ho scritto un altro pezzo di un lungo racconto, ormai destinato a diventare un libro, vista la lunghezza  :lol: , che ho iniziato tempo fa.
Le altre puntate le potete trovare qui. Temo che sia necessario leggerle per capire quest’ultima parte, io comunque la posto perchè mi piace “mettere in rete” alcune delle cose che scrivo. :)

Ailyn guardò il vestito che aveva comprato in un negozio esclusivo, il colore verde scuro era simile a quello dei suoi occhi. Sembrava una lunga camicia, con il colletto stretto ed alto, uno spacco laterale che le arrivava poco sopra il ginocchio ed uno strano uccello ricamato sul petto. Quando aveva inserito il cristallo di credito per aprire la porta del negozio, le commesse si erano precipitate da lei come uccellini alla vista del pane.
Si era stupita, poi aveva capito, il check del suo cristallo doveva aver evidenziato le sue possibilità economiche. Ora era una donna molto ricca ed era naturale che fosse servita con attenzione e deferenza.
Le ragazze le avevano preso le misure con uno scanner e le avevano consigliato un vestito all’ ultimissima moda, le avevano detto che si ispirava all’abbigliamento delle donne nell’antichissima Cina.
“Dai mamma!” la sollecitò Ely “Voglio vedere come stai!”.
Le sorrise, allungò una mano arruffandole i capelli e disse: “Ok, adesso vediamo come sta la mamma vestita da antica cinese”.
“Si, si, come una ciccese!” rise la figlia.
Per un momento Ailyn si sentì felice, si infilò l’abito sopra la sottile tuta dorata, calzò le scarpe dal tacco basso,  dello stesso colore della veste, e si ammirò nello specchio.
Vide una giovane donna alta, dai lunghi capelli neri e lisci, con occhi verdi. Si piacque, forse poteva dirsi quasi bella.
“Sei bellissimissima mammina” rise la figlia battendo le manine.
Ailyn sorrise e stava per replicare quando sua madre entrò sbuffando: “Sembri una donna perduta. Ti si vedono le gambe da quello spacco e devi aver speso tutti i soldi che ti ha dato”.
L’attimo era passato, rispose con voce improvvisamente stanca: “No mamma, non ho speso molto. E poi il signor Joshua si arrabbierebbe se io non gli facessi fare bella figura”.
“Si” disse la vecchia, quasi controvoglia “forse hai ragione”.
In quel momento l’homepc li avvisò che avevano visite.
“Oh!” esclamo la giovane donna rendendosi conto dell’ ora “E’ tardi,  deve essere già qui, fallo accomodare mamma, io devo ancora sistemarmi i capelli e truccarmi. Ely, vai nella tua stanza per favore”.
Cercò di spazzolare i capelli mentre sentiva la porta che si apriva e la voce servile della madre. Doveva sbrigarsi, non sapeva come quell’uomo avrebbe reagito ad un ritardo.
“Sei bellissima”.
Il suono della voce di Joshua la fece sobbalzare, si girò di scatto e lo vide, davanti a lei.
Indossava un lungo soprabito slacciato e sotto si intravedeva una tunica color rosso scuro ed un paio di pantaloni aderenti, dello stesso colore, infilati in un paio di bassi stivaletti neri. Le sembrò che sul petto avesse ricamato un serpente, color oro.
“E’ un drago” le disse, indovinando i suoi pensieri “un essere mitologico, molto saggio, quasi immortale”.
Ailyn si stupì, non provava paura, ma sentiva che il suo cuore aveva accelerato, di colpo un pensiero le attraversò la mente: ‘Quest’uomo mi piace’. Poi si diede della stupida, quello che aveva di fronte era un pazzo assassino.
Sentì la voce della madre: “Signori, se volete accomodarvi….”. Il plurale la sconcertò, intravide una sagoma dietro all’uomo. Joshua seguì il suo sguardo, sorrise e si spostò dicendo: “Si chiama Arakne, possiamo dire che è la mia assistente”.
Aylin vide una donna alta, con corti capelli biondi, indossava un lungo soprabito nero, chiuso fino al collo. Le mani erano coperte da guanti color della  notte, così come gli stivali. Il viso era pallido, contratto, come se stesse soffrendo, la bocca una linea sottile, gli occhi azzurri assolutamente folli.
La paura la  invase nuovamente, aveva già visto quella donna, accanto al Primo Matematico, lei era il Supremo Inquisitore.
Rivolse lo sguardo atterrito verso Joshua, l’uomo le sorrise, rassicurante: “Non hai bisogno di truccarti, salutiamo la tua dolce bambina e la tua buona mamma e poi andiamo. Non voglio far aspettare le altre due persone che ho invitato. Ma non aver paura Ailyn, nulla di male ti accadrà stanotte, te lo prometto.”

