che sono difficili da descrivere.
La guerra è una di queste cose.
Chi l’ha “vissuta” non ne parla quasi mai, e se lo fa allora sta sul generale, usa eufemismi e difficilmente parla della sua esperienza.
Tolkien sapeva bene cos’è la guerra, eppure nei suoi libri ne troviamo una versione emendata, corretta, anche se certamente funzionale alla storia.
Ci sono eccezioni, e posso citare come esempio Kaputt.
Però anche nella scrittura di Malaparte avverto una certa “reticenza”.
Paradossalmente potremmo dire che per parlare di guerra occorrono scrittori che non l’hanno vissuta, che non hanno avuto esperienza del suo orrore e della sua bellezza.
Ma anche no.

“Poi Gur’ev cominciò a disquisire sul perché gli scrittori scrivessero così male della guerra, sui giornali.
“Se ne stanno belli nascosti a scrivere, quei figli di buona donna, non vedono nulla di persona, restano oltre il Volga, nelle retrovie. E scrivono di chi li tratta meglio. Lev Tolstoj, lui sì, ha scritto Guerra e Pace. Lo leggono da cent’anni e lo leggeranno per altri cento. Perché? Perché c’era anche lui a combattere, e sapeva di chi bisognava scrivere”
“Mi perdoni, compagno generale”, disse Krymov “ma Tolstoj non ha mai combattuto“.
“Come sarebbe che non ha mai combattuto?” chiese il generale.
“Sarebbe che non ha combattuto” disse Krymov. “Ai tempi della guerra con Napoleone Tolstoj non era ancora nato“.
“Sul serio?” domandò a sua volta Gur’ev. “E com’è che non era nato? Chi gliel’ha scritto, allora, quel libro, se lui non era ancora nato? Eh? Cosa mi dice?”

“Vita e destino” Vasilij Semënovi? Grossman

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