a raccontare

“Si, si” fu l’affannata risposta “naturalmente vi capisco, io stesso nelle vostre circostanze, cioè, non voglio mancarvi di rispetto, io non potrei mai essere come voi nobile signore, non mi permetterei.”.
Ma Asher non lo stava più ascoltando, si girò e si diresse verso Ariel, ora doveva dirle cosa fare e doveva farlo in fretta perchè il tempo a loro disposizione stava ormai finendo.
Quando le fu vicino la ragazza gli rivolse uno sguardo da cui traspariva una fiducia così totale che per un momento gli si strinse il cuore, doveva fare del suo meglio per non deluderla.
“Ti ho procurato un passaggio al di la del fiume ragazzina.” le disse “Dovrai salire sul carro e cambiarti i vestiti. No, non mi interrompere, dobbiamo fare in fretta. Ora il tuo nome è Cayrin e se qualcuno te lo domanderà dirai che io mi chiamo Dernhar e ti ho comprata in un bordello per il mio piacere. Poi hai incontrato i due attori e sei riuscita a fuggire con loro che hanno accettato di accoglierti in qualità di apprendista. Lo so è una storia che non reggerebbe ad un esame accurato, ma del resto se incontri qualcuno che sa della tua fuga i tuoi occhi ti tradiranno comunque.”.
Lei lo guardò intensamente prima di chiedere: “Perchè non vieni anche tu con noi? Potresti travestirti anche tu, magari non penseranno che un carro di guitti ci nasconda.”.
“No,” la interruppe lui  sorridendo“ non funzionerebbe. E poi voglio parlare con Zelana, sono molti anni che non la vedo, sono curioso di sapere se mi trova cambiato. Sai lei pensava che io fossi morto, credo che sia stato per lei un bel colpo sapermi vivo.”.
“Tornerai da me?” gli chiese lei con voce ed espressione seria “Vorrei tanto averti vicino quando i sacerdoti mi accoglieranno, credo che sei la sola persona che mi abbia aiutato senza voler nulla in cambio. Sei mio amico Asher?.”.
“Si, sono tuo amico” fu la risposta “ e ti prometto che farò tutto il possibile per tornare da te.”.
Lei gli sorrise contenta e, quando lui la prese tra le braccia per portarla al carro, appoggiò la testa alla sua spalla, fiduciosa.
I due attori,  quando li videro avvicinarsi, scostarono un lembo del variopinto telone che ricopriva il veicolo, il guerriero potè così depositare la ragazza all’interno. “Prendi un vestito da quel baule verde cara,” le disse in tono gentile la donna “era di mia figlia, dovrebbe andare bene.”.
Intanto suo marito ricevette le ultime istruzioni che gli furono date  con voce tagliente:”Ti affido la ragazza, bada che risponderai di lei con la tua vita. Ora dirigiti al traghetto ed attraversa in fretta il fiume, temo che quei predoni abbiano ucciso anche il traghettatore ma non dovreste trovare difficoltà ad usare quella piattaforma galleggiante. E’ assicurata con un cavo ed una carrucola alla fune tesa tra le due rive, ti basterà spingerla con la pertica. Andate adesso, quando sarete sull’altra sponda tenetevi sulla strada ed avanzate il più velocemente possibile”.
Il conducente avviò i muli e fece quello che gli era stato detto, quando Asher li vide approdare impugnò la daga e tagliò la fune, lasciando che ricadesse nell’acqua, poi tornò con calma all’osteria, fece abbeverare il cavallo e si preparò ad affrontare Zelana.
Ormai il sole era alto nel cielo, decise di togliersi la cotta di maglia ed il corpetto imbottito, era sicuro che lei sarebbe arrivata da sola, alla massima velocità possibile, non  avrebbe quindi indossato la  corazza. Rimasto in camicia sciolse i capelli e li rilegò strettamente usando un laccio di cuoio che aveva preso dalla giubba del guerriero che aveva ucciso, si sedette su una sedia appoggiando i piedi sul tavolo vicino, controllò la lama della daga e la tenne a portata di mano assieme alla spada.
Si sentiva stranamente calmo, era da tempo che non gli succedeva prima di un combattimento che poteva decidere della sua vita. Nel silenzio di quel pomeriggio che annunciava l’arrivo dell’estate riandò nuovamente con la mente al passato, faceva  caldo anche quando era andato alla grande fiera del solistizio, quando l’aveva vista per la prima volta.

Gli avevano detto che giù in città si esibiva un’invincibile guerriero, però non era un uomo ma una specie di folletto o forse uno gnomo malefico che si divertiva ad umiliare chi lo sfidava.
