a volte si tratta di semplici meccanismi come il solletico, oppure una grande paura che di colpo scompare e lascia il posto ad un riso liberatorio.
Io però voglio parlarvi della comicità.
Molto si è detto sull’umorismo, e già Aristotele tentò di definire ciò che è comico.
Bergson ha stabilito con certezza che non c’è niente di comico al di fuori del comportamento umano.
Ma quali sono i comportamenti che inducono al riso?
Solo ed esclusivamente quelli che in cui percepiamo l’inferiorità, quelli che ci fanno sentire superiori.
Una disgrazia e sempre divertente, a patto che ci sia una sospensione della simpatia e dell’ empatia.
Se non ci si indentifica in alcun modo con chi è l’oggetto del riso è possibile anche ridere di un ebreo che incespica, inseguito da cani lupo.
Questo però non vuol dire che si è malvagi.
Il male è sempre compassionevole e disapprova la comicità.

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