non è necessario, ma per i nuovi occorre una premessa al post odierno.
Su questo blog si sproloquia e quindi la coerenza e i nessi logici sono da cercare con cura, ammesso che ce ne siano.
Ieri ho letto questo e mi è tornata in mente una telefonata.
Ogni tipo di lavoro permette l’esercizio di micropoteri, a volte li si usa con arroganza o per “vendicarsi” di torti subiti. Tempo fa credetti di averne fatto buon uso.
Conosco una persona che all’età di 16 anni ha avuto un gravissimo incidente in moto, rimanendo in coma per due anni. Ha poi avuto una lenta ripresa che non gli ha permesso di completare gli studi.
Mi capita di incontrarlo sul lavoro e scopro che si occupa di pulizia, spazza un grande cortile e un parcheggio. Mi pare un lavoro poco adatto, che lo espone alle intemperie e ha un’orario scomodo.
Allora metto una “buona parola” e lui si ritrova addetto alle fotocopie.
Mi congratulo con me stesso, ho fatto felice il mio amico senza alcun sforzo.
Dopo un paio di mesi arriva la telefonata.
E’ la sua compagna, disperata. Mi dice che il suo uomo non dorme più la notte, è dimagrito e non sta bene.
Poi mi supplica di fare in modo che lui riabbia il vecchio lavoro. Io non capisco. Lei mi spiega. Dopo l’incidente non è più riuscito a leggere correttamente, una forma di dislessia che gli rende il suo nuovo compito estremamente gravoso. Prima invece era felice, parlava con le persone, faceva anche un po’ da portinaio e si sentiva utile. Le chiedo perchè non abbia mai detto nulla e lei mi risponde: “Non vuole deluderti”.


Articoli
Penso che il problema stia a monte. Chi aveva in mano il fascicolo doveva sapere. Non tu – che hai fatto il meglio – non lui, per ovvi motivi.
Conosco questo ritornello…
28 ottobre 2009 @ 11:52
G.L.: si il problema è a monte. Quello che mi stupisce sempre è come la nostra felicità non sia necessariamente simile o comprensiva di quella altrui.
28 ottobre 2009 @ 12:21
Lo sarebbe. Se avessimo a disposizione i dati. Ma per avere a disposizione i dati servono anche: responsabilità ed empatia. Che mancano e sono più preziosi dell’oro.
28 ottobre 2009 @ 12:34
sarò banale ma… chiedere? Tendo ad essere spesso fin troppo diretto mi dicono, ma su certe cose io chiederei, tanto più quando si tratta di una persona che ha avuto dei problemi fisici, proprio perché la nostra prospettiva è… nostra
questo poste le evidenti buone intenzioni.
28 ottobre 2009 @ 13:26
beh i consigli vanno dispensati quando sono richiesti e quando ne va della vita. Probabilmente lo stesso vale per gli aiuti. Ma potrei sbagliare.
28 ottobre 2009 @ 13:51
Quel ‘Non vuole deluderti’ è davvero una mazzata…
Eleas: Hai ragione, ma a volte è proprio con le persone che hanno problemi fisici che è difficile chiedere. Mi ricordo quando facevo il servizio civile, si ha sempre il timore di risultare inopportuni
28 ottobre 2009 @ 14:11
G.L.: è vero, sono doti rarissime. Ma c’è anche il problema del sentirsi superiori e, in qualche modo, dotati di una capacità di giudizio “migliore”.
Nel mio caso si tratta di una “arroganza intellettuale” che fatico a debellare.
Eleas: ho chiesto, ma anche questo è stato uno sbaglio. Lui non poteva sapere che avrebbe avuto difficoltà. Il fatto è che non sono stato abbastanza umile. Non avrei dovuto prendere una decisione immediata basandomi sulle mie capacità intellettuali. Avrei dovuto prima accertarmi di avere tutti i dati.
Giulia: hai ragione, ma, estremizzando il discorso, tu aiuti i cani anche se loro non te lo chiedono. Ci sono anche delle persone che non chiedono aiuto, perchè non possono o perchè sono soffocate dall’orgoglio o per mille altri motivi. Però se li si aiuta bisogna ricordarsi che non si è detentori della verità assoluta.
Iri: il “non vuole deluderti” non mi ha colpito per il suo significato, ma perchè mi ha fatto capire che non avevo preso in esame tutte le variabili.
Ho ragionato male perchè ho ragionato per assoluti e in modo arrogante.
28 ottobre 2009 @ 22:21
bella la tua ultima frase… mi ricorda le mie in altri contesti ^^ tenere in considerazione tutti i fattori, è difficilissimo sempre, tanto più quando è in gioco un uomo. Ma alla fine dei conti due cose contano uno che tu non lo hai fatto a fin di male ma per il motivo opposto, due che lui sia potuto tornare al suo lavoro originario e qui però non ci hai illuminati
28 ottobre 2009 @ 23:47
Avevo capito a cosa ti riferivi, ma a volte anche persone preparate che hanno a dispsizione tutti i fattori cadono nel tuo stesso errore. Come hai detto bisogna essere molto umili, quell’arroganza di cui parli è sempre in aguato.
