Ebbene, figurati che, in ultima analisi, questo mondo di Dio non l’accetto, pur sapendo che esiste, anzi non l’ammetto per nulla. Non è Dio che non accetto, comprendi, ma il mondo da Lui creato, è il mondo di Dio che non accetto e non posso risolvermi ad accettare. Mi spiego meglio: io sono convinto, al pari di un bimbo, che le sofferenze saranno sanate e cancellate; che tutta l’umiliante commedia delle contraddizioni umane dileguerà come un pietoso miraggio, come la poco nobile escogitazione di un essere imbelle e meschino, come un atomo dello spirito umano euclideo; che in ultimo, alla fine del mondo e nel momento dell’eterna armonia, si compirà e si rivelerà qualcosa di tanto prezioso che basterà per colmare tutti i cuori, per placare tutte le indignazioni, per riscattare tutti i misfatti degli uomini, tutto il sangue da essi versato, basterà perché sia possibile non soltanto il perdono, ma anche la giustificazione di quanto è accaduto fra gli uomini. E sia, avvenga pure e si riveli tutto questo, io però non l’accetto e non lo voglio accettare.
[...]
– Ascoltami: io ho preso come esempio i soli bambini perché la cosa riuscisse piú evidente. Delle altre lacrime umane, di cui è imbevuta tutta la terra, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, avendo di proposito ristretto il mio tema. Io sono un verme e confesso in tutta umiltà che non posso comprendere a qual fine tutto sia stato cosí congegnato. Gli uomini stessi, dunque, sono colpevoli: era stato dato loro il paradiso, essi hanno voluto la libertà e hanno rapito il fuoco al cielo, sapendo che sarebbero diventati infelici; non c’è quindi motivo di compiangerli. Oh, nel mio povero spirito terrestre euclideo, io so soltanto che il dolore esiste, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa scaturisce direttamente e semplicemente da un’altra, che tutto scorre e si equilibra; ma, già, queste non sono che bubbole euclidee, io lo so bene, e non posso adattarmi a vivere in conformità di esse! Che importa che non ci siano colpevoli, che ogni cosa scaturisca direttamente e semplicemente da un’altra e che io lo sappia! A me occorre un compenso non nell’infinito, chissà dove e chissà quando, ma già qui sulla terra, e tale che io stesso lo possa vedere. Io ho creduto e voglio vedere anch’io, e, se allora fossi già morto, mi si risusciti, perché se tutto dovesse avvenire senza di me, sarebbe una cosa troppo ingiusta. Io non ho mica sofferto per concimare col mio essere, con le mie colpe e le mie sofferenze, la futura armonia in pro di qualcuno. Io voglio vedere coi miei occhi il daino ruzzare accanto al leone e l’ucciso alzarsi ad abbracciare il suo uccisore. Io voglio essere presente quando tutti apprenderanno di colpo perché tutto sia stato cosí. Su questo desiderio poggiano tutte le religioni della terra, e io credo. Ma però ecco i bambini: che ne farò? È questo il problema che io non posso risolvere. Per la centesima volta ripeto: le questioni sono molte, ma ho preso soltanto i bambini, perché qui è ineluttabilmente chiaro ciò che ho bisogno di dire. Ascolta: se tutti devono soffrire per acquistare con la sofferenza l’eterna armonia, che c’entrano qui i bambini? Dimmelo, ti prego! Non si capisce assolutamente a che scopo debbano anch’essi patire e perché debbano acquistarsi con le sofferenze quell’armonia. Perché hanno servito anch’essi da materiale e da concime per preparare a vantaggio altrui l’armonia futura? La solidarietà fra gli uomini nel peccato io la comprendo, comprendo la solidarietà anche nella espiazione: ma la solidarietà nel peccato non riguarda i bambini e, se la verità sta realmente nel fatto che anche loro sono solidali coi padri in tutti i delitti da questi commessi, una tale verità non è certo di questo mondo e mi riesce incomprensibile. Qualche bello spirito dirà magari che tanto il bambino crescerà e avrà il tempo di peccare, ma non è mica cresciuto quel fanciullo di otto anni contro il quale furono sguinzagliati il cani! Oh! Aljòsa, io non bestemmio! Comprendo bene come dovrà scuotersi l’universo quanto tutti in cielo e sotterra si fonderanno in un inno solo e tutto ciò che vive o ha vissuto griderà: “Tu hai ragione, Signore, giacché le Tue vie ci sono rivelate!”