Sonetto, da poi ch’i’ non trovo messo
che vad’a quella, che ‘l me’ cor disìa,
merzé, per Dio! or mi vi va’ tu stesso
da la mia parte, sì che bene istia;
e dille ca d’amor so morto adesso,
se non m’aiuta la sua cortesia;
e quando tu le parli, istà di cesso,
ch’i ho d’ogni persona gelosia.
Se mi degnasse volerm’a servente,
anche non mi si faccia tanto bene,
promettile per me sicuramente
che ciò ch’a la gentile si convene,
io ‘l farò di bon cor, sì lealmente,
ch’ella averà pietà de le mie pene.

Articoli
Ai tempi delle madonne… parlò uno zerbino furioso. Ma allora era gran lotta di stile, almeno…
Mechanikwing
10 luglio 2007 @ 09:18
Ho preferito commentare qui perché ultimamente non è “di moda” essere
,e onestamente oggi non sono molto in vena di rispondere a tutte le (eventuali! Ma di solito mi capita… ) polemiche.
)… Ad ogni modo un esempio su tutti: poni per un attimo di credere in tutto e per tutto alla storia di Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio e Dio stesso, morto e risorto, assolutamente uomo INNOCENTE (perché credo che tu voglia riferirti alla soffrenza degli innocenti!). Era proprio “necessario”,sebbene fosse ingiusto, che salvasse il mondo ucciso in croce dopo essere stato frustato e abbandonato dai suoi amici? La risposta, per quanto si voglia rigirare, è sì. La vita di Cristo sarebbe stata VANA, nonostante i miracoli ecc, se non fosse morto crocifisso.Detto questo non vuol dire che Gesù, trascinando la croce sul Calvario, fosse fresco e pimpante (nel Getsemani aveva pregato:”Padre ALLONTANA da me questo calice amaro… ma sia fatta la tua volontà, non la mia”). A volte sentendo parlare i frati missionari, o

cristiani
Visto che tu hai chiesto il MIO punto di vista te lo dò volentieri, senza sperare di convincere nessuno!
Premetto che la sofferenza nella storia della salvezza cristiana rimane un mistero (non è dato all’uomo di conoscere tutti i pensieri di Dio o neanche sarebbe tale a mio parere.!
ascoltando le esperienze di famiglie in missione nei paesi più poveri, mi stupisco sentendo parlare della gente di quei posti, capace di ridere
nonostante la sofferenza, capace di ringraziare Dio nonostante la povertà, capace di solidarietà nonostante l’indifferenza del mondo… e mi viene da pensare se piuttosto sono io,capace invece di arrabbiarmi con Dio per un nonnulla, a non aver capito niente della vita (il che per me è una cosa grave). Come Cristo, non sto dicendo che la sofferenza sia un’allegra passeggiata… ma di certo di avvicina a Dio e aiuta a diventare un essere degno di chiamarsi Uomo.E da questo punto di vista non è una punizione (non so se conosci ad esempio il libro di Giobbe -che è cmq libro duro da accettare anche per me!-). Per quanto riguarda il male che deriva dalla guerra o dal nostro spirito, la “colpa” non è che della LIBERTA’ che ci è stata data. Se Dio non ci avesse dato la possibilità di scegliere tra il bene e il male, tra la pace e la guerra, tra il credere e il non credere (trovo che sia altamente “giusto” che non ci sia dato di provare scientificamente l’esistenza o meno di Dio) ecc, saremmo solo dei burattini, COSTRETTI a credere.
Con ciò spero di non venire fraintesa (se c’è qualcosa da poter
fraintendere), e se qualcuno si sentisse offeso chiedo venia perché non era mia intenzione!
Francesca*
10 luglio 2007 @ 12:03
Insomma: “si fossi foco arderei lo monno” (era così?)! Non è il massimo il mio commanto dopo un post su Cecco Angiolieri!
Francesca*
10 luglio 2007 @ 12:06
Fran: direi invece che va bene visto che ho scelto una poesia che parla del suo amore per Becchina….che lo fa non poco soffrire ;
All’altro tuo commento risponderò con calma stasera, non merita una risposta affrettata
10 luglio 2007 @ 12:12
Ah! Se il commento “sta bene” con Cecco, meglio! Perfetto direi! ;D

Stasera ripasso a controllare… vo’ a studiare nel frattempo e a smaltire la mia ustione (ieri sono stata a l mare ed ora sono più rossa di un’aragosta ben cotta!)!
Francesca*
10 luglio 2007 @ 12:28
A prescindere da tutto il terziario che ci è cresciuto attorno, il messaggio di Gesù non smetterà mai di affascianrmi. Brava Francesca*
Mechanikwing
10 luglio 2007 @ 13:09
Fran:
Conosco molto bene la storia di Giobbe, l’ho letta e meditata più volta, la conosco ma ancora non la comprendo appieno e non so se sia possibile farlo per noi semplici uomini. Conosco anche, credo bene, la teologia e in particolar modo la teodicea. Sai, quando ero un ragazzo il parroco del mio paese aveva grandi speranze riguardo al mio futuro, per un certo periodo sono stato educato dalla chiesa è ho anche accarezzato l’idea di entrare nella compagnia di gesù.
Premetto questo non per far sfoggio di chissà quale profonda cultura ma per dirti che tutto il sapere che, con le mie senz’altro limitate capacità, son riuscito ad assimilare non mi è mai stato di nessun aiuto nel tentare di penetrare il significato della sofferenza.
Naturalmente in una discussione filosofica chiunque potrebbe trincerarsi dietro la fede e l’imperscrutabilità del volere divino ma questo non mi ha mai soddisfatto.
Io, al contrario di te, non posso accettare il libero arbitrio. Io non posso pensare che dio conceda la libera scelta affinchè qualcuno infligga dolore e sofferenze e lo faccia per consentire ad altri di conquistare la vita eterna e l’amore della divinità.
Io non posso accettare la sofferenza dei bambini sapendola necessaria al compimento del volere divino.
Credo in dio e ci credo in quanto creatore e non dio d’amore, e credo nell’irriversibilità del creato e nell’ impossibilità dell’uomo di sottrarsi al suo destino.
Detto questo riconosco anch’io il valore positivo della sofferenza ma anche il suo contrario. Un uomo che soffre può reagire in due modi: può forgiare il suo spirito sulla fiamma del dolore o bruciare quanto gli sta attorno.
Ho visto persone trasformare la sofferenza in ira e non in amore.
Detto questo rispetto il tuo pensiero ma non riesco più a rispettare il cristianesimo anche se certo non lo condanno.
Aggiungo al mio commento un famoso brano di Dostoevskij sul quale, forse, val la pena di riflettere:
10 luglio 2007 @ 21:12