dei Renku. Riducendo all’ osso la definizione potrei descriverli come catene di poesie.
Immaginate alcune persone che si ritrovano in una stanza, l’atmosfera è rilassata, conviviale.
Dopo un po’ di chiacchere e, magari, un assaggio di grappa di moscato, qualcuno lancia l’idea di comporre un Renku.
I presenti sono d’accordo e si comincia a decidere la lunghezza del componimento.
Supponiamo che alla fine si scelga di dar vita ad un Renku di 36 “stanze”, ovvero un Kasen Renku.
Si inizia con la prima di tre parti: lo Jo.
E’ formato da 6 “stanze”, scritte dai presenti alternandosi.
La prima, di 5-7-5 sillabe, si chiama hokku e deve contenere un riferimento alla stagione corrente, ad es. l’inverno.
La seconda, di 7-7 sillabe, si chiama wakiku e deve anch’essa avere un riferimento invernale.
La terza, di 5-7-5 sillabe, si chiama daisan, deve far riferimento all’ inverno e terminare con un verbo.
La quarta, di 7-7 sillabe, è generica senza alcun riferimento.
La quinta, di 5-7-5 sillabe, fa riferimento alla stagione successiva, ovvero deve esserci un kigo primaverile, e deve comparire anche la luna o un riferimento ad essa.
La sesta, di 7-7 sillabe, deve sempre avere un riferimento alla primavera.
Qui termina la scrittura sulla prima facciata del primo foglio, se abbiamo optato per la scrittura classica su due fogli (kaishi).
Si prosegue con l’ Ettari…di cui vi risparmio la descrizione.
Avete notato che ci sono regole piuttosto rigide e forse complesse. A queste aggiungiamo il collegamento tra le stanze, che deve avvenire in tre possibili modi: tramite gli oggetti, tramite i significati, tramite le emozioni.
A questo punto penserete che è un po’ da pazzi poetare in un modo così restrittivo ed obbligato.
Invece vi assicuro che è molto stimolante e permette di raggiungere momenti “intensi” e poetici.
Ovviamente molto dipende dalla bravura dei partecipanti.
Se qualcuno volesse cimentarsi me lo faccia sapere.


Articoli
L’immagine ricorda una parte della mia katana XD
X-Bye
22 gennaio 2009 @ 19:57
Oh porca miseria…ma bisogna essere degli ingegneri della poesia! Guarda, io mi arrendo in partenza, mi manca tutto quel che serve a fare una cosa così difficile. E poi se fosse una stagione sarei la primavera e non l’inverno
22 gennaio 2009 @ 20:04
Imp: è uno tsuba, in pratica la “guardia” della katana
J.galbreth: ma nel renku ci sono tutte le stagioni
22 gennaio 2009 @ 20:53
Stagioni a parte…è troooooppo difficile. Per ora mi cimento nelle sinossi
22 gennaio 2009 @ 21:42
nono, fammi ben comprendere… in poesia si ricorre a 4 figure retoriche per la sillabazione: sineresi, dieresi, sinalefe e dialefe… la sinalefe permette di considerare come unica sillaba quella finale di una parola con la prima della parola successiva, se questa comincia per vocale… non si contano così, negli haiku??
22 gennaio 2009 @ 21:47
j.galbreth: ma no, non è così difficile…provare per credere
Aster: si considera solo la sinalefe interversale regressiva o progressiva (se ben ricordo)…ma non ti ho detto che il tuo haiku è sbagliato, infatti è accettabile per via di una crasi, però, personalmente, preferisco non applicare le regole occidentali agli haiku. Mi piace restare all’ interno di una “semplice” sillabazione, come quella dei bambini.

Comunque, se vuoi, ti passo un pdf con tutte le regole metriche comunemente accettate.
E mi fa piacere che tu abbia scritto un haiku…spero che ne scriverai ancora molti, come ti ho già detto il primo non era niente male
22 gennaio 2009 @ 23:43
mah……………………. non saprei mi par taaaaanto complicato il numero fisso di sillabe sopratutto un vero delirio. Già non capisco come dante sia riuscito a fare tutto con gli endecasillabi figuriamoci con queste figure complesse.
Però al di là delle difficoltà mi pare che sia una cosa davvero interessante.
23 gennaio 2009 @ 09:38
ma al ristorante spendo,la busta pronta mi costa 1,20 euro(no comment sulla tirchieria,grazie….)
23 gennaio 2009 @ 10:07
Eleas: basta affrontarlo “un pezzo alla volta”, concentrandosi sui pochi versi che si devono scrivere e passando poi la palla
Tania: ma che tirch….cioè, volevo dire, che donna avveduta e parsimoniosa che sei…
23 gennaio 2009 @ 18:10