leggo articoli, post, semplici pareri ed opinioni sul degrado della lingua italiana, della letteratura, dei letterati e financo degli accademici.
Anche i lettori ormai svolgono la loro funzione in modo passivo, dotati di poca cultura e privi di ogni strumento che permetta una pur minima analisi del testo.
Credo dunque sia giunto il momento per questo blog di svolgere una funzione educativa.
Comincerò col pubblicare qualche estratto dalle celeberrime lezioni di un noto studioso: Giggetto Patacca.
Egli soleva, nel suo locale “Alla Madonna Bona”, insegnare la nobile scienza della narratologia.
Ma non mi dilungo oltre su questo personaggio, di cui avrete già sicuramente sentito parlare, e vi propongo uno stralcio di una sua famosa lezione.
“Se ce ponemo de fronte ad un testo, è come se fussimo d’innanze a un lesso de vaccina e gallinaccio, a una portata de trippa e fegataccio.
Famose a capì. Avanti a er tutto ce vole l’autore reale, che è come l’oste che sgobba ‘n la cucina.
Ma quello nun se vede quando se rimira er piatto, quel che se vede è l’autore implicito, che s’avanza quanno annusiamo er profumo del lesso de vaccina. Noi de ‘sto fijo de na mig…se famo un’idea leggendo er testo.
E ‘n ‘sto testo che ce ‘sta er narratore omodiegetico, che se fosse fora se chiamerebbe eterodiegetico.
E ‘ ce po’ esse anche il narratario, dentro er testo pure lui, che sarebbe quello che sta a sentì er narratore. Come le salcicce che stanno sullo spido acccosto ai feghetelli.
Mo’ però tutta ‘sta caciara c’ha bisogno der lettore, e mo’ viene er bello.
‘Chè l’autore se lo deve immaginà ‘sto lettore. Se deve figurarse un lettore implicito.
Ve faccio ‘n esempiuccio. Se ce gente che chiede de magnà io li devo interpretare, il piatto mio li deve stuzzicà. Se ce ‘stanno delli carrettieri io ci preparo un aggrodolce de cignale e vino de tuttopasto. Se invece ce stanno de li signori ce vole il gallinaccio garofolato e vin d’Orvieto.
Poi, se sà, ce son certi piatti che van bene per tutti: lo fritto de carciofi e granella, la pizza aricresciuta, certi gnocchi da farce er peccataccio….. nun me ce fate pensà!
Ma poi se porta in tavola, e il lettore reale se focalizza er piatto……..”
In seguito parleremo di punti di vista e focalizzazione, per il momento vi invito a fare alcune prove. Personalmente testerò a breve un bel piatto di carbonara.


Articoli
Concordo…
la carbonara è ottima XD
X-Bye
25 settembre 2009 @ 17:37
Imp: con ‘sto post mi sono fregato da solo…mi sta venendo una fame
25 settembre 2009 @ 17:52
Dalle mie parti c’è Bepi Credolin. Ma il concetto è uguale, credo…
25 settembre 2009 @ 19:29
G.L.: se mi viene l’ispirazione e la voglia continuo con uno studioso piemontese
25 settembre 2009 @ 19:35
eheheh se tutto va bene e mia sorella non fa ostracismo domani carbonara anche io
25 settembre 2009 @ 21:50
mmmm…io oggi mi sono sbufalata ben due gelati, però una carbonara..slurp!
25 settembre 2009 @ 21:59
Fed: hai la sorella a dieta?
Giulia: siamo 2 a 2…visto che io mi son pappato due piatti di carbonara
25 settembre 2009 @ 22:27
la carbonara, che di tutto il monologo è il nostro “punto de focalizzazione” è la cosa che so cucinare meglio! (e la so anche mangiare molto ma molto bene). mo pperò ce sta ‘n probblema… er fegato mio s’aribella, dice che c’ha li calcoli e che l’ova proprio nun le vo sentì. hai capito che fegato der ca… che tengo? lo possino ammazzallo! sto brutto fijo de na cistifellea!
26 settembre 2009 @ 02:41
*asciugandosi le bave* ma de che se stava a parlà? vabbè io oggi me so’ magnato l’amatriciana ce so annato vicino dai! Però la gricia…. *sospira*
sì cmq mi son perso il nesso con la questione del parlare bene in italiano, nel senso che l’amico tuo ha centrato la quistione da un punto di vista narratologico mi sa, non linguistico. O sto a di’ str…?
26 settembre 2009 @ 15:16
Se vuoi gli spaghetti alla carbonara, fatteli con i bigoli di Bassano
Secondo te io faccio parte dei lettori passivi?
26 settembre 2009 @ 15:57
LNaeel: non ti preoccupare per il fegato, tu prepara la carbonara…e a mangiarla ci penso io
Eleas: si, quelli in corsivo sono tutti “elementi” della narratologia. In realtà il post è un mio divertissment che unisce un mio sproloquio e un sonetto di Gioacchino Belli. Io sono convinto che chi scrive assomiglia un po’ ad un cuoco. Ci sono persone che sanno le ricette a memoria, conoscono a menadito gli attrezzi della cucina, sono precisi nelle dosi e nella preparazione come farmacisti…e portano in tavola delle schifezze.
E poi ci sono cuochi che mettono un pizzico di quello, un pugno di quell’altro, mescolano un po’, assaggiano, aggiungono…e servono in tavola delle vere e proprie anticipazioni del paradiso.
Aster: in questo post so’ ironico…in verità non esistono lettori passivi
26 settembre 2009 @ 18:25
val mi trovi d’accordo lo sai, non sono un fanatico delle regole di buona scrittura sebbene io lo ritenga una argomento di studio interessante, ma non ne farei mai il mio modus operandi. Ma questo s’era già capito forse eheh
26 settembre 2009 @ 18:53
ehh Val tu si che ce capisci! Bona la carbonara…però davanti ad un piatto di amatriciana non ci vedo più
26 settembre 2009 @ 19:29
Eleas:
Kia: mi piace tantissimissimo anche l’amatriciana
27 settembre 2009 @ 21:02