tastando la parete con le mani, infilando le dita nelle fenditure delle pietre e negli spazi delle connessioni, puntando i piedi. Nuvole temporalesche oscurano la luna, brevi lampi rischiarano la nera parete della torre, mentre il ragazzo cerca di confondersi con le pietre, immobile.
Poi riprende la scalata, caparbio, incurante delle ferite alle mani, del peso delle armi sulla schiena, dell’aria gelida.
Nell’aria c’è odore di pioggia, deve arrivare alla sommità prima che le gocce inizino a bagnare la parete, altrimenti perderebbe gli appigli e scivolerebbe verso la morte. I muscoli delle braccia gli fanno male, a tratti sono attraversati da un tremito, ma negli occhi azzurri del ragazzo non c’è la paura, solo una cupa ferocia. Non può fallire, lei ha bisogno del suo aiuto. Ricorda quando l’ha vista per la prima volta, e la sua bellezza gli aveva stretto il cuore in una morsa dolorosa.

“Il re è tornato!” il grido fece perdere la concentrazione al ragazzo, il lanista penetrò la sua guardia e lo colpì con la spada di legno, sulla testa, dolorosamente. “Se tu fossi stato nella arena ora saresti cibo per i vermi” sbuffò con disprezzo il vecchio allenatore “Ti ho detto mille volte che non ci si deve distrarre. Devi concentrarti Gawain!”.
Il giovane si tastò il bernoccolo sotto i folti capelli neri, sputò e brontolò: “Ma qui non siamo nell’arena, Conall. Stai sicuro che se…”.
Si interruppe di colpo, il re e la sua guardia passavano accanto al campo di addestramento, diretti verso la Rocca. Alla destra del sovrano cavalcava una fanciulla, vestita con un abito rosso sangue, le mani incatenate. Gawain fu incantato dalla sua bellezza, dalla sua pelle color del marmo, dai lunghi capelli del colore dell’ala di un corvo.
“Fermatevi stolti!” il grido stridulo fece voltare tutti verso la vecchia fattucchiera di corte, che stava avanzando ad una velocità insospettabile, in considerazione del suo aspetto, che ricordava una mummia rinsecchita dai secoli. Il re trattenne il cavallo e la vecchia gli si parò davanti tracciando con le mani segni di scongiuro e gracchiando: “Sei pazzo mio re, ti stai portando appresso la morte. Uccidila prima che sia troppo tardi. Lei non…”.
La risata del sovrano sovrastò la voce della strega: “Spostati vecchia, non ho bisogno di consigli. Lei è mia prigioniera e io la domerò”.
Un espressione di orrore si dipinse sul viso della donna, aprì la bocca sdentata per replicare, ma il re spronò il cavallo e lei dovette farsi da parte, per non essere travolta. In quel momento la fanciulla  si girò verso Gawain, lo fissò con verdi occhi selvaggi, e le sue labbra si mossero in una silenziosa invocazione: “Aiutami!”. Poi il suo cavallo fu strattonato dal re e lei fu costretta a seguirlo, galoppando verso la Rocca.

Le prime gocce di pioggia colpiscono la fronte del ragazzo che, con uno sforzo disperato, si aggrappa al parapetto della torre e si issa, scavalcandolo e finendo disteso sull’ampio terrazzo, ansante. Rimane immobile mentre la pioggia lo inzuppa, cercando di recuperare le forze. Come aveva previsto non ci sono guardie, nessuno si aspettava che un nemico arrivasse dall’ alto. Dopo qualche minuto si rialza, porta le mani dietro la schiena e impugna i due martelli da combattimento, dotati di una lunga punta opposta ad un piatto blocco d’acciaio. Li ha presi nell’armeria dell’ arena, assieme alla leggera cotta d’acciaio che indossa. Se lo avessero scoperto sarebbe ora nelle galere, lui è solo un apprendista gladiatore, poco più che uno schiavo.
Sorride con ferocia, pensando che tra poco quello sarebbe stato il minore dei suoi crimini. Si dirige al centro del terrazzo, dove spesse assi di quercia impediscono l’accesso alla scalinata che porta all’interno della torre. Senza curarsi del rumore comincia a  sfondare il legno, spera che i tuoni ed il vento coprano il rumore delle tavole che si schiantano. Quando comincia a scendere i primi gradini rivolge una silenziosa preghiera agli dei, presto avvolto dalle tenebre.
La discesa nell’oscurità sembra non finire mai, poi, finalmente, comincia a percepire un debole chiarore. Scende gli ultimi gradini lentamente, e sbuca in un ampio corridoio, illuminato da torce infisse nelle pareti.
Non vede guardie, la maggior parte ha seguito il re per combattere l’ultima disperata battaglia contro gli invasori.
Ora deve trovare la ragazza, probabilmente l’hanno rinchiusa al centro della torre. Sta per svoltare in una diramazione laterale, quando sente un colpo di tosse, si blocca, si sporge lentamente e vede una guardia che gli dà le spalle.
Si ritrae, controlla la presa sui martelli, balza in avanti e vibra un colpo di punta, in basso, su un lato della schiena del soldato. Spera di trafiggere un rene, il dolore sarebbe  così intenso da non permettere all’uomo di urlare.
La guardia si inarca, Gawain estrae il martello, con la punta nera di sangue. Come aveva sperato non grida, ma cade in ginocchio allungando una mano per tastare la ferita. Il ragazzo colpisce l’elmo con la parte piatta del martello, schiantandolo. L’uomo stramazza e una pozza di sangue e materia cerebrale si allarga sotto la sua testa.
Gawain avanza deciso, deve fare in fretta, non può nascondere il corpo.
La seconda guardia che incontra riesce a estrarre la spada e a chiamare aiuto, prima che il ragazzo blocchi il suo fendente con il martello impugnato nella sinistra, per poi sfracellargli la faccia con quello impugnato nella destra.
Uccide altre sei guardie, due di esse lo feriscono, un taglio su un braccio, poca cosa, e una ferita più profonda sulla schiena.
Entra in molte stanze, deserte, ed il tempo a sua disposizione sta finendo. Sa che se quando la troverà la fuga sarà difficile, la sua è un impresa disperata, folle.
Spalanca una pesante porta rinforzata con strisce di ferro, un uomo si avventa, schiva una lama d’acciaio e colpisce con entrambi i martelli, uccidendo.
La vede, in fondo ad un ampio salone, seduta su una grande sedia di legno, dall’alto schienale, addossata al muro. Si avvicina e l’orrore comincia ad invadere il suo animo. La ragazza indossa una sudicia camicia che un tempo era  bianca, ed ora è macchiata di sangue rappreso. La testa è reclinata sul petto ed il groviglio dei capelli le copre il viso. Lunghi chiodi di ferro le attraversano i polsi, inchiodandoli ai braccioli della sedia.
Anche le ginocchia sono state crudelmente trapassate e fissate al legno.
Il sangue scende dalle ferite allargandosi sul pavimento.

To be continued