comprai un libro: Le radici del male.
Era la prima volta che leggevo un’opera di Dantec.
Se sapete poco o nulla di questo autore vi consiglio una serie di post sul blog di G.L..
Ai tempi, quando iniziai la lettura, non conoscevo lo scrittore e dopo poche pagine credetti di stare leggendo l’ennesimo horror splatteroso.
Però continuando a leggere cambiai opinione, e dopo la cambiai ancora.
Il libro stava uscendo da tutti gli schemi e stava prendendo il sopravvento.
Dantec parlava di cose che conoscevo bene e lo faceva con una precisa visione della realtà.
Citava la teoria del caos e Prigogine, un uomo il cui pensiero è uno dei fondamenti della mia religione .
Nominava la Guardia di Ferro, che ammiravo da ragazzo, quando ancora non sapevo cosa significava la sofferenza.
Spiegava gli spazi frattali e sposava gli algoritmi con la genetica, in un libro scritto nel 1995.
Quando finii la lettura sentii che il mio pensiero era affine a quello dell’autore, ma che mai sarei riuscito ad avvicinare e penetrare la realtà così come lui era riuscito a fare.
Ancora oggi sento tale affinità.

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