerebbe a leggere le opere di questo scrittore: Francisco de Quevedo y Villegas.
De Quevedo è realmente esistito ed è, a mio avviso, uno dei più grandi artisti che la letteratura può esibire. Ricordo i versi di una sua poesia d’amore, la sua consapevolezza che alla fine morirà, e diverrà certamente terra, ma sarà terra innamorata.
Mi ha fatto piacere che Reverte lo abbia fatto rivivere e devo dire che è esattamente come l’avevo immaginato. Rissoso, ferocemente fiero, pronto ad estrarre la spada e a battersi con chiunque, in special modo con chi abbia l’avventura di lodare il suo acerrimo rivale, lo scrittore Luis de Gòngora.
Bene, dopo questa piccola premessa vi informo che stanotte leggerò un nuovo capitolo delle avventure del Capitano Alatriste.
L’avevo tenuto da parte come si fa con un buon vino, in attesa di poterlo assaporare con tranquillità. Pensavo di leggerlo tempo fa, ma poi sono “arrivati” libri che mi hanno particolarmente “preso”, ora però è giunto il momento.
Quindi stanotte dalle tre alle cinque  non disturbatemi…altrimenti  “¡No queda sino batirnos!”  :D

Ci sono scrittori che non si “limitano”

a creare storie “allo scopo di divertire e appassionare il lettore attraverso strumenti come la suspense, l’umorismo, il sentimento amoroso, la paura, il sesso, la speculazione”. Eppure riuscire ad appassionare e divertire è cosa buona e giusta, dovrebbe anche essere sufficiente.
Invece no, ci sono persone che vogliono inserire nelle loro opere  la loro etica e financo la loro ideologia.
Capita che questi scrittori espongano le loro idee su un blog e che queste si dimostrino quantomeno controverse, a volte suscitando reazioni violente: “I ’suoi’ commenti sono sovversivi e profondamente offensivi, oltre a dimostrare l’ignoranza relativa agli argomenti che porta a sostegno dei suoi pregiudizi”.
Anche le loro idee religiose e politiche sono oggetto di grande discussione e per alcuni i libri di tali autori non dovrebbero essere pubblicati.
Si giunge anche al punto in cui le stesse case editrici rifiutano la pubblicazione.
Io sono contrario alla “non-pubblicazione”. Voglio ripetervi per l’ennesima volta una citazione: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”.
Quindi vi consiglio la lettura di uno di questi scrittori, sul quale, forse, si sono spese poche parole sul web italiano.

Questo mese di marzo

è iniziato in modo splendido.
Il termometro mi dice che siamo a -4 e c’è una vera e propria bufera di neve. Persino il mio temerario labrador è entrato in casa e si sta scongelando sulla sua poltrona preferita. L’unico “neo” di questa tempesta giornata perfetta è dovuto all’irrangiungibilità delle librerie.
Oggi esce il nuovo libro di Sandrone e dovrò rimandare la lettura.
Spero che il 6 aprile non nevichi eccessivamente, comunque non dovrebbero esserci problemi per il 13 maggio.

Se tu vedi un dio smembrato
E violenti cincillà
Stai pur certo che hai fumato
Della gran Vaporità.

La Corona è marcia e vecchia
Buckingham è catapecchia
Falli fuori con piacere
La Regina e il giardiniere.

E se vien l’Autorità,
Schiavi bui della Corona,
Fuggi via bella bambina,
Fuggi fuggi via di qua.


Oggi ho avuto un fastidioso

mal di testa, aggravato ogni ora dal suono della campana situata a pochi metri da casa mia.
Probabilmente ieri pomeriggio ho un po’ esagerato con i panini al salame.
Fortunatamente ora mi è passato, così mi potrò dedicare alla lettura.
A voi lettori del blog lascio una citazione che sottoscrivo e apprezzo assai.

“Due italiani su tre scrivono, uno su tre legge. Un italiano su due scrive senza leggere. Un coglione. Vuoi essere tu?”

Credo sappiate tutti di chi è…ma se non lo sapete provate ad indovinare.
Uff, mi sta tornando il mal di testa, devo aver davvero mangiato troppo ieri.

