il blog ed il suo proprietario hanno deciso di occuparsi, per un po’ di tempo, di arte.
Comincerò da Sanctuary, dai racconti che mi sono piaciuti di più.
Valerio Evangelisti è dell’ opinione che pochissimi autori sanno scrivere sia racconti che romanzi.
Io sono d’accordo con lui, anche se non lo sono sui nomi, soprattutto per quanto riguarda un certo Lovecraft. Io credo che l’arte sia presente anche nei suoi romanzi, perchè leggendoli noi ci troviamo di fronte alla realtà.
Molte volte si leggono recensioni in cui si dice che lo scrittore deve mostrare. Io dico che il grande scrittore deve creare, e per farlo deve imprigionare la mente del lettore.
Una scrittura veramente “potente” riesce a prendere il sopravvento sulla logica.
Tempo addietro scrissi che:
Un grande artista crea la sua realtà.
Un buon artigiano rappresenta la realtà comune all’ inconscio collettivo.
Un incapace distorce la realtà e genera incredulità.
Da questo ne consegue che è privilegio del solo artista plasmare il mondo.
Lo so che ora molti penseranno che sto esagerando, ma io sono davvero convinto che l’arte sia qualcosa di simile alla magia, alla forza creatrice; in particolar modo la musica, sulla quale ho molto sproloquiato in passato.
In principio era il “verbo” e cos’è il verbo se non un suono da cui tutto ha avuto origine?
Ad una recente presentazione ho sentito dire che solo lo scrittore “fantastico” può interpretare la realtà, darle un significato. Sono d’accordo, ma credo che possa anche andare oltre.
Si possono creare storie che diventano mito.
Ora però devo dirvi che l’arte non è misurabile, non risponde a logiche quantitative.
Da questo ne consegue che non può esistere una critica o una recensione che ci dica con certezza: ecco, questo scrittore è un artista.
Vi dirò di più: persino lo stesso artista potrà al massimo considerarsi un grande artigiano.
E concludo la mia recensione dicendovi che ciò che governa l’universo non è l’amore o l’odio, il bene o il male…ma è l’arte.
Ora capisco che qualcuno si domanderà: ma ‘sto pazzo che dice? E soprattutto che cavolo ha recensito?
Ok, ve lo spiego: vi ho parlato del racconto di Francesco Dimitri che potete trovare in Sanctuary.
Addendum: ho scoperto che questo è il post numero 666


Articoli
Mentre leggevo dicevo “eh si, eh si, concordo Val… vero, vero…”
Poi ho letto la frase finale e ho dovuto ripulire dalla bava la scrivania…
18 maggio 2009 @ 20:12
Tanabrus: e pensa che devo ancora parlare di altri due racconti
18 maggio 2009 @ 20:55
Dimitri mi piace davvero davvero tanto, e neanche sapevo avesse scritto per Sanctuary. MA dove vivo ultimamente? Sulla luna?
Ben…un motivo in più (ma non serviva) per comprare questa raccolta.
18 maggio 2009 @ 21:09
Non ho ancora comprato Sanctuary, ma ho molte aspettative sul racconto di Giannone e in particolar modo su quello di Dimitri. Pan mi era piaciuto da morire e non vedo l’ora che dal suo cilindro magico esca anche Alice!
18 maggio 2009 @ 21:10
Giulia: e devo ancora parlare di altri racconti che mi son piaciuti assai, quindi aggiungi pure altri motivi
Stefano: a chi lo dici! Non vedo l’ora anch’io
18 maggio 2009 @ 21:23
io mi aspetto molto su tutta l’antologia….sarà mia presto!!!
18 maggio 2009 @ 21:56
Kia: ottimo
18 maggio 2009 @ 21:58
Devo assolutamente leggere Pan, ma ora in cima alla lista c’è Wunderkind (anche perché a Rimini voglio farmene autografare una copia).
Per il resto, come non quotare in toto il post?
Una domanda al mio sensei. Ma secondo te perché faccio questa fatica maledetta a scrivere racconti? Non tanto a scriverli in sé, quanto a ideare una storia breve e compiuta. E’ sempre un tormento. Ho sempre una decina di idee per romanzi vari che fanno a pugni nella mia testolina per venir fuori, ma se si tratta di racconti, zero. E’ mancanza di esercizio? E’ un handicap connaturato? O scrivere racconti è generalmente più difficile per tutti?
18 maggio 2009 @ 22:00
VioVyB: secondo il mio modesto parere si tratta di mancanza di disciplina… mentale ovviamente
Hai una fantasia talmente “potente” che deve essere educata.
Dovresti provare a scrivere haiku.
