lascio un incipit su cui meditare:
“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perchè a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo”.


Articoli
Donc…io per i miei scritti non ho preso una lira e ho speso parecchio…quindi ho ancora speranza.
Di sto libro ho sentito parlare parecchio e alla fine l’ho prenotato in biblioteca. Non farò lo stesso errore che ho commesso con Giordano: non lo compro, che se salta fuori che è l’ennesimo caso editoriale finisce che mi girano le maracas sul serio. Poi io compro esordienti, loro ne hanno più bisogno.
22 dicembre 2008 @ 20:55
Non sono d’accordo. Comunque ho letto Ronin. Carino… ma… non il massimo di Frank Miller, soprattutto per quanto riguarda i disegni…
X-Bye
22 dicembre 2008 @ 21:41
j.galbreth; questo ti piacerà….però fai bene a tenere i tuoi soldi per gli esordienti
Imp: io ci sto pensando, per ora non son tanto d’accordo nemmeno io.
Riguardo a Miller…de gustibus…
22 dicembre 2008 @ 22:50
Il libro è nella mia wih list di Natale!!!
22 dicembre 2008 @ 23:20
LY: credo che ti piacerà assai
22 dicembre 2008 @ 23:31
Ok, aggiungo alla lista dei libri da prendere.
Perchè è sempre così lunga?
23 dicembre 2008 @ 08:57
Molto ben scritto, ma non sono d’accordo. Certo, potersi mantenere con quel che uno scrive è bello (perché mantenersi facendo qualcosa che si ama è quel che tutti sognano), ma credo che quel che uno scrittore desidera più di tutto sia condividere le sue storie, il suo mondo, vedere se toccano gli altri come hanno toccato lui… sentirsi dire: “Non ho dormito stanotte per leggere il tuo libro”. Vedere il suo nome stampato è solo il mezzo per far avvenire questo.
23 dicembre 2008 @ 09:21
frase quantomeno provocatoria… ma è pur vero che chi scrive lo fa sapendo nella stragrande maggioranza dei casi che non diventerà mai licia troisi o tolkien o chissà chi, ma solo uno dei tanti che ci ha provato. Forse questa prospettiva cambia il modo in cui costruisci il tuo libro. Pensi alle tue storie e niente altro. Forse così puoi non tanto mascherare un’eventuale mancanza di talento, quanto piuttosto puoi avere un atteggiamento “morale” nei confronti di chi ti potrebbe eventualmente leggere. Laddove per morale non intendo moralistico.
23 dicembre 2008 @ 11:40
Io scrivo e basta. E’ pur vero che sono pochi (forse nessuno?) a scrivere per sè stessi. Io probabilmente non faccio parte di quei pochi, altrimento non avrei spedito i miei scritti ai vari concorsi letterari e/o case editrici.
Non so se ho un atteggiamento morale nei confronti dell’eventuale lettore…
23 dicembre 2008 @ 13:14
beh giulia rifacendomi al tuo commento sulla solitudine dei numeri primi quello mi pare un atteggiamento non corretto, un libro creato SOLO per vendere e non per dire qualcosa.
23 dicembre 2008 @ 15:08
Tanabrus: per frequenti cattive compagnie…tra le quali il sotttoscritto
Jo: si, in linea di massima la penso come te…però ci sono le bollette da pagare…comunque il grande Dostoevskij scriveva sotto pressione ma riusciva ugualmente a produrre capolavori.
Eleas: però quando diventi famoso credo occorra una grande forza per non lasciarsi sottomettere da nessuna logica di mercato, magari anche solo per dei dettagli.
J.galbreth: in verità non sapremo mai chi scrive solo per se stesso, proprio per via della sua riservatezza. Però non credo siano in molti.
Eleas: io non credo che Giordano abbia fatto il furbo…però sicuramente lo Strega è un premio che segue logiche commerciali
23 dicembre 2008 @ 15:34
Fra fare una cosa SOLO per venderla, e fare una cosa ANCHE per condividerla c’è molta differenza. L’unica cosa che faccio SOLO per i soldi è andare a lavorare in banca. Non capisco come si possa dire di scrivere solo per sè stessi e poi vedere tali opere in tutte le librerie. Non so se mi sono spiegata…
23 dicembre 2008 @ 17:10
j.galbreth: si, in effetti c’è anche un po’ di ipocrisia nel settore, ma ci sono anche autori sinceri e penso siano in molti.
23 dicembre 2008 @ 18:01
Ma io non credo ci sia niente di male nel trovare godimento nello scrivere, nel condividere quanto scritto e nel guadagnare da tali scritti. Credo che le cose possano convivere senza fare di uno scrittore un ipocrita.
23 dicembre 2008 @ 19:47
j.galbreth: sicuramente, lo diventa solo se dice di sdegnare i soldi ed il consenso dei lettori.
23 dicembre 2008 @ 20:36
Ah, allora sì, ti do ragione. Spero non ci siano in giro scrittori così convinti della deficienza dei lettori.
23 dicembre 2008 @ 20:55
j.galbreth: in verità temo che oggi siano gli editori convinti di poter pubblicare impunemente qualsiasi schifezza
23 dicembre 2008 @ 21:25
E c’hanno pure ragione: oggi sono incappata in un libro dedicato alla vita di Amanda Knox. E in classifica delle vendite (top 20) c’era un libro su Cassano.
23 dicembre 2008 @ 21:39