sul blog un racconto, quasi sempre fantasy.
Mi diverte scrivere di draghi, mostri e guerrieri, trovo che sia anche piuttosto rilassante, soprattutto perchè lo faccio per diletto. In realtà il genere fantasy è forse uno dei più difficili se lo si affronta seriamente.
Raramente posto anche qualche racconto che scrivo perchè “devo farlo”. Credo che la scrittura sia un demone con cui si stringe un patto, a cui si vende la propria anima.
Capita che qualcuno mi chieda se ho mai scritto un libro e, quando rispondo di si, mi domandi perchè lo “tengo in un cassetto”.
Premetto che non sono mai soddisfatto di quello che scrivo, mi ritengo un pessimo scrittore, soprattutto riguardo alla forma.
Quanto ho appena detto non è una “captatio benevolentiae” ma una semplice constatazione, difficilmente modificabile dal parere dei lettori, perchè alla fin fine, in tutto quello che facciamo, l’unico giudizio che conta è il nostro.
Non è però questo il motivo per cui non faccio leggere a nessuno i due libri che ho scritto.
Il vero motivo è che quando scrivo “seriamente” c’è una grossa parte di “me” e della mia vita nelle parole che si susseguono sulla carta.
Ed il problema è che non riesco mai a riprodurre in maniera soddisfacente quello che io sono e quello che credo sia ciò che mi circonda.
In questi giorni sto affrontando un libro terribile, di quelli che si impossessano dell’animo e della mente. Un libro molto difficile da gestire.
Quando ho iniziato la prima lettura mi sono detto: “Ecco, è questo che voglio scrivere. Voglio scrivere di come in guerra il tempo sia soggettivo. Voglio scrivere delll’odore delle verze che cuociono mentre fuori dal bunker la morte falcia vinti e vincitori. Voglio scrivere della vita e del destino”.
Se mai riuscirò a scrivere qualcosa che si avvicini, nella forma e nel contenuto, a simili capolavori, allora lo pubblicherò.
Tra qualche giorno tornerò a parlarvi di questo libro. A volte ci vogliono settimane per mettere un po’ di distanza.

vita e destino