la calma conservata dopo essermi accorto di avere un occhio non più funzionante.
Non credo che ci sia nulla di strano, semplicemente non mi spaventa che il mio corpo abbia dei limiti o “perda dei pezzi”.
L’uomo, se vuole, riesce sempre a gestire con tranquillità ogni tipo di situazione, a patto di non provare timore o paura.
Ma tutti abbiamo paura di qualcosa, altrimenti saremmo dei pazzi votati all’annientamento.
Nel Protagora, Platone ci mostra un Socrate che indaga sulle virtù e dice che ci spaventa ciò che non conosciamo.
E’ vero, quello che si conosce non può spaventarci, ma c’è un’ eccezione, così come accadeva con l’arte.
C’è una cosa che ci spaventa anche e soprattutto se la conosciamo: il dolore.
Non vi nascondo che io sono particolarmente terrorizzato dalla possibilità di dover soffrire.
In passato mi è capitato di provare dei dolori molto forti e di non poter ricorrere ad antidolorifici. In quell’occasione mi sono reso conto che un istante può durare all’infinito e la mente umana può raggiungere soglie di consapevolezza normalmente inimmaginabili.
Mi sono anche reso conto che un dolore intenso è assolutamente uguale ad un piacere intenso.
Quindi un certo Pinhead non ha tutti i torti quando parla del piacere.
Ma torniamo all’alieno di qualche post precedente.
Vi faccio un paio di domande: secondo voi il dolore è qualcosa di universale? Essere vivo vuol dire essere in grado di soffrire?


Articoli
Val risparmiaci “i sofismi del ca$$o” (cit.)*
XD
X-Bye
* è la citazione da qualcosa… ma non ricordo cosa…
17 settembre 2009 @ 19:27
Imp: bravo, Protagora era perlappunto un sofista del ca$$o
17 settembre 2009 @ 19:31
No.
Il dolore è necessario perché gli umani sono scemi
Se invece di sentire dolore gli venisse fuori un cartellino con scritto “guarda che hai problemi alla gamba”, lo ignorerebbero e basta. Il dolore li costringe a prestare attenzione al messaggio.
Un alieno molto evoluto potrebbe avere il cartellino.
17 settembre 2009 @ 20:10
Il dolore è quella cosa che proverai se non la pianti di stare al computer che se c’è qualcosa che fa male agli occhi è lo schermo!!!!
N.B.
Dolore procurato da ME.
17 settembre 2009 @ 20:36
CMT: mi pare che tu sostenga che siamo stati progettati male e assemblati anche peggio.
G.L.: la dottoressa mi ha assicurato che il monitor non avrebbe peggiorato la cosa, anche perchè l’occhio destro manco lo vede ‘sto monitor.
Però è anche vero che dovrei trattare meglio quello che mi è rimasto.
Facciamo così, ora stacco e poi mi limito a brevi “toccate e fughe”.
17 settembre 2009 @ 20:43
ecco a sto giro non possiamo che associarci in massa a GL o te dai ‘na riguardata o te meniamo de brutto pe’ dilla come se dice a roma.
17 settembre 2009 @ 21:07
Infatti, Val! Cerca di riguardarti, tanto noi non scappiamo.
17 settembre 2009 @ 22:03
Quoto CMT per la faccenda del dolore
e anche GL per il cazziatone che ti ha fatto
Per quanto riguarda il tuo stupore, ho notato qualcosa di simile quando, alcuni anni fa, mi è stato diagnosticato un piccolo tumore benigno all’ipofisi. Pareva che fosse una tragedia per tutti meno che per la sottoscritta.
Immagino che ciò dipenda dal fatto che chi ti è intorno e ti vuol bene si preoccupa per te, ma non sa e non può sapere come stai davvero.
17 settembre 2009 @ 22:18
Eleas: ok, mi arrendo
Stefano: lo so, lo so che non scappate
Ma il fatto è che mi piace scrivere post
Fed: quindi innamorarsi di qualcuno/a significa che abbiamo riconosciuto un esemplare adatto per la conservazione della specie, giusto?
