prima di andare a scuola, mia nonna mi metteva nella cartella un panino, impacchettato con una carta spessa di colore marrone. Durante l’intervallo lo scartavo e controllavo con cosa fosse stato “imbottito”.
Il più delle volte c’era del prosciutto cotto, però c’erano rari giorni fortunati in cui trovavo del salame o addirittura del tonno con la mozzarella. Il venerdì purtroppo c’era solo il pane, poichè occorreva digiunare.
Arrivato in terza elementare cominciai ad odiare il prosciutto, decisi dunque di affrontare l’argomento “imbottitura” con mia nonna.
La faccenda non era priva di rischi perchè la mia ava era una donna assai severa, che non esitava a ricorrere al battipanni quando pensava che io stessi imboccando una non meglio precisata “strada della perdizione”.
Il colloquio mi parve non essere andato male, la nonna si limitò a dirmi: “Anche nella buona sorte bisogna sapersi accontentare, per essere preparati al giorno in cui giungerà la carestia”.
Beh, ‘sta dannata carestia la sto ancora aspettando, così come un’imbottitura diversa dal prosciutto nei panini che seguirono la mia richiesta.
Anche ora, che sono un po’ cresciuto, ‘sta faccenda dell’accontentarsi non riesco a capirla.
Ad esempio, mi piacerebbe che fosse distribuito il capolavoro Kurenai no buta , invece di accontentarmi dell’arrivo di Totoro dopo 21 anni di attesa.
Quasi quasi scrivo una mail a Miyazaki…certo però che se ha il carattere della mia nonna buonanima…

porcorosso