dei Renku. Riducendo all’ osso la definizione potrei descriverli come catene di poesie.
Immaginate alcune persone che si ritrovano in una stanza, l’atmosfera è rilassata, conviviale.
Dopo un po’ di chiacchere e, magari, un assaggio di grappa di moscato, qualcuno lancia l’idea di comporre un Renku.
I presenti sono d’accordo e si comincia a decidere la lunghezza del componimento.
Supponiamo che alla fine si scelga di dar vita ad un Renku di 36 “stanze”, ovvero un Kasen Renku.

Si inizia con la prima di tre parti: lo Jo.
E’ formato da 6 “stanze”, scritte dai presenti alternandosi.
La prima, di 5-7-5 sillabe, si chiama hokku e deve contenere un riferimento alla stagione corrente, ad es. l’inverno.
La seconda, di 7-7 sillabe, si chiama wakiku e deve anch’essa avere un riferimento invernale.
La terza, di 5-7-5 sillabe, si chiama daisan, deve far riferimento all’ inverno e terminare con un verbo.
La quarta, di 7-7 sillabe, è generica senza alcun riferimento.
La quinta, di 5-7-5 sillabe, fa riferimento alla stagione successiva, ovvero deve esserci un kigo primaverile, e deve comparire anche la luna o un riferimento ad essa.
La sesta, di 7-7 sillabe, deve sempre avere un riferimento alla primavera.

Qui termina la scrittura sulla prima facciata del primo foglio, se abbiamo optato per la scrittura classica su due fogli (kaishi).
Si prosegue con l’ Ettari…di cui vi risparmio la descrizione.

Avete notato che ci sono regole piuttosto rigide e forse complesse. A queste aggiungiamo il collegamento tra le stanze, che deve avvenire in tre possibili modi: tramite gli oggetti, tramite i significati, tramite le emozioni.
A questo punto penserete che è un po’ da pazzi poetare in un modo così restrittivo ed obbligato.
Invece vi assicuro che è molto stimolante e permette di raggiungere momenti “intensi” e poetici.
Ovviamente molto dipende dalla bravura dei partecipanti.

Se qualcuno volesse cimentarsi me lo faccia sapere. :)