No?
Allora ve ne parlo adesso.
Nacque in Russia sul finire dell’ottocento e si distinse presto negli stiudi.
La sua formazione lo portò in giro per l’europa. Frequentò le università di Berlino, Edimburgo, Vienna e Zurigo. Studiò astronomia, legge, medicina, storia, scienze naturali e matematica.
Infine decise di dedicarsi alla medicina ed alla psichiatria.
Conobbe Freud e strinse amicizia con un certo Albert Einstein.
Divenne uno stimato scienziato e fu tra i fondatori, assieme all’amico Albert, dell’università di Gerusalemme.
Trovò anche il tempo di corteggiare e sposare un’affascinante violinista.
Poi arrivò il 1950, l’anno della pubblicazione del suo libro: Worlds in Collision.
Da quel momento fu emarginato dalla società scientifica e persino la Macmillan, stimata e potente casa editrice, rischiò il fallimento per averlo pubblicato.
Ma cosa aveva scritto di così sconvolgente?
Aveva semplicemente riscritto la storia dell’umanità, collegandola col moto dei pianeti.
Vi faccio un piccolo esempio.
Egli sosteneva che nei tempi antichi il pianeta Venere non esisteva, e il Sole sorgeva ad occidente e tramontava ad oriente.
Ora non voglio scendere nel merito della scientificità e della fondatezza della sua teoria catastrofista.
Però vi dico che ho sempre ammirato Immanuel Velikovsky, per due motivi.
Fu un uomo che seguì le sue idee senza farsi intimorire.
Fu l’ultimo degli scienziati “rinascimentali”, uomini di grande cultura che ebbero una visione globale della scienza e dell’umanità.

venere