Non era insolito che durante le fiere si esibissero spadaccini erranti, dando spettacolo e dimostrazione della loro abilità dietro compenso; non si era però mai sentito di una specie di spiritello maligno che si batteva con la furia di un demone.
Così aveva voluto andare a vederlo di persona ed i suoi giovani amici lo avevano seguito, lieti di abbandonare,anche se solo per poco tempo, il rigore e la disciplina del castello.
Arrivarono alla piazza principale  della città ridendo e scambiandosi scherzi, con la gente che si apriva al loro passaggio riconoscendoli per quello che erano: nobili ragazzi arroganti e pericolosi.
Infine giunsero al recinto dove si esibiva lo spadaccino e scoppiarono in una risata. L’invincibile demonio era una ragazzina magra, vestita con una tunica imbottita di un verde sbiadito, dalla quale spuntavano dei pantaloni di pelle rattoppati ed infilati in un paio di scalcagnati stivali.
Impugnava una spada di legno che sembrava troppo grande per lei e guardava gli spettatori con aria feroce, sfidandoli. Vicino all’arena  improvvisata un uomo era pronto a raccogliere le scommesse, ma dalla sua espressione contrariata pareva che da parecchio tempo nessuno avesse voluto battersi.
Lui si voltò verso il suo migliore amico e gli disse:”Sfidala tu, Morgar, facci vedere se le lezioni del maestro d’armi ti sono servite a qualcosa o se, come al tuo solito, hai preferito evitarle per studiare in quella polverosa biblioteca.”.
La risposta  fu accompagnata  da un’occhiata  astiosa:”La sfiderò se userà una spada vera, non mi abbasso a questi giochi di contadini”
E quelle parole furono l’inizio di ciò che il destino aveva da tempo decretato.
Ricordò come Morgar fu umiliato dalla ragazza, che lo sconfisse facilmente dopo che lui aveva superato d’un balzo la staccionata pensando di spaventarla con una vera spada.
Ma lei era riuscita a tenergli testa e lo aveva disarmato, colpendolo sul polso che si era rotto con un rumore secco.
In quel momento lui l’aveva ammirata ma era anche stato invaso dall’ ira e dall’ indignazione, come osava quella stupida ragazzina umiliare il figlio di un pari del regno? Era entrato nell’arena e le aveva urlato di raccogliere la lama del suo amico e di combattere con lui.
Lei lo aveva guardato con occhi beffardi e gli aveva detto: “Combattere per la vita è molto diverso da quelle stupide danze che fate con i vostri maestri d’armi, sei sicuro di saperlo fare?.”.

Il cavallo arrivò al galoppo ed Asher si alzò impugnando entrambe le lame, poi avanzò fino al centro della strada, lentamente, ed attese.
La donna frenò l’animale a pochi metri dal guerriero e lo trattenne con mano ferma  facendogli fare una piroetta, entrambi erano ricoperti di polvere e  la bestia aveva la schiuma alla bocca.
Lui vide che non si era sbagliato, Zelana indossava l’uniforme che si usava al tempio: una tunica nera di seta, pantaloni anch’essi neri e stivali poco sopra al polpaccio.
Non portava la spada cerimoniale ma sopra  le sue spalle spuntavano le impugnature di due spade gemelle, sorrette da due cinghie che si incrociavano sul petto, tra i seni.
Il verde dei suoi occhi non era cambiato anche se in essi ardeva una furia quasi incontenibile, il suo volto era però diventato più scavato, quasi ascetico, ma sempre bellissimo.
I capelli erano tagliati a caschetto, arruffati dalla corsa, ancora neri come l’ ala di un corvo.
“Ti stavo aspettando,” le disse con  voce tranquilla” sapevo che il tuo desiderio di rivedermi ti avrebbe fatto arrivare per prima. Sei sempre molto bella, vedo che porti ancora le tue due spade, ti sei tenuta anche in esercizio?”.
Lei lo guardò  con odio, faticando a trovare una risposta, quasi soffocata dalla rabbia, poi sputò fuori le parole come fossero veleno:”Maledetto bastardo! Credevo fossi morto ed invece sei qui e la aiuti a fuggire, ad andare verso morte certa. Ma cosa sei diventato? Un assassino da strada, tu che eri, tu che potevi diventare.”. La collera  la costrinse a tacere per riprendere fiato ma dopo un attimo continuò: “Mi hai lasciata a morire, bastardo! Mi hai abbandonata tra i miei nemici ed ora sei qui a difendere una bambina. Ti sei forse innamorato di lei? Stupido, tu non sai nulla!”.
“Forse so poche cose” la interruppe lui “ma so che ho amato una sola donna nella mia vita ed ancora la amo. Prima che arrivassi ripensavo alla prima volta che ti ho vista, mi ricordo ancora come eri vestita e come impugnavi la spada di Morgar sfidandomi. Credo di averti amata allora per la prima volta.”.