E come la mettiamo con il dolore percepito anche in assenza di……….
ok, ok…la smetto…vado a farmi una bella doccia eppoi mi riposo in compagnia dei Muse
17 settembre 2009 @ 23:00
Sono assolutamente convinta che l’amore sia semplicemente il nostro mezzo di tentare di conservare la specie, solo che noi esponenti della specie umana tendiamo a filosofeggiarci parecchio su
Fai il bravo ora!
17 settembre 2009 @ 23:03
cmq non resisto rispondo alla domanda seriamente. Credo che possa esistere un solo dolore comune a tutte le razze (lo notiamo anche tra noi e gli animali) ed è il dolore del passaggio dalla vita alla morte. Quello è un luogo in cui tutti ci si incontra e assieme si va dal traghettatore
17 settembre 2009 @ 23:04
Io credo che il dolore sia semplicemente la reazione più naturale che il corpo ci possa offrire per evitare i pericoli. Se non ci fosse, continueremmo come bambini scemi a sbattere sugli spigoli dei muri, per intenderci, e non capiremmo da dove viene tutto quel sangue. Il cartellino potremmo ignorarlo, come facciamo per il 90% delle cose che ci passano sotto gli occhi, quindi il corpo deve farsi sentire in qualche modo, e costringerci a non ignorare il suo appello. D’altra parte, meglio lo trattiamo e più è probabile che lui duri e campi al meglio…
Però è vero che esiste anche un dolore che non si può far altro che stare a guardare, perché è come aver davanti un bimbo che piange per la fame e non aver nulla da dargli per sfamarlo. Quello sarebbe belo poterlo evitare. Del tipo “‘zzo piangi a fare, bambino? Tanto qui non si mangia né io né te!”. Ma come fai a ragionare con un bimbo?
Tornando al comemnto allo scorso post, a me invece la scimmia sulla spalla non fa tanta paura. Mi secca enormemente, ma è il famoso bambino che piange. Non è che gli possa far tanto, e comunque non è né mortale né menomante. E’ già qualcosa…
18 settembre 2009 @ 01:09
@valberici: No, la progettazione, l’assemblaggio e l’hardware in generale sono OK, è il software che ha dei problemi, e non è neanche colpa del programmatore ma dell’utente che lo imposta a cavolo! ^__^
@eleas: il dolore del passaggio dalla vita alla morte è qualcosa che sperimenta chi non prova il passaggio dalla vita alla morte, per cui più che altro è il dolore per il fatto di non avere più nella propria vita un determinato individuo.
Non è comune a tutte le razze (vedi gli animali) e non è detto che sarebbe comune a un’altra razza “evoluta”, che potrebbe avere un punto di vista completamente diverso sull’argomento.
18 settembre 2009 @ 08:41
mi riferivo al “proprio” passare dalla vita alla morte
18 settembre 2009 @ 08:59
che il dolore sia il famoso “campanello d’allarme” del nostro corpo, non è un nostro punto di vista, ma una realtà scientifica ben dimostrata.
io, per quanto mi riguarda, vedo nel dolore (fisico) la mia unica paura. potrei sopportare la solitudine (grazie al cavolo, io adoro la solitudine), la perdita di una persona cara (è successo a tutti noi, ti distrugge, ma ciò che ti lascia è sufficente per andare avanti), ma il dolore fisico, quello mi fa davvero paura.
la prospettiva di soffrire fisicamente è devastante. questo è il motivo principale che mi porta a sostenere la scelta dell’eutanasia.
del resto sia la nascita che la morte, sia l’amore che il dolore, sono cose che affrontiamo da soli. nessuno ci potrà mai aiutare nelle faccende di amore e/o di dolore. nessuno impara ad affrontare una situazione su consiglio di qualcun altro, ma solo perchè è maturato il momento. nessuno decide di affrontare una terapia contro il cancro perchè si è lasciato convincere.
il dolore, quindi, non è affatto universale, a meno che Valbe tu non ci stia prendendo per i fondelli intendendo che se ti fa male la pancia è universalmente riconosciuto che hai il cagotto! ;-D (a meno che tu non abbia la sfrotuna di essere donna, chiaro!).
riguardo alla seconda domanda… confesso di non averla capita.
p.s. ho perduto un amico di recente che ha passato 8 anni a curarsi 6 diversi tumori, per cosa? soffrire e basta (guadagnando qualche anno di vita intriso di dolore fisico e pscicologico). no thanks! io non lo farei.
la vita è bella è val la pena d’essere vissuta, ma con tutti i crismi, non solo a metà.