Il grande ristorante era situato in cima alla ziggurrat della Corporazione dei Mercanti, solo l’élite di Sanctuary lo frequentava. Uomini e donne molto ricchi, molto potenti o entrambe le cose.
Raphael ed Eloise erano seduti ad un tavolo posto su un piccolo balconcino trasparente, sotto di loro brillavano le mille luci della città. Le sagome scure delle torri e delle ziggurrat si intravedevano debolmente illuminate dalla luce della luna piena. Lei indossava la veste nera lunga bordata d’oro, simbolo della sua carica, lui una tunica e pantaloni neri.
Sua Eccellenza l’Archimandita posò la mano su quella  dell’ arkangel dicendo: “So che sei pieno di dolore e di rabbia, amore mio, ma ti prego di controllarti. Lui sta  cercando di confonderci e renderci vulnerabili, non dobbiamo permetterglielo.”
Raphael sorrise tristemente: “Volevo  bene a Sofia, ha  sofferto molto prima di morire, non lo meritava. Quante persone devono ancora morire Eloise? Non abbiamo ancora notizie da coloro che ci precedono, la ragazza ha appena cominciato a risvegliarsi ed ora siamo qui, sotto gli occhi di tutti, senza sapere cosa farà Joshua. Te lo chiedo ancora una volta: andiamocene, io e te, potremmo essere felici…”.
“No, mio amato” lo interruppe con voce dolce ma decisa “ siamo i soli che possono fermare Rouke. Sento che presto avremo le informazioni che ci occorrono, è solo questione di attendere alcuni…” Si interruppe, un giovane uomo ed una splendida donna attraversavano il grande salone, accompagnati dalle occhiate curiose ed un po’ invidiose degli altri avventori.
Eloise pensò che erano davvero una bella coppia e non si stupì quando si diressero verso di loro. Sentì la mano di Raphael contrarsi quando l’uomo li salutò.
“Bentrovati, amici miei” disse tranquillamente Joshua “ Sei ancora molto bella Eloise, e tu Raphael non sei invecchiato di un solo giorno, naturalmente. Ma state comodi“ continuò vivacemente, mentre spostava una sedia per far accomodare la sua compagna, per poi sederle accanto “Vi presento Ailyn, l’ho conosciuta mentre vi stavo cercando ed ho pensato di invitare anche lei, sapete, credo che la sua presenza mi porti fortuna”.
“Cosa vuoi Joshua?” chiese l’arkangel con voce bassa e tesa.
L’ uomo rise brevemente, scuotendo il capo: “Ah Raphael, non sei cortese. Ci ritroviamo dopo più di cinquecento anni e vuoi subito saltare alle conclusioni. Prima dobbiamo finire le presentazioni, poi mi piacerebbe parlare un po’ dei vecchi tempi” si girò verso Ailyn e continuò con tono amabile “Mia cara amica, questa donna, che tu forse conosci in virtù della sua importante posizione, capo degli astrofisici e tutto il resto, è mia moglie Eloise. Lui invece è il suo attuale amante, un arkangel”.
Gli occhi verdi della donna si colmarono di stupore, Joshua le sorrise e continuò allegramente: “Si, mia cara, uno di quei leggendari guerrieri, creati da mia moglie. Vere macchine da guerra, assassini in grande stile, non come il qui presente, che si limita ormai ad ammazzare gattine in calore”.
Eloise sentì il suo compagno irrigidirsi, strinse forte la mano e lo guardò con espressione ferma sussurrando: “No, non accettare le sue provocazioni, non ora”.
Joshua rise ancora e ammonì scherzosamente l’arkangel scuotendo l’indice della mano destra, poi disse con tono leggero: “Dalle retta vecchio mio, non vale la pena arrabbiarsi per un animale domestico, anche se devo ammettere che la tua gatta era davvero un bell’esemplare. Sai che alla fine continuava a chiamarti? Ripeteva il tuo nome in continuazione, strano vero?”
Ailyn diede un piccolo grido quando vide l’espressione del viso di Raphael mentre si alzava.
“Stai seduto!” disse seccamente l’Archimandita, poi fissò gelidamente Joshua e continuò con durezza: “Smettila di provocarlo, non so cosa sei diventato, non so se sei ancora un uomo” la voce si addolcì “Ma un tempo dicevi di amarmi, ed  è per quell’amore che ti chiedo  di dirci ora quello che vuoi”.
Il viso dell’ uomo perse ogni traccia d’allegria, gli occhi si striarono di rosso, si chinò verso Eloise, la voce simile ad una gelida  lama: “Tu osi ricordare a me quello che è stato” per un momento si interruppe, quasi soffocato dalla rabbia “Ho passato cinque secoli col solo pensiero della vendetta. La  sola cosa che mi ha mantenuto in vita è stato l’odio per chi aveva ucciso la donna che amavo. Poi una puttana mutaforma cerca di uccidermi e vengo a sapere che sei viva, che sei l’amante dell’essere che mi ha strappato le membra” la voce si spezzò in un roco sussurro “Non avresti dovuto tenermi in vita Eloise, il dolore mi ha consumato, mi resta solo l’odio, null’altro”.
