L’ Hungry Dream è un locale di Basin City, molto esclusivo.
Gli uomini che hanno denaro lo preferiscono alla Città Vecchia gestita dalle donne.
Quello che certi maschi cercano può essere offerto solo da loro simili.
Il gigantesco portiere conosce bene quel tipo di uomini, ne sta giusto vedendo uno attraverso lo spioncino della porta blindata.
Nota il lungo impermeabile di ottimo taglio, i capelli brizzolati, i piccoli occhiali d’acciaio dalle lenti tonde e il viso un po’ apprensivo da “prima volta”.
Fa la domanda di rito e ascolta la risposta che solo pochi conoscono, apre la porta ed accoglie il cliente con cortesia.
Lo informa che per farlo accedere al locale deve controllare  non abbia con se armi o oggetti pericolosi. Si scusa mentre utilizza un metal detector che rimane silenzioso, poi gli fa cenno di passare.
Il cliente sorride, un po’ impacciato, percorre il breve corridoio e rifiuta il cortese richiamo della guardarobiera.
La donna lo vede rialzare il bavero senza sorprendersi, molti non vogliono essere riconosciuti nella sala della scelta.
L’uomo prosegue verso una piccola porta nera, la apre ed entra in un grande salone.
Si guarda intorno, alla sua destra un  bar dal bancone scintillante, a sinistra una parete con una dozzina di porte, nel centro tavolini occupati da giovani donne e qualche uomo della sua stessa età, di fronte un palco su cui si stanno esibendo una ragazza e un serpente.
Una musica vagamente orientale accompagna le evoluzioni della donna e dell’animale.
L’uomo avanza lentamente, sceglie un tavolino a ridosso del palco e si siede. Dopo pochi istanti si avvicina un’ elegante cameriera e domanda sottovoce cosa possa servire. Ascolta la breve richiesta e si allontana, torna dopo poco con un bicchiere di acqua.
Il cliente si guarda intorno, con un aria un po’ spaurita. Le donne sole, tutte molto belle ed abbigliate con gusto, ricambiano il suo sguardo con occhiate dolci, invitanti.
Dal bar arriva un uomo alto, con passo deciso, si ferma in mezzo ai tavoli, poi si avvicina ad una ragazza dai capelli color dell’oro, si china e le sussurra poche parole.
Lei impallidisce e si alza, poi entrambi si dirigono verso le porte. Un cameriere con la stazza di un lottatore si precipita ad aprirne una, fa un leggero inchino alla coppia che entra, poi richiude il battente e si pone accanto, in attesa.
L’uomo con l’impermeabile beve un sorso d’acqua e sembra immergersi in profondi pensieri.
Le luci nella sala si attenuano e un presentatore sale sul palco.
Annuncia la star della serata: Angela.
In sala nessuno sembra farci caso, solo l’ultimo venuto posa il bicchiere e ascolta le note che si stanno diffondendo.
Riconosce la musica di Stravinskij: L’ Oiseau de feu.
Si fa attento ed è il primo a vedere la ragazza che fa la sua entrata sul palco. E’ poco più di una bambina, ed è bellissima.
La sala si ammutolisce, tutti rimangono soggiogati dal fascino di quella danzatrice dagli occhi smeraldini e dai lunghi capelli color dell’ebano.
Si muove con grazia e sensualità, incantando il pubblico e risvegliando il desiderio di tutti.
Non indossa vestiti ma sul corpo le sono state dipinte delle fiamme,  anch’esse sembrano danzare.
Quando la musica finisce il silenzio è assoluto, poi gli uomini applaudono e lei si inchina. Il presentatore accorre con un bianco accappatoio, la danzatrice lo indossa e le luci si fanno più intense.
L’uomo fa un cenno ad una cameriera e quando si avvicina le indica la fanciulla sul palco. Lei scuote la testa e spiega che quella ragazza non è disponibile. L’uomo insiste e la giovane donna gli sussurra che è la fidanzata del proprietario. Sta per ribattere che vuole solo parlarle quando la danzatrice si accorge del colloquio.
Guarda incuriosita il bicchiere d’acqua e poi scende dal palco dirigendosi verso di lui.
In sala gli uomini la guardano con desiderio,  lei si siede al tavolo e allontana la cameriera con un gesto. Tutti invidiano quel fortunato bastardo con l’impermeabile.
Il presentatore annuncia un’altra esibizione, le luci si abbassano e il pubblico torna a concentrarsi sulla nuova danzatrice, una rossa dai grandi seni.
Angela osserva l’uomo sorridendo e aspetta una domanda che non tarda a venire, fatta con una voce dal tono sorprendentemente dolce: “Come ti chiami?”.
“Lo sai già” risponde appoggiandosi allo schienale e incrociando le lunghe gambe “Te lo ha detto il presentatore”.
“Mi piacerebbe sapere il tuo vero nome”.
“Angela, è così che mi chiamo, non ho nomi d’arte”
“Perchè sei venuta al mio tavolo?”.
Lei sembra riflettere, poi risponde con voce seria: “Per due motivi: qui nessuno beve acqua e tutti sanno che io non sono disponibile”.
“Io non lo sapevo” le dice l’uomo e poi domanda: “Vuoi un bicchiere d’acqua?”.
Lei ride: “Sei davvero strano, sicuro di essere venuto nel locale giusto?”.
L’uomo si fa serio: “Si, sono dove devo essere”.