18 maggio 2009 @ 22:10
Lo scrittore invisibile (questa la capisci solo tu) che ha detto quella roba là dice: d’accordo al 99%, ma il mito non è roba d’artista. Il mito è scienza. Prima della scienza. E quando dici che non è bene o male, ma arte mi stai praticamente leggendo nel pensiero (e anche penso a quel mio cuginetto lì che stai recensendo). E sparisce in una nuvoletta sulfurea.
Ps
ma prima sussurrà dolcemente nell’orecchio di VioVyb: grazie.
18 maggio 2009 @ 22:24
caro val… la mia lista dei libri DA LEGGERSI continua a creascere, sanctuary è lì messo in bella vista, ma presto, appena le finanze lo consentiranno sarà la volta di estasia e anche di una W fiammeggiante che mi ha colpito non poco. C’è il buon Martin pronto sulla rampa, insomma se continua così dovrò prendere provvedimenti drastici e upgradare la libreria nuova!!!
Interessante il numero del post…
19 maggio 2009 @ 11:02
wow, che immagine!
19 maggio 2009 @ 11:15
io non credo che possa esistere una realtà comune all’inconscio collettivo, siamo tutti così diversi che sostenere una cosa simile appiattirebbe l’intera popolazione mondiale a una massa con un solo inconscio uguale per tutti. a dimostrazione di ciò il fatto che molti leggono un’espressione artistica dove per molti altri c’è, al massimo, un’interpretazione dell’artista e spesso neanche troppo ben riuscita. non concordo neanche con l’affermazione che solo lo scrittore “fantastico” possa interpretare la realtà, nessuno dovrebbe avere la velleità di voler interpretare la realtà. poi, che possano esistere scrittori talmente “magici” e capaci da costruire mondi che possono vantarsi di essere delle realtà autonome tanto sono perfetti e ben congegnati, beh questo può accadere e quando accade l’uomo (non solo chi crea, ma anche chi interagisce con un’opera) incontra l’arte.
l’arte non risponde di certo, come dici tu, a logiche quantitative e per certi versi neanche a logiche qualitative.
19 maggio 2009 @ 14:27
interpretare la realtà è nocciolo del problema. La realtà va interpretata? Se per interpretazione prendiamo la spiegazione di un fatto (come da dizionario della lingua italiana) alora vi dico di sì. E ci aggiungo che qualsiasi artista può interpretare un fatto, cioè qualcosa che accade nel suo orizzonte degli eventi usando la sua peculiare forma artistica.
Ma ho come l’impressione che il termine interpretare abbia trasceso il suo stesso significaro e abbia subito un’implicita aggiunte di un re- là davanti. Troppo spesso oggi la realtà è la sola cosa che non viene presa in considerazione. SI considerano le emozioni troppo spesso viste come la sola cosa reale esistente. Questo a mio avviso complica il lavoro dell’artista specie laddove egli riesca realmente a cogliere il Vero. Ma già dimenticavo che il Vero ormai è stato dichiarato defunto
ops scusate m’è presa una botta di serietà…
19 maggio 2009 @ 14:40
G.L.: il mito esiste di per sè, e non può essere creato dall’artista, ma l’ artista può attingere ad esso e le storie allora sono esse stesse mito, o per meglio dire ne fanno parte.
Credo che il nostro pensiero diverga su altro, ovvero su “cosa” sia il mito…ma ci arriveremo.
Tania: è un opera di Colombotto Rosso, un artista che mi piace assai
Naeel: siamo più simili di quanto non si creda comunemente. Tutti noi siamo capaci di amare o di odiare, salvare o uccidere, piangere o ridere. E le cose che ci spaventano o attraggono alla fin fine non sono poi molte
Eleas. in effetti non saprei dirti cosa sia il Vero, probabilmente perchè nell’attimo stesso in cui lo definisco diverrebbe sicuramente Falso.
Comunque mi hai fatto ricordare una frase di S. Agostino, che si applica al tempo, ma va bene anche per la verità.
La citerò nel prossimo post
19 maggio 2009 @ 17:51
Direi che la prossima volta che ci incontriamo abbiamo materiale in abbondanza su cui discutere.
19 maggio 2009 @ 17:56
Eleas: beh a dirla tutta non c’è nulla di più vero di un’emozione ed è l’emozioe che ci (com)muove davanti all’opera d’arte. ovviamente se per realtà intendiamo i fatti nudi e crudi e non le loro conseguenze allora sì, in quel caso, c’è spazio per l’interpretazione.
DEDICATO A VALBERICI:
… “il talento è un dono prezioso di Dio, non ucciderlo. Esplora, studia ogni cosa, ma in tutto sappi trovare l’idea interiore e in primo luogo sforzati di comprendere il grande mistero della creazione. Beato l’eletto che lo possiede. per lui non vi è soggetto spregevole; nell’insignificante l’artista creatore è grande come nell’eccelso, la cosa più bassa per lui non è bassa.