. Quando la madre abbraccerà il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani, e tutt’e tre proclameranno fra le lacrime: “Tu hai ragione, Signore!”, allora certo sarà l’apoteosi della conoscenza e tutto si spiegherà. Ma ecco, proprio qui è il busillis, è proprio questo che io non posso accettare. E mentre sono sulla terra mi affretto a prendere le mie disposizioni. Vedi, Aljòsa, se vivrò anch’io fino a quel momento o se risusciterò per vederlo, potrà realmente accadere che anch’io esclami con gli altri, vedendo la madre abbracciare il carnefice del suo bimbo: “Hai ragione, Signore!”, ma io questo non lo voglio esclamare. Finché c’è ancor tempo, corro ai ripari e perciò rifiuto assolutamente la suprema armonia. Essa non vale una lacrima anche sola di quella bambina martoriata che si batteva il petto col piccolo pugno e pregava il “buon Dio” nel suo fetido stambugio, versando le sue lacrime invendicate. Non la vale, perché quelle lacrime son rimaste da riscattare. E dovranno essere riscattate, altrimenti non ci potrà essere neppure l’armonia. Ma come, come le riscatterai? È forse possibile? Col vendicarle piú tardi? Ma a che mi serve vendicarle, a che mi serve l’inferno per i carnefici, a che può rimediare l’inferno, quando i bambini sono già stati martirizzati? E che armonia è questa, se c’è l’inferno? io voglio perdonare, voglio abbracciare, e non che si continui a soffrire. E se le sofferenze dei bambini hanno servito a completare quella somma di sofferenze che era necessaria per l’acquisto della verità, io affermo fin d’ora che tutta la verità non vale un simile prezzo. Non voglio, insomma, che la madre abbracci il carnefice che fece straziare il figlio suo dai cani! Si guardi bene dal perdonargli! Perdoni, se vuole, per proprio conto, perdoni al carnefice la sua smisurata sofferenza materna, ma non ha il diritto di perdonare la sofferenza del suo bimbo straziato; si guardi dal perdonare al carnefice, anche se gli perdonasse il fanciullo stesso! Ma se è cosí, se non si ha il diritto di perdonare, dov’è l’armonia? C’è nel mondo intero un essere che possa perdonare e che ne abbia il diritto? Io non voglio l’armonia, non la voglio per amore verso l’umanità. Preferisco che le sofferenze rimangano invendicate. Rimarrei piuttosto col mio dolore invendicato e col mio sdegno insaziato, anche se avessi torto! Troppo poi si è esagerato il valore di quell’armonia, l’ingresso costa troppo caro per la nostra tasca. E, perciò mi affretto a restituire il mio biglietto d’ingresso. E, se sono un galantuomo, ho l’obbligo di restituirlo al piú presto possibile. E cosí faccio. Non è che non accetti Dio, Aljòsa, ma Gli restituisco nel modo piú rispettoso il mio biglietto.
– Questa è una rivolta, – disse Aljòsa piano, con gli occhi a terra.

Articoli
Emozionante.
Thirrin
10 luglio 2007 @ 22:43
…si insomma Val…’na cosa leggerina ‘sto post…:P
X-Bye
11 luglio 2007 @ 01:15
Thirrin e Imp: beh avevo detto a Francesca che le avrei risposto
11 luglio 2007 @ 01:58
E ora sì che sono pronto per un’altra entusiasmante giornata di studio.
) e bovini rimaniamo, per cui ecco la nostra molla più efficace, quella che ci fa sentire altamente, definitivamente ignobili, finalmente impotenti. Se Dio l’ha fatto apposta, non lo so, ma è certo che per come è stata fatta la nostra natura, purtroppo, non basta niente di meno per farci migliorare.
