La posò delicatamente su una delle poche sedie rimaste all’impiedi ed entrò nella sgangherata osteria, uscendone quasi subito con un boccale ricolmo di birra.
Con la mano libera prese uno dei tavoli e lo mise di fronte alla ragazza, posò la schiumosa bevanda e disse:”Comincia a berne un sorso ragazzina, credo proprio che tu ne abbia bisogno. Io devo recuperare la mia arma e dopo vedrò se trovo qualcosa che tu possa mangiare .”.
“Non posso,” protestò lei asciugandosi gli occhi “non ho tempo, devo andare a Gurza dai sacerdoti di Mitra, io..”.
“Bevi!” la zittì lui con voce  aspra “E pensa che la  fretta ha ucciso molte persone e persino grandi guerrieri. E non credo che tu possa andare da molte parti senza mangiare e senza medicare la caviglia, senza contare che io e te dobbiamo ancora decidere alcune cose.”.
Lei prese il boccale, bevve un piccolo sorso, intimidita, e lo guardò mentre ritornava stancamente sulla strada. Quando lo aveva visto combattere gli era parso uno di quegli eroi delle leggende, veloce e terribile; ora invece gli sembrava solo un mercenario male  in arnese, un sopravvissuto.
Lo vide mentre rigirava il cadavere del guerriero ed estraeva la daga con uno strattone, la ripuliva sui pantaloni del caduto e la riappendeva alla cintura. Notò che frugava il morto e poi si dirigeva  verso la dama. Distolse lo sguardo, disgustata, e pensò di essersi imbattuta in un volgare brigante di strada.
Ma quando smise di pensare a quell’ uomo fu di nuovo invasa dalla disperazione, non ce l’avrebbe mai fatta a raggiungere i sacerdoti e la profezia scritta sulle tavole di Skelos si sarebbe avverata. Era solo una stupida ragazza, avrebbe  dovuto prendere un cavallo ed invece era fuggita di corsa, senza pensare. Aveva ragione quello sconosciuto, la fretta gli era stata fatale, ora lui le avrebbe preso la statua ed il sigillo e per il mondo sarebbe stata la fine, stupida, stupida, era stata proprio stupida.
Le sue rabbiose recriminazioni furono interrotte da un colpo secco che la fece sobbalzare, quel brigante le aveva appoggiato davanti un piatto di arrosto freddo e verdure e si era comodamente seduto a cavalcioni di una sedia, in attesa.
Lei pensò che non aveva fame ma si costrinse a prendere un pezzetto di carne, doveva conservare le forze se voleva avere una minima possibilità.
Masticò lentamente ed il sapore del cibo le risvegliò l’appetito  o meglio la fame, in poco tempo vuotò il piatto e lo ripulì usando il pezzo di pane che l’uomo le aveva allungato.
“Bene, “ le disse Asher “ora direi che possiamo parlare. Credo che ti convenga darmi quello che hai in quella borsa appesa alla cintura, non ti farò del male, ti porterò al villaggio e ti lascerò da qualcuno che possa curare la tua caviglia. A chi mi ha commissionato il lavoro dirò che ti ho uccisa e buttata nel fiume, non credo che ti cercheranno”.
“Tu non sai chi sono io, vero ?” rispose la ragazza “Allora te lo dirò e ti spiegherò perchè sono fuggita, sarà poi Mitra a decidere se dovrò sopravvivere. Ormai la mia vita è nelle mani degli dei.”.
“Oh in realtà lo so chi sei ragazzina” le disse lui “l’ho capito quando ti ho guardata negli occhi. Solo la Grande Sacerdotessa del dio Dagon ha gli occhi del colore dell’ oro. No, non ti agitare, so mantenere un segreto e la mia offerta vale ancora.”.
“Tu non sai nulla!” rispose lei con la voce intrisa di disperazione” E’ scritto nelle tavole di Skelos che quando i sette pianeti saranno allineati il dio Dagon ritornerà in questo mondo e lo distruggerà. Solo frantumando la sua antica immagine ed il suo sigillo lo si potrà impedire. Per questo li porto dai sacerdoti di Mitra, loro possono farlo poiché conoscono gli antichi riti. Ho giurato che  lo  avrei fatto.”.
L’assassino la guardò per un lungo momento, vide la disperazione nei suoi occhi ma anche una grande determinazione, e capì che quanto diceva era la verità.
“Potrei portarli  io dai sacerdoti.” le disse.
“Non servirebbe.” gli rispose la sacerdotessa scuotendo rabbiosamente la testa “Devo andare io perchè il rito richiede la mia presenza. Per distruggere gli oggetti occorre un rituale che esige il sacrificio della Gran Sacerdotessa di Dagon, dovrò essere bruciata su una pira.”.
“Potrebbe esserci un altro modo,” le disse Asher a bassa voce “forse ci sono altri rituali. Non puoi esserne certa ragazzina.”.
“Forse” disse lei con voce tremante “ o forse no. Ti prego, lasciami andare, ho paura ma devo cercare di impedire la venuta del dio. Ti prego, aiutami.”.
“Darò un’ occhiata alla tua caviglia” fu la risposta “poi decideremo il da farsi. Credo comunque che non siano solo i seguaci di Dagon ad interessarsi a te. Chi mi ha ingaggiato pareva non avere nessun interesse a che tu viva o muoia mentre la dama voleva la tua morte. In ogni caso ormai la tua assenza avrà messo in allarme il tempio e la comandante delle Guardie di Dagon ti starà ormai cercando.”.
La ragazzà sbiancò dal terrore balbettando:”Zelana avrà sicuramente mandato un ufficiale con delle guardie a cercarmi, dobbiamo andarcene subito.”.
“Non credo che abbia mandato un suo sottoposto” le rispose lui quasi soprappensiero “credo proprio che verrà di persona.”.
“Allora sono perduta!” si disperò la fanciulla “Tu non la conosci, la comandante è un guerriero spietato, terribile. “.
“Invece la conosco bene.” la interruppe Asher “Aveva più o meno la tua età quando la vidi per la prima volta e già  allora era una guerriera formidabile. Abbiamo combattuto insieme per quattro lunghi anni e poi le  nostre vite si legarono indissolubilmente.”.
“Non capisco, cosa significa che vi siete legati?” gli chiese la ragazza stupita.
Lui sorrise  amaramente e le rispose: “Quando tornammo dalla guerra di Erghram eravamo carichi di bottino e di gloria, pensavamo di essere i padroni del nostro destino ed io le dichiarai il mio amore e le chiesi di passare il resto della sua vita con me. Zelana è mia moglie e ti assicuro che appena avrà la  mia descrizione, e stai certa che scoverà il mio mandante e gliela estorcerà, verrà a riprenderti per riportarti indietro assieme alla mia testa. Ma ora vediamo la tua caviglia e  direi che possiamo anche presentarci. Il mio nome è Asher.”.
La ragazza richiuse la bocca che aveva spalancato per la sorpresa e disse:”Io, io mi chiamo Ariel.”.