Angela lo guarda, un po’ sconcertata, il viso dell’uomo è sereno e nei suoi occhi non c’è traccia di desiderio, ma qualcos’altro. Ad un tratto capisce: c’è della compassione nel blu di quello sguardo. Fa per alzarsi, improvvisamente vuole andare via da quell’uomo che non è come tutti quelli che conosce.
Ma lui le poggia una mano sull’avambraccio, delicatamente, e le chiede: “Quando tornerai a casa stasera?”.
Sente una strana urgenza nella domanda, risponde con sincerità: “Tra mezz’ora me ne vado”.
L’uomo annuisce, pensoso, ritira la mano e il suo sguardo si fa distante.
‘Mi sta congendando’ pensa la ragazza, stupita.
Si alza, si allontana, ma, quasi avesse un ripensamento, torna indietro, si china verso l’uomo e gli sussurra: “Senti, quando esco vado al bar all’angolo della settima, mi fermo a bere qualcosa, mi farebbe piacere trovarti lì”. Si rialza, quasi di scatto, e se ne va.
Lui prende il bicchiere e beve un sorso d’acqua, si volta verso il palco e ascolta il presentatore magnificare le doti della prossima artista.
Un paio di danzatrici si susseguono e il tempo scorre.
L’uomo si alza e si dirige verso il bar.
Accanto al bancone il padrone del locale sorseggia un drink, alle sue spalle una guardia del corpo scruta la sala impugnando una pistola.
L’uomo passa loro accanto, nessuno dei due lo degna di uno sguardo.
La barista invece lo vede oltrepassarli e poi girarsi di scatto.
Estrae dalla manica un coltello di plastica e lo affonda nel rene destro del bodyguard. Il dolore è così intenso che il ferito si irrigidisce e spalanca la bocca in un urlo silenzioso.
L’uomo ne approfitta per prendere la pistola e nello stesso tempo tagliargli la gola col coltello appena estratto. Poi comincia a sparare, il primo colpo alla nuca del proprietario dell’ Hungry Dream, il secondo al cuore della barista che sta per  urlare. Sposta la mira e centra in fronte il portiere che sta accorrendo, poi scavalca il bancone, spara alla serratura di un grosso cassetto, lo apre e prende i due HK con doppio caricatore. Una pallottola infrange lo specchio dietro al bancone, delle urla cominciano a echeggiare per la sala. Non si preoccupa, sa che in simili momenti pochi hanno la freddezza di reagire nel modo giusto. Il suo datore di lavoro gli aveva detto del cassetto, un’informazione esatta, e quindi non dubita che le altre uscite siano state chiuse, come convenuto.
Si rialza e si dirige verso la sala, sparando brevi raffiche, uccidendo per prime le guardie armate. Le porte si aprono e escono uomini seminudi, li falcia con indifferenza. Il sangue comincia a rendere scivoloso il pavimento. In poco tempo ha abbattuto tutte le persone in sala, ma il lavoro è appena iniziato. Si dirige verso il palco, sale sopra, ricarica gli HK e poi entra negli spogliatoi, accolto da un grido isterico di una ragazza. Le fa saltare la testa e poi rivolge l’arma verso l’altra donna inginocchiata, con le mani giunte in preghiera. Una pallottola le entra in bocca prima che possa implorarlo, e il suo cervello va a inzaccherare gli specchi per il trucco.
Ci vogliono parecchi minuti prima di finire. U n paio di ragazze hanno cercato di nascondersi nei bagni, un cliente sotto un letto al di là di una delle porte. Tre giovani donne erano legate su altri letti in altre stanze, le ha uccise con un colpo in fronte.
Quando è sicuro che tutti sono morti si sfila l’impermeabile sporco di sangue, sotto indossa un giubbotto di pelle nera. Da una tasca estrae un berretto scuro, lo calca in testa, poi esce da una porta sul retro, usando la chiave che gli è stata data.
Cammina veloce nella notte, i muscoli delle spalle gli fanno un po’ male, pensa che ormai è quasi giunto il momento di ritirarsi, dopotutto ha quasi cinquant’anni ed e da più di trenta che fa quel lavoro.
Pensa al contratto che ha appena eseguito ed è quasi soddisfatto, quasi.
La ragazza, Angela, il suo ricordo lo infastidisce. Non doveva chiederle quando sarebbe uscita. Non doveva sentirsi sollevato quando aveva saputo che se ne sarebbe andata prima dell’ora convenuta per il massacro.
Scuote la testa, forse è davvero giunto il momento di smettere, forse.

Angela vede la limousine fermarsi all’angolo della strada, puntuale. Esce dall’ombra del vicolo, getta in un tombino le chiavi con cui ha chiuso le porte del club e si dirige verso la portiera tenuta aperta dall’autista.
Entra nell’auto e siede accanto all’uomo più potente di Sin City, il senatore Roark.
Lui le sorride e dice: “Bene, credo che la tua piccola vendetta sia compiuta. Mi è costato molto assumere quell’assassino, ma per te voglio solo il meglio. Però non capisco perchè hai voluto che uccidesse anche le ragazze”.
Lei lo guarda e il suo viso si fa duro: “Nessuno in quel locale meritava pietà”.
Poi, stranamente, le torna in mente l’uomo che beveva acqua, si sorprende a sperare che sia andato al bar per incontrarla.
Le era sembrato un uomo buono, che non meritava di morire.
Il senatore ride: “Giusto, dolcezza, questo è il segreto della vita: nessuna pietà. Ed ora vedi di fare in modo che il prezzo che ho pagato abbia un senso.”