Comuqnue secondo me il dolore inaccettabile, o più inaccettabile di qualsiasi altro, è l’esempio migliore per certe considerazioni ma anche per certi cambiamenti: il dolore dei perfettamente innocenti è la molla suprema per il cambiamento che può trasformare la terra! Lo ha detto Gesù (che lo ha detto anche dei poveri, ma ormai a quelli ci siamo abituati), lo dice la pubblicità (la bambina non vende la brioche, ma è la brioche che fa contenta la bambina e tutti e due quindi fanno contenti i genitori),…
L’uomo è una pietra, che anche se messa su un piano inclinato, non scivola verso la direzione giusta: solo quando il nostro ego è scosso, quando ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli, dei sassolini e non dei bastioni in questo mondo malsano, possiamo essere disposti a smuoverci, finalmente. Non basta l’evidenza, dev’essere evidenza straziante, poco meno che personale ma vicinissima (il dolore personale ci annienta, non siamo abbastanza forti da usarlo per il meglio), sennò non si cambia. Gli idealisti se la cavano meglio, perchè si infiammano per molto meno e sono disposti a muoversi prima perchè per loro la posizione attuale è sempre troppo distante da quella ideale. Ma per gli altri no: bovini siamo (l’uomo è ciò che mangia, e questo fa capire l’errore dei vegetariani
Mechanikwing
11 luglio 2007 @ 09:19
Non so se ho delirato, ma di certo ho sproloquiato… Mi vale come iscrizione ufficiale al blog?
Mechanikwing
11 luglio 2007 @ 09:31
Mecha: più che iscritto ormai ne sei uno dei soci fondatori….la sola citazione a Feuerbach e il conseguente monito ai vegetariani mi fan quasi decidere di nominarti primo ufficiale…e lasciarti il timone mentre solchiamo i perigliosi flutti della blogpalla, seguendo la rotta che ogni notte traccio nella mia cabina
11 luglio 2007 @ 09:49
@Mecha:è da un pò che te lo volevo dire…ma perché non ti inscrivi a Spinder invece di essere anonimo??
X-Bye
11 luglio 2007 @ 09:51
io giro la ruota e passo parola…post un po + corti no eh? già sono al lavoro e nn combino niente..se mi propinate le evoluzioni della specie in 60 secondi..non riuscirò mai + a rimettermi al lavoro…dunque per cui…salto a piè pari tutto il post..no non voglio sapere quanto sia bello..no non me lo dovete dire…non dovete dirmi quanta riflessione ci possa esser dietro..no..perchè i non voglio riflettere…perchè io son nata col cazzeggio….perchè io voglio leggere stronzate sui bloooooogggggggg…
*son stremata*
11 luglio 2007 @ 10:38
Ila: tranquilla presto rimedierò con qualcosa di più adatto a giornate lavorative estive;)
Ed ora lavora, produci e nobilitati
11 luglio 2007 @ 10:41
@Imp: perchè non ho il tempo di leggermi il contratto, ecco la triste verità… ma dopo il 18 ci faccio un pensierino. Magari bloggherè anche di mio, ci pensate?

@Val: e io ti ho già nominato a suo tempo top blogger del blog di Licia dopo “la baaaanda!”: scambio di cortesie
@Ilottola: perdono, ma la giornata è quello che è, il post anche e la mia testa pure… bignamizzerò la proxima volta!
Mechanikwing
11 luglio 2007 @ 13:24
Mecha: ehm…vorresti dire che c’era un contratto da leggere ? 8-|
11 luglio 2007 @ 13:27
…….quale contratto?? vabbè che ho una memoria da schifo..però io non ricordo nessun contratto…aspetta…un attimo ma di che è ‘sto blog e sopratutto chi è Mecha??
X-bye
11 luglio 2007 @ 14:26
Valberici,mi faresti un sunto sunto????
11 luglio 2007 @ 14:50
contratto??? io ho cliccato tutto sì sì sì avanti avanti sì…dici che mi avranno clonato la carta di credito?? o estirpato un rene col mio consenso???
ad ogni modo…
aspetto un post sul gelato!
11 luglio 2007 @ 14:54
Equi: facile: a dio ha gè deciso tutto in partenza e non gli importa nulla se qualcuno è in disaccordo
Ila: ehhh allora cominci a papparne uno di gelato, tanto per vedere se mi vien l’ispirazione
Imp: e tu chi saresti ?