Stamattina mi sono

svegliato, mi sono affacciato  alla finestra e per un po’ sono rimasto a guardare la neve che cadeva.
Per un momento ho pensato anche al “decreto interpretativo” firmato dal presidente della Repubblica, e mi sono accorto che non avevo voglia di sprecare troppo tempo riflettendo sull’operato dei politici.
Non so come finiranno le elezioni regionali e, sinceramente, me ne importa poco o nulla.
Quello che mi preoccupa è l’aumento dei disoccupati, la difficoltà delle famiglie a pagare il mutuo, le fabbriche che chiudono, gli anziani abbandonati…
Ho letto che ci saranno manifestazioni di piazza, non credo che parteciperò.
Non so se la democrazia è in pericolo, se il presidente ha sbagliato, se non ci sono più regole…
Quello che so è che questa settimana voglio andare in una fabbrica occupata, voglio manifestare assieme agli operai, per il diritto al lavoro.
Sono stanco delle parole, non di quelle scritte, ma di quelle dette.

“Perchè hai deciso di andare in Afghanistan?”

“Perchè ero molto triste per quello che stava succedendo agli afgani e volevo aiutarli. I russi torturavano i prigionieri, stupravano le donne, bruciavano vivi i civili, eppure in America non ne parlava nessuno. Così mi licenziai e andai a vedere se potevo fare qualcosa”

William T. Vollmann

Posto un “invito all’ acquisto”.

Prima di presentarvi l’interessante prodotto, che mi è arrivato stamane per posta, vi “imbonisco” con qualche notizia.
Quest’ opera rappresenta il “primo clic” (così direbbe G.L.) di una narratrice.
L’autrice ha “cliccato” una seconda volta e, visto il miglioramento, vi conviene procurarvi l’ “opera prima” di colei che un giorno sarà famosa.
Tutto il guadagno dell’autrice sarà utilizzato per soccorrere creature indifese e bisognose di aiuto.
Se almeno 200 persone lo compreranno l’autrice pubblicherà una sua foto…in cui indossa uno “sconvolgente” pigiama. :D

Oggi ho “consumato”

due batterie del mio smartphone.
Ho fatto 36 telefonate, ne ho ricevute 32, ho spedito 24 sms, 29 mail e 40 pin.
Ora lo spengo…e mi dedico interamente alla lettura. Come ho già detto i libri in lingua originale mi stanno un po’ rallentanto e devo rimettermi in pari.
Però, prima di continuare la lettura di Vollmann (secondo il mio parere uno dei più “grandi” scrittori viventi), impiegherò un po’ di tempo nel tentativo di comprendere la raffinata politica dei partiti italiani.
Confesso che non riesco a capire appieno le astutissime mosse e contromosse elettorali. Queste liste, listini, listoni…sfuggono ormai alla mia comprensione.
Dovrò ripassare i fondamentali. :lol:

Un testo

deve poter essere letto da tutti quelli che sono in possesso degli strumenti adatti.
Un artista ha la capacità di “costruire” la realtà e, così facendo, suscitare reazioni diverse: piacere, irritazione, digusto…
Il “primo livello” di un testo è semplicemente l’ insieme di regole che lo scrittore ha seguito.
Il “secondo livello” è il “margine di univocità” interpretativa del testo.
Cerco di spiegarmi meglio.
Chi scrive non è mai totalmente esplicito, se lo fosse ci troveremmo di fronte a pagine terribilmente noiose, visto che nulla sarebbe lasciato all’immaginazione del lettore.
Infatti ogni cosa, ogni azione, ogni antefatto…tutto sarebbe descritto ed esplicitato in maniera minuziosa. In pratica occorrerebbero centinaia di pagine per dire che una persona ha starnutito. Però uno scrittore desidera comunque che il suo scritto sia “sufficientemente univoco”. Un artista sarebbe ancora più esigente e pretenderebbe un’assoluta univocità, ovvero che il testo abbia una sola possibile interpretazione.
Come fare?
Umberto Eco comincerebbe col dire che “un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo: generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui, come d’altra parte in ogni strategia…”
Io la “faccio più semplice”, magari anche troppo, forse.

Secondo me ci sono due modi:
raccontare storie
usare simboli

E non credo che uno escluda l’altro, anche se…

To be continued…

Stasera sono stremato

da ore e ore di “lavoro” sindacale.
Le virgolette le ho messe perchè non so se è un lavoro sentire richieste di “cadreghe” (ovvero di poltrone e poltroncine).
Così non scrivo nulla di mio e faccio un paio di cose.

La prima sono i complimenti a mio figlio per gli ottimi voti che sta prendendo a scuola, gli avevo detto che glieli avrei fatti anche sul blog ed ora adempio alla promessa.
Ovviamente non me la caverò così facilmente ma dovrò anche mantenere la promessa riguardante i libri, i fumetti e i videogiochi. :D

La seconda è una segnalazione: un post che mi è piaciuto particolarmente.

Bene, ora vado a farmi preparare una bella carbonara, me la pappo e dopo affronto una “riunione d’area”. :)