Il silenzio calò improvviso, per un lungo momento, poi una lacrima scese lungo la guancia dell’ Archimandita, lentamente.
Quando parlò la sua voce era ferma: “Non è andata come credi, Joshua. Ma questo non mi scusa, nulla può rimediare al dolore che ti ho dato, nulla. Ma ora siamo qui ed io ti  chiedo, no, ti imploro di dirmi cosa vuoi fare. Non mi aspetto il perdono ma, qualunque cosa tu abbia in mente ti chiedo solo un po’ di tempo. Io…”. Si interruppe mentre il cielo veniva illuminato dalla luce di una colonna di fuoco, che si levava dal fianco della ziggurrat della Corporazione degli Astrofisici. Seguì il rombo sordo di una grande esplosione e le grida eccitate e allarmate degli altri avventori.
Joshua rise allegramente e disse: “Mia cara mogliettina, ho fatto piani per cinquecento anni, ho immaginato mille modi per vendicarmi. Ma la situazione attuale non l’avevo proprio considerata” si interruppe, assaporando le espressioni stupite dei suoi commensali, poi continuò “Quindi ho deciso di improvvisare. Sapete, dopo anni passati a pianificare ora mi diverte vivere alla giornata. Ho anche un assistente, l’ex Inquisitore Supremo. Le ho dato una splendida armatura e l’ho mandata al tuo palazzo, Eloise. Le ho detto di uccidere tutti, credo proprio che lo farà. Vedete, la poverina è ancora un po’, come dire, turbata dal dolore patito mentre l’armatura prendeva  possesso del suo sistema nervoso”.
“Tu sei completamente folle” disse con voce atona l’arkangel.
“Mah” fu l’ironica risposta “può essere, certo è che il passare del tempo non migliora le persone. Comunque puoi sempre cercare di fermarla, nel frattempo noi ceniamo e continuiamo la nostra  conversazione”.
Eloise posò una  mano sul braccio del suo compagno dicendo: “Vai, io gli parlerò del nostro progetto. Poi il fato deciderà”.
L’arkangel annuì seccamente, si alzò, si lanciò contro il vetro che schermava il balconcino, lo schiantò fragorosamente sparendo nel buio della notte”.
La fresca brezza della  notte scompigliò i capelli di Ailyn facendola rabbrividire. Joshua le  posò una mano sul braccio dicendole: “Non aver paura, mica mia, parlerò solo un po’ con mia moglie, ma credo già di sapere cosa mi dirà”.
“Lasciala andare Josh” disse l’Archimandita “Lei non c’entra nulla”
“Te l’ho detto” rispose l’uomo “mi porta fortuna. E poi è una donna di buon senso, credo che ascolterò i suoi consigli. Tu piuttosto pensi che non sappia del tuo piano? Della ragazza che tieni nascosta e che ha scoperto che l’universo si contrae?”.
Un cameriere li interruppe arrivando trafelato, dicendo che per la loro sicurezza era meglio se si spostavano all’interno. Si scusò per il vetro che aveva ceduto, probabilmente per le vibrazioni provocate dall’ esplosione. Evidentemente nessuno aveva  visto Raphael lanciarsi, la ziggurrat in fiamme aveva attirato l’attenzione di tutti.
Joshua lo guardò sorridendo: ”Stiamo bene qui dove siamo, ragazzo. Ora dobbiamo discutere di questioni di famiglia, quindi non vogliamo essere disturbati, ti chiamo io appena abbiamo deciso cosa ordinare”. Il cameriere fece per protestare ma qualcosa nello sguardo del suo interlocutore gli consigliò un’ossequiosa ritirata.
“Bene” disse l’uomo “Torniamo alle nostre faccende. Ora Eloise mi dirai che vuoi screditare Rouke, o magari potresti farlo fare a pezzi dal tuo amante. Forse sei stata tu che gli hai ordinato di massacrarmi, poi ti sei pentita e mi hai rappezzato”.
L’Archimandita scosse la  testa e disse con voce piena di amarezza: “Non sai nulla Josh. Gli arkangel non agivano sotto il mio controllo, erano al servizio di Rouke”.
“No!” esclamò l’uomo “Questo è impossibile. Rouke viene da un quartiere povero, ci sono documenti che riguardano la sua nascita e la sua carriera all’ interno della Corporazione, ho fatto delle ricerche e so che il suo invecchiamento è normale”.
“Ci sono molti modi di vincere la morte” rispose pacatamente Eloise “ma parleremo in seguito di questo. Ora voglio parlarti di Lysa, nostra figlia”.