11 luglio 2007 @ 15:31
Io sono l’Architetto…colui che ha scritto il sacro Contratto in base al quale dopo 3 anni di utilizzo di splinder sarete sotto il mio comando come dei Sims! MWAHAHAHA… E il rene ancora non mi serve, ma in caso può fare comodo :p
A parte tutto sì, tra i vari avanti avanti sì è gratis e tutti gli accrocchi che ci sono per abbonarsi c’è un contratto di licensa d’uso: saranno le solite stupidate, ma visto che studio legge (curiosità) e visto che la vita è ingiusta (paranoia) una controllatina gliela voglio dare… Ancora qualche giorno, e poi mi preoccuparò anche io di allestire un blog salotto per intenditori ;P
Mechanikwing
11 luglio 2007 @ 15:39
Mecha: su su datti da fare
11 luglio 2007 @ 15:48
@Val:io in realtà sono il limoncello di Licia che ha preso vita propria
@Mecha:allora inscriviti a Libero XD
X-bye
11 luglio 2007 @ 15:52
mi stai dicendo che ti stai mangiando un gelato alla facciazza mia???? ma ti fanno mangiare il gelato al lavoro??????? e iooo??
mecha sei il nostro avvocato di fiducia…scovaci gli altarini e butta in galera i fetenti!
11 luglio 2007 @ 16:08
Imp: mioddio occhio alle fiamme libere, con la gradazione che hai….:P
Ila:ehm, in effetti devo ammettere che l’ho mangiato assieme al mio “capo supremo” ed ora ci facciamo un caffè
11 luglio 2007 @ 16:17
@Val:non so come rispondere alla tua battuta….:P
X-bye
11 luglio 2007 @ 16:27
Imp: in qualità di Limoncello sei esentato dall’obbligatorietà delle risposte
11 luglio 2007 @ 16:30
allora lavori in un bar…
11 luglio 2007 @ 16:34
Ila: eheheh è più semplice, sono a casa del mio capo con il mio fido labrador che le sta mangiando i fiori
11 luglio 2007 @ 16:37
Ehi! Ma qui si parla di Limoncello!
uhuuu…. buoono!
E così eccoli che parlano tra loro senza neanche invitarmi!
11 luglio 2007 @ 16:48
Thirrin: beh ormai sei “matura”, pensavamo facessi solo più commenti seri
11 luglio 2007 @ 16:52
Matura? Chi, io? Naaaaa!
Smettiamola! Ci sono momenti in cui bisogna esser seri, va bene. Ma ci sono momenti in cui posso tirar fuori la vera Thirrin!!!!! ihihihihihih!
Vi piace la mia nuova immagine? è un elfo gitano… mi rispecchia in pieno!
11 luglio 2007 @ 17:00
@Thirrin:è vero l’immagine è molto bella
@Val:ma che se ‘sta a magnà il tuo labrador? peggio di mio cognato..:P
X-Bye
11 luglio 2007 @ 17:18
@Impbianco: potresti spiegarmi il significato del tuo nick e la tua di immagine? sai com’è…
11 luglio 2007 @ 17:21
Thirrin: bella l’immagine, prima o poi dovrò aggiornare anche il mio avatar
Imp: il mio labrador si magna di tutto….forse se lo regaliamo a tuo cognato si fan compagnia
11 luglio 2007 @ 17:21
@Val: io invece non posso tenere un cane, in quanto la mia stramaledetta allergia me lo impedisce. In compenso ho una meravigliosa tartaruga d’acqua… ma lei non è come tutte le altre della sua specie… è diversa… ti basta sapere che le piace farsi le passeggiate per casa. Un attimo fa la cerco e dove la trovo? Dietro il pc, intrappolata tra i fili… quello è il suo posto preferito!
11 luglio 2007 @ 17:27
Thirrin: ah, ecco…altro che virus sarà stata la tartaruga che ti ha incasinato il pc
Apparte gli scherzi le tartarughe piacciono anche a me ma col cane e i gatti rischierebbero troppo
11 luglio 2007 @ 17:32
Già, troppo rischioso… hai anche gatti? dimmi la verità: abiti in una fattoria? mi aspetto di trovare anche Fiocco di neve…
11 luglio 2007 @ 17:43
@Thirrin:allora avatar e nickname non c’entrano nulla l’un con l’altro,il nickname “imp.bianco” è la contrazione di Imperatore Bianco uno dei personaggi principali dei miei racconti mentre il tizio nel mio avatar è uno dei miei personaggi preferiti della Marvel il malvagio demone Dormammu (anche chiamato “testa a flambè” dalla sua adorabile,malvagia,psicopatica e ninfomane sorella Umar).
