ecco la terza parte

L’uomo si alzò dalla sedia, sfilò la lunga spada e l’appoggiò sul tavolo, si avvicinò alla sacerdotessa e si chinò esaminandole la caviglia offesa. Provò a toglierle il morbido stivaletto ma lei gemette di dolore, allora sfoderò il lungo coltello e disse: ”Dovrò tagliare la tua calzatura, la caviglia si è gonfiata.”.
“Fai quello che devi,” gli rispose lei “spero tanto che non si sia rotta, mi fa molto male, cercherò di non gridare.”.
Ma lui fu sorprendentemente delicato e Ariel si stupì che quelle grandi mani, coperte di cicatrici, potessero essere così gentili. Poi guardò la spada e sussultò per lo stupore. “Ferma ragazzina,” borbottò Asher  “non ti muovere altrimenti rischio di farti male.”
“La lama della tua spada,” disse lei con voce eccitata “ è d’acciaio veniriano. Vale il riscatto di un re!
Riconosco i riflessi dell’acciaio piegato migliaia di volte, ne ho viste alcune nel tesoro del tempio, ed erano state donate dagli antichi imperatori. Tu potresti essere ricco, se solo la vendessi.”.
“Ragazzina” fu la risposta “sei stata educata al culto del dio, cosa ne vuoi sapere di acciai. E’ una buona arma, mi fu data da mio padre e mi ha ben servito, tutto qui. Comunque la tua caviglia non mi sembra rotta, credo si tratti di una semplice slogatura. Proverò a fasciartela.”.
“Ma chi sei tu veramente?” gli domandò la fanciulla con voce sommessa “Perchè mi aiuti?”.
“Sono un vecchio soldato, te l’ho detto,” le rispose lui bruscamente “non farti venire fantasie la situazione è già abbastanza complicata.”.
Poi scese in strada e strappò un largo pezzo di stoffa dal vestito della donna morta, lo ridusse in strisce sottili usando la daga e poi tornò da Ariel ed iniziò a fasciarle la caviglia.
Con la coda dell’occhio vide che lei stringeva i denti per non gridare e si ricordò di un altra donna in un altro tempo.

La battaglia era  appena finita, avevano combattuto fianco a fianco poi erano stati divisi da un ultimo disperato attacco del nemico. Ora lui la cercava attraversando la pianura  disseminata di cadaveri e di morenti. Ad un tratto sentì la sua voce sfrontata che lo chiamava: “Ehi, dovresti cercarmi dove è maggiore il numero dei caduti, credo proprio che anche questa volta ti ho battuto”. Si girò e la vide poco distante, seduta ai piedi di quello che un tempo era stato un albero ed  ora pareva un dito scarnificato che ammoniva il cielo.
Le si avvicinò e notò che effettivamente i nemici giacevano numerosi nelle sue vicinanze; le sorrise, felice di ritrovarla  viva, ed il suo cuore fu più leggero.
Ma quando vide la sua gamba coperta di sangue fece una smorfia preoccupata e corse da lei chinandosi e cercando con gli occhi la ferita.
Lei allungò una mano e gli arruffò i neri capelli dicendo. “Non è nulla, ho solo perso un po’ troppo sangue, però come vedi ne ho versato molto di più di quello nemico. E mi pare che anche tu qualche taglio lo hai ricevuto.”.
“Aspettami qui,” le rispose lui “mi sembra una ferita profonda, vado a chiamare un cerusico ed una lettiga. Forse prima è meglio che la fasci, mi sembra che sanguini ancora.”.
Lei si sporse in avanti e mise una mano guantata di ferro sotto al mento dell’uomo e la alzò delicatamente fino a quando lui fissò i suoi occhi color smeraldo.
Rimasero a guardarsi per un lungo istante poi lui la baciò e quando lei schiuse le labbra tutta la fatica ed il dolore delle ferite svanì.
Tornarono alla realtà richiamati da un grido lontano: “Mio signore, mio signore, dovete venire al campo, vostro padre chiede di voi, C’è stata una grande vittoria ed a voi ed al vostro coraggio va tutto il merito.”.
Un uomo che indossava una splendente e lucida armatura si stava avvicinando di corsa e quando lui si staccò dalla sua amata colse l’espressione di disapprovazione sul suo volto.
“Morgar,” disse il guerriero con voce dura “come al solito arrivi quando la battaglia è ormai finita. Torna da dove sei venuto e fai venire un cerusico con una lettiga per trasportare la mia futura  sposa, colei che sarà la tua regina.”