28 ottobre 2009 @ 23:56
in effetti l’errore è stato tuo nel momento in cui ha pensato che a te pareva un lavoro non idoneo.
se siete amici avresti dovuto parlargli prima di agire.
sono certa però che il tuo errore è stato fatto in buona fede.
29 ottobre 2009 @ 01:41
cavolo.
E’ una mazzata quando ci si accorge di avere ferito qualcuno credendo di fargli del bene. E’ difficile rendersi conto di quante cose diamo per scontate quando interagiamo con gli altri.
29 ottobre 2009 @ 09:47
Zi…però io aiuto i cani perchè ne va della loro vita

Detto questo è vero, il tuo discorso non fa una piega, e infatti avevo pure detto che potevo sbagliare
Detto questo, non è umanamente possibile in ogni caso prevedere tutte le variabili che possono scaturire dall’intenzione di aiutare.
per tornare al mio esempio dei cani, noi prima di fare le adozioni del cuore (quindi cani anziani malati o in punto di morte) facciamo visite pre affido, ovvero andiamo a casa degli adottanti cercando di farci un’idea di quello che accadrà. saranno in grado di provvedere materialmente e umanamente al cane? Se supponiamo di sì portiamo il cane, se supponiamo di no ricerchiamo un adottante. Chiaro che purtroppo più di metà delle volte i cani vengono rispediti al mittente. In questo modo non abbiamo aiutato il cane ma gli abbiamo causato un ulteriore trauma: tolto dalla strada, messo in casa e poi riabbandonato. Potevamo immaginarlo? Certo, potevamo. Ma soppesando le variabili in nostra conoscenza lo ritenevamo meno probabile. Questo ci fa stare male? No, questo ci fa incazzare, che è diverso. E a quel punto non ci resta che rimediare aiutandolo di nuovo, sperando di non commettere altri errori. Ma non c’è scelta, Val. se ne va della vita, o se viene richiesto, un aiuto va assolutamente dato. Prendendosene la responsabilità, ovviamente. A costo di sbagliare o essere intellettualmente arroganti
29 ottobre 2009 @ 14:02
Come Giulia, credo che il problema avrebbe dovuto con oscerlo meglio chi aveva il fascicolo in mano e non tu. Io credo che sarebbe molto più facile a volte chiedere, ma appunto come dice Iri si ha sempre la paura di sembrare inopportuni con domande del genere. Molta agente invece pensa che non si debba ne chiedere niente nè domandarsi niente, cioè se credi che la tua domanda possa essere inopportuna non porla. Ma se poi ti assale il dubbio ” se lo chiedo sono inopportuno, se invece non lo chiedo passo per l’asociale, ma se lo faccio direttamente rischio di combinare un disastro!”
Cioè, Val, sto rileggendo il mio commento e devo dire che è parecchio confusionario XD è un miracolo se capisci cosa intendo dire cn ciò che ho scritto, ma ti prego di compatirmi: sono appena uscito da scuola dopo 8 estenuanti ore di lezione, tra cui un compito in classe di economia e uno di storia dell’arte XD
29 ottobre 2009 @ 16:54
Eleas: si si, è tornato al suo lavoro
Iri: e aggiungo che c’è sempre qualcosa da imparare
Naeel: gli ho parlato ma non l’ho fatto nel modo giusto e non ho saputo ascoltare.
Sauron: alla fin fine mettiamo sempre noi stessi al centro dell’universo e lo “misuriamo” usando solo i nostri strumenti.
Giulia: sai, a volte, quando mi occupo di persone penso a te. E mi dico: “Se si dedicasse al sociale, con le capacità che ha, con l’energia che impiega, invece di pensare ai….”. Ma non finisco mai il pensiero perchè so che fai una cosa buona e giusta.
Moko: oltre a domandare bisogna anche essere capaci di ascoltare.
Comunque chiunque faccia 8 ore filate di lezione merita di essere fatto santo subito.
29 ottobre 2009 @ 19:21
Eh Val, se potessi nel concreto e nel quotidiano fare quello che faccio ANCHE (non solo) per i bambini lo farei. In realtà qua non ci sono bimbi che muoiono di fame (per fortuna), e non sono un medico perciò non posso guarire. Ma se mai avrò davvero modo di fare la differenza ANCHE ( non solo) per i bimbi e le donne del terzo mondo, beh…lo farò
29 ottobre 2009 @ 21:39
e allora tutto è bene quel che finisce bene, se poi offrissi anche un bel risottino ai funghi sarebbe pure meglio muahahah
30 ottobre 2009 @ 00:22