X-Bye
11 luglio 2007 @ 18:27
Thirrin:
questa è la casa dove abito
e questo è ciò che vedo ora dalla finestra ovvero il paese di Santo Stefano Belbo
11 luglio 2007 @ 19:27
@Val:ormai che siamo in vena di domande…cosa hai te nell’avatar? che foto è?
X-Bye
11 luglio 2007 @ 20:26
Uaho! beato te che stai in un posto così. è da urlo! la vista, poi, è meravigliosa! Io, invece, nella mia città non mi ci trovo per niente. Ma non tanto per l’ambiente in sè (Palermo è una gran bella città), ma per la gente che ne fa parte… qui non esiste civiltà, non puoi camminare tranquillo per strada che tutti ti guardano male e se per sbaglio rivolgi loro la tua attenzione ti rispondono con la tipica espressione: “Ché? Chi ci talìi??”
……
certamente non sono proprio tutti così, c’è gente per bene che non ha nulla a che fare con quella parte di marcio. Ma io che posso farci se continuo a sognare che un giorno arrivi la possibilità di far le valigie e fuggire via?
Sono del parere che ognuno appartiene alla propria terra solo perchè ha avuto la fortuna (o la sfortuna) di nascerci… per il resto, credo che ogni uomo appartenga ad un luogo in particolare e sono pochi quelli che riescono a comprendere questo particolare. Io l’ho capito e voglio andar via, mi sento un pesce fuor d’acqua, qui!
:l
11 luglio 2007 @ 20:26
Imp: è un dipinto di William Blake, “The Ancient of Days”
Thirrin: dal mio punto di vista sei giovanissima ed hai tutto il tempo per costruirti un futuro. Ti auguro sia il migliore possibile
Tra l’altro oggi c’è un pò di polemica su un ministro che ha citato la sicilia come terra dalle tradizioni oppressive nei confronti delle donne.
11 luglio 2007 @ 20:36
Posso introdurmi e riportare il treno sul binario “scomodo”?
Val, capisco quel che dici… io ho meno anni e sicuramente meno esperienza di te (medito e scruto le scritture da una decina d’anni soltanto e ho letto più di qualche libro!)… però non penso che un giorno crederò nel “destino”. Se ci fosse un destino scritto per noi e non il libero arbitrio vorrebbe dire che tutte le scelte che prenderò nella mia vita in realtà qualcuno o qualcosa le ha già prese per me. Sarei un burattino che recita un copione già scritto. Non saprei che senso dare a una vita così! Hai scritto: “Un uomo che soffre può reagire in due modi: può forgiare il suo spirito sulla fiamma del dolore o bruciare quanto gli sta attorno. Ho visto persone trasformare la sofferenza in ira e non in amore.” Ed infatti! E’ proprio per questo che credo nella libertà dell’uomo! Ognuno è libero di agire, davanti alla vita, in bene o in male, in positivo o in negativo: se credo a Dio (nel Dio cristiano), credo anche a Satana e ai suoi angeli, dunque non ci vedo nulla di strano in questo.
Infine non potrei non credere in un Dio che non è Amore. Altrimenti perché ci avrebbe creati? Per divertimento? Non so… Invece se penso ai miei desideri riguardo all’amore, ciò a cui punto raggiungere è “amare e essere amata”… dunque PER AMARE ho bisogno di qualcuno da amare, mentre per ESSERE AMATA ho bisogno che quel qualcuno mi ami a sua volta… ma non vorrei che fosse “costretto” ad amarmi! Altrimenti che amore sarebbe? Da qui il dono della libertà da parte di Dio. Di amarlo o di rinnegarlo.