Nell’arte è racchiusa l’allusione al divino. Una creazione dell’arte è più alta di ogni altra cosa che esista al mondo. Sacrificale tutto ed amala con tutta la passione, con la quieta passione celeste; giacché è per acquietare e pacificare che scende nel mondo la sublime opera d’arte. ma vi sono momenti, oscuri momenti…”
Nikolaj Vasil’evic Gogol
19 maggio 2009 @ 18:09
Approvo a pieno
“Un grande artista crea la sua realtà.
Un buon artigiano rappresenta la realtà comune all’ inconscio collettivo.
Un incapace distorce la realtà e genera incredulità.”
E poi, se non approvassi qualcosa nel tuo 666-esimo post, potrebbe succedermi qualcosa di spiacevole, o no ?
19 maggio 2009 @ 18:25
G.L.: si, sarà una lunga discussione.
Naeel: bellissima citazione, grazie per la dedica.
Anche se a volte penso che il talento sia più una maledizione che un dono, e gli oscuri momenti ne costituiscano l’intima sostanza.
UncleB: in effetti i post numero 666 tendono ad essere leggermente imprevedibili
19 maggio 2009 @ 18:30
Secondo la Chaos Magic i miti sono vivi, proprio perchè l’immaginario degli uomini lo crea. Così il mito diventa la supervita che nasce dall’arte di centinaia, migliaia, milioni di persone.
Il dio crea l’uomo nel mito.
L’uomo crea il dio nell’arte.
Tante arti unite creano il mito.
E il cerchio si chiude…
19 maggio 2009 @ 20:58
Fab: però…un’interpretazione “ouroborusiana”
19 maggio 2009 @ 21:08
Naeel non potrei essere più d’accordo infatti il problema non solo le emozioni in sè, ma le emozioni innalzate a unico metro di valutazione del reale. Mi emoziona? Allora va bene. Questo è scadere nel sentimentalismo che è solo una frazione del Vero. E in quanto tale non può essere soddisfacente per l’uomo. La (com)mozione cui ti rifai è un coacervo di emozione e di ragione che riconosce il Bello che ha di fronte e mediatamente coglie il Bello.
Val sai bene che su questo non potremo, ahinoi, essere mai concordi, il Vero è tale a prescindere da me o da te. Un bicchiere di vetro resterà tale anche se non ci sarai tu a dire che è di vetro. È il fatto. La COSA che puoi toccare.
19 maggio 2009 @ 22:39
Eleas: ma tu stai parlando di essenza e non di verità.
La verità, o il vero se preferisci, appartiene alla logica e si applica alle proposizioni e anche alle idee.
Nella tua religione, che io, sia chiaro, rispetto ma non condivido, la verità è qualcosa di rivelato. Il tuo Dio è Verità, ma anche Via e Vita.
p.s.: capisco di dare l’impressione di spaccar il capello in 4, ma nelle “questioni filosofiche” bisogna purtroppo ben definire i termini che si usano, onde evitare fraintendimenti.
19 maggio 2009 @ 23:25
concordo assolutamente sulla premessa terminologica. Ma dissento sulla rivelazione nel senso che la realtà è rivelata nella sua relazione con il Mistero va bene, ma il reale, ciò che è non ha certo necessità della discesa di Cristo in terra. Poi è vero (mi si perdoni il giochino di parole) che una volta che Lui è disceso la prospettiva di ciò che era vero prima è mutata, ma il bicchiere era tale pure prima di Cristo, o sbaglio
?
Il problema ce lo si pone oggi invece tempo in cui per noi reale e quindi vero è quello che spacciamo per tale ad esempio nei reality, che poi di vero non hanno assolutamente nulla.
Cosa intendi con la “verità appartiene alla logica”, mi sfugge il concetto?
20 maggio 2009 @ 00:32
Eleas: riguardo all’essenza delle cose non sbagli…ma, ripeto, per me la verità non coincide con la realtà.
Faccio un esempio assai grossolano:
il fatto chè ci sia un bicchiere non è una rivelazione, lo è il fatto che sia mezzo pieno.
Poi altra cosa ancora è l’etica, ed è usando il suo metro che dovremmo “misurare” i reality, che comunque seguono una loro logica, anche se perversa.
Concludo dicendo che per me dire che la verità appartiene alla logica significa dare un criterio di vero in base alle regole logiche, tipo: se A è uguale a B e B è uguale a C allora è “vero” che C è uguale a A.
20 maggio 2009 @ 17:57