ed è un sollievo entrare nel circolo ferrovieri, al caldo.
Mara si guarda attorno, siamo venuti in due per cercare un vecchio. Vogliamo convincerlo a condividere la nostra scelta, ha molti amici e potrebbe “portare” parecchi voti. C’è però un problema, la moglie lo ha lasciato e ci hanno detto che passa le giornate ubriacandosi lentamente. Comunque sono appena le quattro del pomeriggio, dovremmo ancora riuscire a comunicare.
Mara mi fa un cenno ed indica un tavolo. Lo vedo, sembra fissare un bicchiere mezzo pieno, o forse mezzo vuoto.
Andiamo da lui, salutiamo e ci sediamo senza aspettare un invito o una risposta.
Ci guarda e gli occhi sembrano non riuscire a mettere a fuoco. Faccio per alzarmi, è ubriaco e rischiamo di perdere tempo. Mara mi ferma, vuol fare un tentativo. Gli parla per un paio di minuti, senza avere risposta. Si indispettisce e sbotta: “Si tratta solo di prendere una decisione. Tutti sono in grado di decidere”.
Il vecchio sembra riscuotersi, il suo sguardo si fa più attento, poi sorride e io vorrei che non l’avesse mai fatto. E’ un sorriso terribile, una smorfia di dolore. Beve un sorso, fissa Mara, la voce è carica di dsprezzo: ” Cosa ne sai tu di decisioni? E parlo di quelle vere non della scelta di un vestito. Decisoni di vita, decisioni di morte”.
Forse il vino lo fa delirare, forse non è stata una buona idea venirlo a cercare.
Continua, parlando velocemente, con urgenza: “Veniva giù a più di cento chilometri orari, capite? Un locomotore senza freni. Toccava a me azionare lo scambio. Due binari. Un treno merci e un treno passeggeri, carico di ragazzi e bambini delle scuole. Voi cosa avreste deciso? Eh?
L’ho mandato contro il merci. Il passeggeri era leggero, sarebbe stata una strage. Così ho deciso. Ho ammazzato i macchinisti di quel maledetto merci”.
Mara prova ad interrompere: “Hai fatto l’unica cosa che…”
Il vecchio ride, sembra un rantolo: “Mia moglie se ne è andata. Non mi ha mai perdonato. Nostro figlio è morto e lei dice che è colpa mia. E ha ragione. Una decisone giusta però, la più giusta. Si signorina che sa tutto delle decisioni. L’unica possibile. E non si torna indietro”.
Mi alzo e faccio segno a Mara di seguirmi. Il vecchio ci guarda, sorride, orribilmente. Usciamo dal locale e Mara mi dice: “Era ubriaco. Non ha senso tormentarsi”.
Mi fermo e la guardo: “Non hai capito vero?”.
“Cosa? Cosa c’era da capire?”.
Rimango in silenzio per un momento, poi glielo dico: “Uno dei macchinisti era suo figlio”.
p.s.: visto che i miei racconti non sono il massimo dell’allegria, vi potete forse risollevare leggendo la mia intervista maddogghesca

Articoli
Piaciuto molto questo racconto
13 dicembre 2009 @ 21:49
Mara è un po’ rincoglionita però, io l’avevo capito subito che il figlio era uno dei macchinisti
Tragicamente bello
14 dicembre 2009 @ 13:56
Non sono allegrissimi, però ti lasciano qualcosa dopo che li hai finiti. Te paresse poco, mi’.
14 dicembre 2009 @ 15:09
Tanabrus:
Giulia: certo che è rincoglionita…l’ho “creata” così…ma anche l’originale non è che sia troppo sveglio
Lyp: però mi piacerebbe scrivere solo racconti allegri
14 dicembre 2009 @ 17:48
Quindi non è una storia vera?
14 dicembre 2009 @ 21:09
Fab: l’incidente avvenne al raccordo Torrazza- Chivasso- Torino Dora, circa vent’anni fa.
14 dicembre 2009 @ 22:20