Per quanto riguarda la sofferenza degli innocenti, già ne ho parlato un poco riferendomi a Cristo -e ovviamente ne ho parlato sempre dando per “scontata” la fede… altrimenti non avrebbe senso il discorso- (il che vuol dire che Dio non se ne sta lì in alto facendo soffrire noi altri, ma si è lui fatto carne per soffrire con noi… e a me questo sembrerebbe un atto di amore, perché se io fossi un Dio, “creatore”, probabilmente non accetterei di abbassarmi a farmi “creatura” e a lasciarmi uccidere da coloro che ho creato!) … potrei dirti anche dell’altro ma non potrei giungere ad una conclusione “umanamente logica”, dunque non proseguo!
Nel Perdono c’è ancora meno di umano, ma tanto di Amore!
Del resto “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo” (citazione di non ricordo quale salmo al momento”!), e S. Paolo a ragione si riferisce alla “follia della Croce” e alla “stoltezza della predicazione”… alcune cose non potranno mai essere dimostrate con un discorso di logica ma soltanto con uno di Fede. E questo, se vuoi, è il “limite” del credere… ma “l’andare al di là del limite” per il credente.
“La notte oscura mi insegna a credere perché il solo capire è piccola cosa, indegna dell’amore. Capire è cosa umana, credere è cosa divina. Se Dio è amore e viene a me con la pazzia della sua croce, io vado al Lui con la pazzia del mio credere.”
Carlo Carretto (che a me piace tanto!)
Francesca*
11 luglio 2007 @ 20:54
Scusa per il commento così lungo! E perdona qualche inciso lunghetto…
Francesca*
11 luglio 2007 @ 20:56
E comunque grazie per avermi dedicato il post! E’ un onore e un piacere! ^________^
Francesca*
11 luglio 2007 @ 21:05
Fran: prego
Questo post è tuo e quindi puoi portare il treno dove vuoi e io ti seguo
La tua è una visione cattolica che presuppone l’accettazione dei dogmi della chiesa ed il suo magistero, perlomeno così mi pare.
Leibniz sosteneva che il male non è reale e dio, essendo essere perfetto, non può creare qualcosa di imperfetto quindi noi viviamo nel miglior mondo possibile.
Il “male” è una nostra invenzione, il tentativo di capire la sofferenza che noi percepiamo come un’imperfezione ma tale non è. Semplicemente noi non riusciamo ad intravvedere la superiore armonia, per noi imperscrutabile quanto dio stesso. Tutto ciò che accade fa parte di un disegno superiore.
Fin qui credo che siamo d’accordo.
Poi però il filosofo aggiunge:
“Dio inclina senza necessitare e la libertà dell’uomo non consiste nell’indeterminazione assoluta, cioè nell’arbitrio di indifferenza, ma nell’assenza di necessità e costrizione.”
Ovvero noi non siamo costretti ma però non possiamo intaccare o modificare la perfezione” del creato che si evolverà come dio ha stabilito.
Io però non son soddisfatto nemmeno da ciò e neppure dai concetti espressi da Calvino che nega del tutto il libero arbitrio.
Io faccio un passo indietro e nel mio dio non ravviso altro che la forza creatrice, oltre a ciò mi rimane sconosciuto ed imperscrutabile.
Percepisco o, per meglio dire, credo anche in un’altra entità divina, seppur subordinata, che desidera non la distruzione ma bensì l’annullamento, la non esistenza dell’universo, chiamala diavolo se vuoi.
Allora per me non si tratta di amore o odio, di felicità o di sofferenza, di salvezza o dannazione.
Io credo che abbiamo solo una scelta possibile: stare dalla parte di dio e sottomettersi o rivendicare in pieno il libero arbitrio e seguire l’angelo caduto.
E bada che non son nemmeno sicuro che questa scelta sia possibile ma, se lo fosse, io scelgo dio poichè la mia fede me lo impone.
Ecco, tutto qui.
11 luglio 2007 @ 23:47
Ma era quasi meglio un flame, almeno erano bordate corte che sconfinavano nell’insulto e non mi dovevo concentrare…
Mechanikwing
12 luglio 2007 @ 07:02
Mecha: in effetti un blog che si rispetti prima o poi un flame deve averlo
12 luglio 2007 @ 10:02
Uè uè! Invece a me questo modo di fare di Val piace perché al giorno d’oggi non è facile confrontarsi senza scannarsi! Eh eh!
)))
Francesca*
12 luglio 2007 @ 15:56