Ancora oggi poteva rievocare l’ argentina risata di Zelana quando vide l’espressione del primo consigliere di suo padre, e rivedere lo splendore dei suoi occhi e la bellezza del suo viso sporco di sangue.
Si riscosse da quei pensieri e finì di legare la fasciatura, si rialzò e disse: “Prova ad appoggiare a terra il piede, devo sapere se sei in grado di reggerti.”.
Lei provò con cautela ad alzarsi ma quando spostò il peso del corpo sulla caviglia offesa impallidì e ricadde a sedere.
Asher sospirò e pensò che per la ragazza sarebbero stati un tormento anche gli scossoni del cavallo, ma dovevano andarsene al più presto, non c’erano alternative.
Improvvisamente gli parve di sentire un suono di campanelli, zittì la ragazza, che stava per parlare,  con un gesto ed impugnò la spada e la  daga volgendosi verso il villaggio.
Il tintinnio crebbe d’intensità e dopo poco videro uno sgargiante carro multicolore che veniva verso di loro. Mentre si avvicinava cominciarono a sentire una vivace discussione che pareva svolgersi tra l’uomo che  teneva le redini dei quattro muli e la donna che gli sedeva accanto a cassetta.
A pochi passi da loro il conducente sbraitò: “Taci donna, se tua figlia si è fatta irretire da quello scudiero la colpa è solo tua. Tu gli hai messo in testa  quelle idee da gran dama e le hai fatto dimenticare di essere un’onesta artista di strada. Tu le hai…”.
L’invettiva s’interruppe di colpo quando i due litiganti si accorsero dei cadaveri in mezzo alla strada.
Il guidatore tirò le redini facendo fermare il carro, si guardò intorno smarrito ed impallidì mortalmente quando scorse l’ uomo armato con due lame.
Cercò disperatamente di far girare il carro ma la strada era troppo stretta e così non gli rimase che abbracciare tremando la donna, guardando con occhi sbarrati quella figura da incubo che si stava avvicinando.
I due poveretti pensarono che la loro ora fosse giunta quando videro un volto che pareva intagliato nella pietra ed un azzurro sguardo inquisitore.
“Siamo solo due artisti girovaghi,” disse l’uomo balbettando “ non abbiamo visto nulla, le faccende di sua signoria non ci riguardano, non diremo nulla. Vi prego lasciate andare mia moglie, rimarrò io qui a garanzia del suo silenzio io…”.
Asher li scrutò cercando di capire se fossero realmente ciò che sembravano, ovvero due attori di mezz’età stravolti dalla paura. L’esame lo lasciò soddisfatto, riguainò le armi e disse: “Miei cari signori, permettete che mi presenti. Mi chiamo Dernhar e quella  che vedete seduta è la mia nipotina Cayrin, purtroppo una banda di malfattori si era impossessata del traghetto e quando ci hanno visti arrivare ci hanno aggrediti ed hanno cercato di usare violenza alla povera fanciulla. capirete che ho dovuto difendermi.”.
Mentre  i due coniugi annuivano vigorosamente lui continuò sorridendo:” Ora si dà il caso che  io abbia sentito un po’ dei vostri discorsi e la vostra perdita mi rammarica. Ma mi stavo chiedendo se la mia sfortunata parente non potrebbe prendere momentaneamente il posto della vostra perduta figliola e venire  con voi per un po’ di tempo.”.
“Ma certo mio signore,” si affrettò ad assentire l’attore “potete accompagnarci  per tutto il tempo che volete. “.
“Io non verrò con voi.” lo interruppe il novello zio “Vedete credo che mia moglie si sia, come dire, un po’ arrabbiata per la gita che ho fatto con mia nipote. Voi siete uomo di mondo e capite certe cose, quindi comprendete che dovrò rimanere per spiegarmi con la mia consorte che ha, a dire il vero, un gran brutto carattere.”.