quindi:

Il ragazzo rabbrividì al tocco del freddo vento invernale. Portava sulla schiena una lunga e pesante spada a due mani che, a ben guardarla, rivelava la sua appartenenza alle epoche passate. I suoi vestiti erano assolutamente inadatti alla foresta  che stava attraversando, ricchi abiti da cerimonia, adatti ad un principe più che ad un viandante. Chi lo avesse incontrato, con quello spadone che quasi toccava terra,  avrebbe sicuramente riso, scambiandolo per un povero pazzo. Ma se avesse visto il suo viso ed i suoi occhi, allora la sua risata si sarebbe smorzata e si sarebbe affrettato a togliersi dal suo cammino. Quel volto esprimeva un’ inflessibile determinazione unita ad un odio feroce, primordiale.  Ma quando uscì dal folto della selva fu con un grido di gioia che lo accolse la ragazza legata alla colonna in riva al lago. "Sei venuto a salvarmi,", gli disse sorridendo, il volto ancora bagnato dalle lacrime, "la dea ha ascoltato le mie preghiere.". Il ragazzo le si avvicinò impugnando lo spadone a due mani, si bilanciò sulle gambe leggermente divaricate, e con tutta la sua forza colpì le catene che legavano i polsi della fanciulla. Finalmente libera cadde sulla sabbia con un lieve lamento.  Lui lasciò cadere l’arma e si chinò prendendola tra le braccia e baciandola sulla bocca esangue. I biondi capelli della ragazza si mischiarono alla nera chioma del suo salvatore quando una folata di gelido vento li investì riportandoli alla realtà. "Devi andartene amore mio" le sussurrò, " devi andartene prima che arrivi il Drago a reclamarti. Io rimarrò e l’affronterò, comunque vada tu sarai salva. Il mostro pretende la vita di un giovane, che sia maschio o femmina non ha importanza.". "Ho paura per te", gli rispose la  fanciulla e lui sentì la forza del loro amore che li legava indissolubilmente.
Voleva risponderle ma ad un tratto il silenzio fu spezzato dal rumore di ali possenti, il grande Drago era arrivato.
"Un piccolo guerriero", rise l’animale, e continuò con la sua voce tonante: "Un tempo  mandavano possenti e valorosi guerrieri, ed ora un misero scudiero o forse un viziato principino.".
Il ragazzo lasciò la fanciulla e fronteggiò il mostro impugnando saldamente la spada, in silenzio, immobile. "Ah, almeno la tua arma risale al tempo dei valorosi guerrieri che ti dicevo. E devo dire che anche il tuo sguardo non mi è nuovo. Dimmi il tuo nome e se ne sei degno ti rivelerò il mio, poi  vi ucciderò entrambi. L’avvento della stella mi ha portato due prede, un principe guerriero e la sua danzatrice preferita. ".
La spada non si mosse mentre lui rispondeva al grande Drago:  "Il mio nome è Azael e non mi importa di chi o cosa tu sei" e si lanciò contro l’animale.
I soldati del re trovarono suo figlio disteso a terra accanto al corpo del grande Drago e vedendo le sue ferite lo credettero morto, poi si accorsero che respirava ancora, debolmente.
La danzatrice era fuggita ormai da molto tempo, bestemmiando gli dei che le  avevano fatto conoscere un principe e poi quasi l’avevano uccisa.