“Vorrà dire che andrai agli inferi con un bel ricordo allora, bastardo!” gli urlo lei mentre  smontava da cavallo, sguainando le spade quasi prima di toccare terra.
Attaccò con ferocia e lui l’attese senza muoversi, fino a quando gli fu quasi addosso poi deviò con la daga una delle lame gemelle e bloccò l’altra usando la spada, lei si ritrasse e per un momento rimasero a guardarsi. Fu Zelana ad attaccare nuovamente, le sue spada sembravano danzare nell’aria tracciando luccicanti arabeschi, Asher si limitò a  parare indietreggiando lentamente. Duellarono in silenzio, lei con furia animalesca, lui con calma e metodo fino a quando la punta di una delle spade gemelle lo raggiunse al braccio sinistro facendogli cadere la daga.
Il volto della  donna fu attraversato da un’orribile smorfia di trionfo e, sicura della vittoria, tirò un affondo al fianco sinistro mentre bloccava  la spada di lui usando la lama che impugnava nella sinistra.
Asher, invece di ritrarsi, parve andarle incontro, ma un istante prima di essere colpito le afferrò il polso con la sinistra e l’attirò a se torcendolo e spostando la spada di lato, poi con mossa fulminea le diede una testata in pieno volto.
Zelana  riuscì a ritrarsi ed ad assorbire in parte l’urto, non potè però evitare il colpo di rimessa del guerriero che le trafisse la coscia destra.
Lei cadde in ginocchio e cercò di sorreggersi puntando una spada a terra ma lui le tirò un calcio facendogliela sfuggire di mano e la fece cadere supina.
La sovrastò  posando un piede sul polso che impugnava  la seconda lama e mettendole la punta della sua spada sotto al mento.
“Arrenditi” le disse “non voglio farti altro male.”.
Ma lei afferrò la lama che la minacciava e cercò di contorcersi, lui si abbassò e le  afferrò l’avambraccio ringhiando:”Lascia, ti taglierai le dita, falla finita non voglio ucciderti !”.
Per tutta risposta lei lo morse e lui staccò la mano e l’alzò per schiaffeggiarla quando improvvisamente si bloccò, aveva visto l’ orribile cicatrice sul polso della donna.
Lei si accorse del suo sguardo inorridito e  gli  disse con voce bassa e carica d’odio:”Cosa credevi? Pensavi forse che quando mi hai lasciata mi trattassero con tutti gli onori? Dopo che avevi detto che ero io che avevo tradito? Lo sai cosa ha  fatto Morgar?”.
“No!” le rispose con voce inorridita “Non c’era lui al comando del castello. Io ti ho lasciata nelle mani del capitano della guardia reale!”.
“Morgar è arrivato il mattino del giorno dopo,” proseguì lei implacabile “mi ha fatta crocefiggere prima di mezzogiorno così da poter mangiare mentre mi guardava morire. Ma prima mi ha fatto spezzare le gambe e le braccia. Maledetto, ho giurato su quello croce che vi avrei uccisi entrambi. E quando i sacerdoti di Dagon mi hanno salvata ho vissuto ogni istante per avere la mia vendetta.”.
“No.” ripetè Asher a bassa voce e cadde in ginocchio lasciando la spada.
“Sono stanco moglie mia,” continuò in un sussurro “stanco di combattere. Non ho avuto scelta, gli dei non concedono il libero arbitrio, allora come oggi ho dovuto percorrere la strada che essi mi hanno indicato. Avrei voluto che non finisse così, volevo solo guadagnare un po’ di oro e poi me ne sarei andato e avrei cercato di dimenticare. Ma quando ho guardato negli occhi la ragazza ho saputo che dovevo proteggerla. Non credere che se la riporti indietro si salverà, un dio che rinasce ha bisogno di un grande sacrificio. Io so perchè i sacerdoti ti hanno salvata ma non importa, sono stanco, prendi la tua arma ed uccidimi,  sarà una morte migliore di quanto io abbia mai sperato.”.
Zelana si mise a sedere ed appoggiò la lama sul collo dell’uomo che non si mosse, lo guardò negli occhi e capì che davvero lui sapeva, la spada  si abbassò e la furia abbandonò il suo volto, sostituita dalla  sorpresa e dall’ansia.
“Ma allora perchè hai fatto tutto questo?” gli disse con la voce stravolta dalla preoccupazione “Perchè non l’hai riportata da me? Sei davvero convinto che debba raggiungere il tempio di Mitra? Pensi davvero di poterla proteggere, di salvarla?”.