bel libro, di quelli che si divorano, spinti dalla curiosità e dal piacere della lettura.
Mirtilla e Stefano lo hanno recensito cogliendo quelli che sono i molti pregi ed i pochi difetti.
Sono d’accordo con l’”acida” Mirtilla: ci voleva qualche pagina in più.
Invece Stefano rileva quello che per me è il maggior pregio: “la scrittura di D’Andrea è come un punto esclamativo: non ammette repliche”.
Dunque è un’opera che vi consiglio caldamente.
Detto questo, ora farò qualche considerazione un po’ più in linea col nome di questo blog.
In un commento, tempo fa, VioVyB scriveva: “ultimamente fatico a trovare qualcosa di veramente sbalorditivo nella pura parola stampata”.
Ecco, questo è il peggior “difetto” di Wunderkind: non mi ha sbalordito.
Il mio massimo piacere, nella lettura, scaturisce dalla sorpresa, che non è necessariamente legata all’originalità.
Per me un libro può essere definito capolavoro solo se è capace di stupirmi.
Ma di che genere di sorpresa sto parlando?
Io mi riferisco a quell’istante in cui il lettore “capisce” che sta “vedendo” una diversa realtà, in cui si rende conto che lo scrittore ha “creato” e non semplicemente “descritto”.
Come ho già detto molte volte e non mi stancherò di ripetere:

Un grande artista crea la sua realtà.
Un buon artigiano rappresenta la realtà comune all’ inconscio collettivo.
Un incapace distorce la realtà e genera incredulità.

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