inizio per un nuovo libro

Il silenzio della foresta fu spezzato all’ improvviso dal rumore di una corsa disperata.
Nella piccola radura cadde incespicando una ragazza dai neri capelli e dalle ricche vesti strappate dai rovi. Si rialzò a fatica senza più avere la forza di fuggire, sapeva che sarebbe morta e non le importava. La stanchezza e la disperazione le avevano tolto ogni speranza, ma del resto sapeva da tempo che non sarebbe vissuta oltre il suo diciassettesimo compleanno.
Quando era nata, sulle rive del profondo lago d’Albano, tutta la Stygia aveva tremato, i sacerdoti avevano levato sanguinose suppliche a Set regalandogli anime urlanti. Una terribile maledizione stava per compiersi, era nata una bambina col segno del Drago.
La levatrice aveva urlato d’orrore e di paura quando aveva visto la spalla della neonata, su di essa spiccava l’antica costellazione a cui apparteneva Thuban: la stella del dolore e della rovina.
Ma alla fine l’Alto Sacerdote aveva trovato un possibile rimedio: si doveva lasciar crescere la fanciulla per poi sacrificarla il giorno del suo diciassettesimo compleanno. In questo modo la sventura si sarebbe trasformata nel favore di Set e la Stygia sarebbe ritornata all’antica potenza.
Diedero alla bimba il nome di Khoraset, prediletta da Set, e la allevarono rendendola consapevole della sua importanza e lieta del suo destino.
Ora però Khoraset rifletteva amaramente su come un solo sguardo avesse cambiato tutto.
Era accaduto durante le celebrazioni della rinascita del dio oscuro. Il giovane accolito aveva osato alzare il capo e guardarla, lei lo aveva notato e niente era più stato come prima.
Aveva voluto rivederlo e ci era riuscita. Era rimasta colpita da quei verdi occhi e da quella bocca sensuale. E lui le aveva dichiarato il suo amore. Le aveva detto che amava i suoi neri capelli ed il suo sguardo dorato. Le aveva proposto di fuggire ed al suo inorridito diniego aveva sprezzantemente risposto che una manciata di nei non significava nulla. E lei aveva cominciato a credere in una vita normale.
Ma qualcuno li aveva traditi ed ora la fanciulla trattenne un singhiozzo pensando alla fine del giovane,  a come lui aveva urlato il suo nome mentre l’ultimo brandello di pelle gli veniva tolto.
E quando tutto finì giurò a se stessa che sarebbe fuggita, sarebbe vissuta ed avrebbe portato la rovina a tutta la Stygia.
Ora le Guardie di Set stavano per riprenderla, era stata una pazza a pensare di sfuggire a quegli invincibili guerrieri. Così come era stata pazza a correre nella giungla con quei vestiti. Ora aveva i piedi feriti e braccia e gambe graffiati dai rami. Non aveva importanza, ormai sentiva il rumore dei cavalli che tra poco sarebbero sbucati nella radura.
Di colpo irruppe un nero cavallo, montato da un guerriero imponente, rivestito da una nera armatura a piastre ed armato con una grande spada sguainata.
Il cavallo correva verso di lei e Khoraset gridò di terrore, le sembrò che un nero demone stesse per travolgerla.
Ma all’ ultimo momento il guerriero  trattenne il cavallo con forza inaudita, costringendolo ad impennarsi e piroettare su se stesso. Nello stesso momento una delle Guardie di Set arrivava al galoppo e senza riuscire a trattenere il cavallo sbatteva contro l’ampio petto del nero stallone. Approfittando del  disorientamento della guardia, il nero guerriero falciò di lato con lo spadone che staccò il braccio sinistro dell’avversario e si piantò profondamente nel fianco uccidendolo.
Khoraset  non credette ai suoi occhi, aveva sempre pensato che le Guardie di Set fossero invincibili ed ora quel guerriero ne aveva uccisa una con disarmante facilità.
Lo guardò meglio e vide un volto segnato dalle cicatrici in cui spiccavano due occhi di un azzurro bruciante, seminascosti da lunghi capelli neri che ricadevano sulla fronte. La sua corporatura era imponente eppure intuiva la sua estrema agilità. Le pareva di aver di fronte una possente pantera, capì che si trattava di un barbaro.
Lo vide volgersi verso di lei, mentre scuoteva la spada per liberarla dal sangue, e rabbrividì chiedendo: "Chi sei? Sei un uomo od un demone? Perchè mi hai salvata?".
Il barbaro rise e le rispose con una voce profonda:"Per Crom, ragazza, cosa ti fa pensare che io voglia salvarti? Mi sono imbattuto in un drappello di guardie ed ho pensato che cercassero me. Quando ho capito l’errore era troppo tardi ed ho dovuto uccidere quei cani!".
La fanciulla balbettò:" Ma come è possibile? Hai ucciso da solo una dozzina di guardie".
"Devo ammettere che erano abili spadaccinii", fu la risposta," ma qui al sud la forza degli uomini non è nulla a confronto di quella del popolo della Cimmeria!".
"Cosa sarà di me adesso?", mormorò la ragazza," Sono maledetta e tutta la Stygia cercherà di catturarmi."
Il cimmero la guardò  e lei sentì il suo sguardo correre lungo tutto il suo corpo, troppo tardi si accorse che i vestiti laceri lasciavano vedere più di quanto fosse lecito mostrare.
Quando tentò di coprirsi la risata del guerriero la scosse: "Fatti guardare ragazza, da troppo tempo non ho visto la bellezza di una donna. E non ho mai conosciuto una maledizione che non potesse essere spezzata dall’ acciaio e dalla volontà di un uomo.  Verrai con me, usciremo da questo paese di stregoni degenerati. Ti porterò sui monti Himeliani e riprenderò il mio posto di capo fra gli Afghuli.".
La ragazza non ebbe il tempo di replicare che già un braccio possente la cingeva issandola sul cavallo. Il cimmero la mise davanti a se e galoppò in avanti ridendo:"Sarà un memorabile inverno. Grassi mercanti da depredare, soldati imperiali da uccidere e una splendida donna da amare".

Credo non sia difficile capire a quale scrittore mi sono ispirato