18 settembre 2009 @ 12:27
Naeel: ho perduto qualche anno fa un amico che ha fatto 5 anni di calvario pressapoco come il tuo, una persona splendida, ha sofferto? sì, ma sono certo perché lo conoscevo che ha vissuto appieno fino alla fine, persino fino a pochi giorni prima che morisse lo vidi via Skype ed era al solito tosto e parlammo di computer, così come l’altro mio carissimo amico di famiglia che s’è 23 anni di soferenza con la sclerosi prima di morire. Ecco. Se tu vai a chiedee a chi lo conosceva, persino alla fine quando non muoveva più nulla, tutti pendevano dalle sue labbra per la profondità del suo pensiero sussurrato alle orecchie di chi gli voleva bene. Potrei terminare citando Giovanni Paolo II e l’esempio di vita vissuta fino alla fine con tenacia. Dipende da noi in parte.
18 settembre 2009 @ 12:58
certo Eleas, capisco l’amore per la vita e la tenacia di chi se ne vede privato, solo che io, personalmente, ho troppa paura del dolore fisico e di ciò che il mio dolore comporterebbe a chi mi sta intorno. ovviamente parlo così perchè non sono dentro al problema, FORSE, se fossi malata ragionerei in maniera diversa. il tuo amico ha potuto vivere appieno fino alla fine, ma la maggior parte dei malati non può.
ultima cosa: tutti noi citiamo il coraggio, la forza e la profondità d’animo delle persone che soffrono, ma ci sarà anche gente “normale” che soffre e muore senza gloria, no? di certo la malattia ti porta a riflettere su delle cose, ti fa acquisire una saggezza diversa dalle altre, ma c’è anche gente più pragmatica che, semplicemente, venderebbe l’anima al diavolo per aver salva la vita, di loro cosa diremmo? che sono dei poveraccio che non hanno neanche saputo trarre insegnamento da dolore?
io preferisco essere una persona normalissima, forse un po’ spietata (per alcuni superifciale), senza dubbio egoista, ma viva!
18 settembre 2009 @ 14:42
Naeel: hai totalmente ragione è facile fin troppo ragionare dal di fuori, e aggiungerei per fortuna possiamo! Non lo so come reagirei io, che sono un grn fifone. Credo che se fossi già solo al posto di Val sarei in crisi totale con solo un occhio a disposizione. In questo lo ammiro.
Personalmente non credo che ci siano morti gloriose. Ci sono morti dignitose, in cui l’uomo resta al centro della vicenda. Chi ci ha dato una grande lezione di come si da una morte dignitosa (cioè nell’amore) è stata una donnetta bassa che ha passato la sua vita in India a Calcutta.
18 settembre 2009 @ 15:07
beh siccome oggi mi sento molto Pollyanna dirò che Valbe ha sì solo un occhio a disposizione, ma ha cervello per due (forse anche per tre, ma il terzo con limitate capacità!) ahahah
18 settembre 2009 @ 15:28
Fed: dunque l’uomo è semplicemente un animale.
Non ne sono sicuro, anche se non ci trovo niente di male ad essere un animale, in effetti molti animali mi stanno più simpatici di certi uomini e donne
Lyp: certamente il dolore è un “modo di comunicare” del nostro corpo.
Ma, apparentemente, mi pare presenti numerosi difetti. Certi dolori, ad es. alcuni tipi di emicranie, sono molto invalidanti. E bisognerebbe indagare sui dolori psicosomatici, che suggerirebbero un campanello d’allarme non solo per i danni fisici, ma anche per quelli mentali.
CMT: mah, a me pare che anche il nostro hardware non sia dei migliori. Ad es. non capisco perchè mi devo alzare per accendere la macchina del caffè…se mi avessero costruito come mr. fantastic.
Naeel & Eleas: il problema non è, come ben sapete, l’istante della morte, ma come ci si arriva.
Ho visto morire delle persone e devo dire che ogni caso era diverso.
Molte volte era presente la paura, in svariati gradi di intensità.
Come ho già raccontato io sono quasi morto per un dente del giudizio.
A causa del dolore stavo soffocando e non vi nascondo che ho avuto una paura che è sfociata nel panico. Però è arrivato un momento in cui sono stato sicuro di dover morire, non vedevo più nessuna possibilità, e proprio quando ho accettato la morte la paura è svanita, mi sono sentito assolutamente tranquillo ed in pace con me stesso.
Anche in altri casi ho visto il viso del moribondo distendersi un attimo prima che sopraggiungesse la morte, anche quando il dolore era molto forte.
Per questo mi è difficile associare la morte al dolore, visto che essa in realtà ci libera da ogni sofferenza.
Ovviamente il momento del trapasso può essere interpretato in chiave mistica o materialistica.
Nel mio caso la sensazione di pace probabilmente dipendeva dallo scarso afflusso di ossigeno al cervello, infatti subito dopo ho perso i sensi e mi sono risvegliato all’ospedale.
Eleas: citi una donna che non ho mai “approvato” completamente, soprattutto per la sua visione del dolore.
E’ innegabile però che fosse una donna di grande fede, e credo proprio che lei non aveva paura della morte.
Infatti solo la fede consente di non avere alcun timore nel momento del trapasso.
Naeel: dopo sta storia dei tre cervelli ora mi sento come la trimurti
18 settembre 2009 @ 16:35
Val solo una cosa… anche chi ha fede ha paura della morte, non siamo di metallo ne!
18 settembre 2009 @ 16:55
Eleas: quando dico che “solo la fede consente” pongo una condizione necessaria ma non sempre sufficiente…purtroppo.
18 settembre 2009 @ 17:04
oh ragà… vi sembrerà strano, ma io non ho paura di morire. qui si dovrebbe aprire un discorso mooolto, trooopppo lungo su come sono fatta io e la cosa dubito interessi a qualcuno. vi basterà sapere che non è cero la fede che mi esenta dalla paura della fine.
Val: in virtù di quanto detto qui sopra: quando parlavo della paura del dolore non mi riferivo al momento del trapasso, ma proprio come dici tu, di come ci si arriva, e cazzarola, io ci voglio arrivare senza troppi tentennamenti. a mo’ di ghigliottina, zaaaakkk
scusate se ci scherzo su, ma per me la morte non è poi tutta sta tragedia, si nasce e si muore tutti i giorni su questo pianeta (e forse anche altrove), essere troppo attaccati alla vita è, in un certo senso, essere egoisti.
ma non fateci caso, io sono strana. ahaha
18 settembre 2009 @ 17:43
Naeel: siamo strani in due perchè, come ben sa chi frequenta da un po’ il blog, a me Death sta molto simpatica
18 settembre 2009 @ 17:55
Io non avevo paura d morire fino a quando ho letto sto commento e mi sono resa conto che potrebbe esserci Death ad aspettarmi.
Che la sorellina di Distruzione non mi stia precisamente simpatica non è un mistero, ma suppongo che dovrò farmene una ragione.
Ma non è possibile avere un permesso speciale ed ottenere che a venirmi a prnedere alla fine sia proprio Distruzione?? eddaaaaaaaaaai!!
18 settembre 2009 @ 18:17
Fed: visto che molto probabilmente, per motivi anagrafici, la incontrerò prima di te…vedrò di metterci una buona parola
18 settembre 2009 @ 18:37
il dolore fisico non è mai angosciante e snervante come quello mentale.
mh…non credo bisogni avere paura della morte, vivere è un’impresa molto più difficoltosa.
non son stata a presso a tutti i commenti, ho intravisto qualcosina…
aurevoir.
19 settembre 2009 @ 10:11
asophia: io credo che alla fin fine ci sia solo un tipo di dolore.
19 settembre 2009 @ 18:59