Si svegliò di colpo, la mano scattò ad impugnare la corta daga che teneva sullo sgabello vicino al letto.
I leggeri colpi si ripeterono, si alzò e si avvicinò alla porta lentamente, senza fare alcun rumore. Indossava già camicia e pantaloni di pelle, valutò per un momento se doveva terminare di vestirsi e calarsi dalla finestra.
La notte prima era stato fortunato al tavolo da gioco, forse troppo per alcuni, ed ora era possibile che rivolessero indietro i soldi.
Ma poteva anche trattarsi di un nuovo lavoro, magari gli avrebbero commissionato l’assassinio di un nobile, qualcuno molto in alto, il che avrebbe comportato un compenso che gli avrebbe permesso di trasferirsi e cambiar vita.
Sospirò smettendo di fantasticare e con voce stanca chiese: “Cosa volete? Non è ancora sorto il sole, è questo il modo di disturbare la gente onesta.” e si preparò a spalancare di colpo la porta stringendo la corta lama, pronto a colpire.
“Apri Asher,” disse una voce roca che apparteneva alla proprietaria della bettola “tu gente onesta non ne hai mai conosciuta. Apri che ti vogliono parlare di un lavoro, così forse finalmente mi pagherai.”.
Lui fece scattare il chiavistello e si fece da parte facendo passare la corpulenta locandiera che reggeva un lume ed una persona curva, quasi raggrinzita, completamente avvolta in un mantello e col viso parzialmente nascosto da una sciarpa di seta.
La donna sbuffò, posò la lucerna sul tavolo e con malgrazia borbottò: ”Dovreste pagarmi il disturbo voi due, non è nemmeno l’alba e non capisco perchè i vostri sporchi affari mi debbano…”.
Ma non finì la frase, lo strano personaggio che la accompagnava si volse di scatto, con un movimento serpentino, e bisbigliò con voce aspra: “Vattene e non tornare, io ed il mercenario dobbiamo parlare da soli.”. Le poche parole furono pronunciate con un tono di comando e di minaccia che fece scorrere un brivido lungo la schiena del suo futuro interlocutore.
La donna arretrò spaventata e si affrettò ad uscire borbottando parole di scusa, appena i suoi passi risuonarono sulle scale lo sconosciuto si avvicinò alla porta, la richiuse e ritornò da Asher, che nel frattempo si era seduto sul bordo del letto.
Due occhi gialli e maligni scrutarono per un breve momento il mercenario che strinse più forte la daga e gettò un’occhiata alla spada appoggiata alla testiera del giaciglio.
“Non temere,” gracchiò la voce smorzata dalla seta “ i miei padroni hanno un lavoro per te. Un compito delicato, che richiede prontezza e soprattutto discrezione. Naturalmente sarai pagato, diciamo che se tutto avverrà secondo le nostre aspettative ti potrai sistemare per il resto della tua vita, che sarà invece molto breve se fallirai.”.
“Non mi piace essere minacciato,” rispose l’uomo “io sono un onesto soldato di ventura e penso proprio che i tuoi padroni non abbiano abbastanza oro per permettersi i miei servigi.”.
Dal mantello giunse una stridula risata: “Tu ti fai chiamare Asher e dici di essere un mercenario, ma in realtà sei un assassino ed un ladro. Un tagliagole di bassa lega, esattamente ciò che ci serve per non attirare l’attenzione e per portare rimedio ad una spiacevole situazione. Perciò stai zitto ed ascolta attentamente, i miei padroni sono generosi e non avrai di che lamentarti.”. Pronunciando le ultime parole estrasse da sotto il mantello una piccola borsa che lanciò sul letto e dalla quale fuoriuscirono alcune monete d’oro.
L’uomo si affrettò a raccoglierle e disse:”Finalmente cominci a parlare una lingua più cortese, dimmi chi devo uccidere e quando.”.
“Non si tratta di uccidere,” fu la risposta” devi recuperare un oggetto che è stato rubato. Una cameriera che lavorava per i miei padroni si è impadronita di una statuetta e di un medaglione. Non sono oggetti di grande costo ma hanno un valore, si potrebbe dire, affettivo. La ragazza è uscita a piedi qualche ora fa dalla città e sappiamo che è diretta verso le montagne di Ibra, pensiamo voglia recarsi alla capitale del regno di Yagghor, probabilmente vuol vendere il bottino e rifugiarsi da certi suoi parenti.
Tu devi solo raggiungerla e riprendere la refurtiva, che ci riporterai immediatamente. Se devi ucciderla fallo pure, la sua vita per noi non ha alcuna importanza, quello che vogliamo sono gli oggetti. Se riuscirai avrai il doppio delle monete d’oro che hai avuto come anticipo.”.
Asher riflettè brevemente, quel tipo non gli piaceva ma il lavoro sembrava non presentare grosse difficoltà, se si sbrigava la poteva raggiungere in poche d’ore e recuperare il maltolto.
Probabilmente la storia appena raccontata non era del tutto vera, se fosse stata una semplice ladra sarebbe bastato denunciarla alla guardia cittadina, ma a lui tutto sommato non importava.
“Va bene, accetto.” fu dunque la risposta “ datemi solo una descrizione precisa della ragazza e degli oggetti.”. Da sotto il mantello spuntò una pergamena e la sgradevole voce disse:”Ecco un ritratto della ladra, gli oggetti li riconoscerai facilmente perchè sono di pietra nera e portano entrambi inciso un pentacolo inscritto in un cerchio di stelle.”.
L’assassino prese il rotolo e lo svolse ritrovandosi a fissare il volto di una fanciulla dai lunghi capelli, bello ed altero.
“Non mi pare una cameriera,” disse “ sembra piuttosto una nobile dama, forse dovreste pagarmi di più. C’è qualcosa di poco chiaro in questa faccenda.”.
“Sei ben pagato” nella voce dello sconosciuto ritornò il tono di minaccia “e credo sia opportuno che tu ti metta in marcia, ci rivedremo qui domani alla stessa ora e tu mi darai ciò che avrai preso. In caso contrario sarà la tua vita che ci ripagherà del tuo fallimento.”.
Detto questo lo strano ed inquietante personaggio si girò ed usci dalla stanza senza fare il minimo rumore.
Asher diede un’altra occhiata alla pergamena poi l’arrotolò e l’avvicinò alla fiamma della lucerna, appena prese fuoco la gettò nel caminetto ed iniziò a vestirsi.
Indossò un corpetto imbottito e sopra di esso una leggera cotta di anelli d’acciaio brunito, infilò un paio di stivali al ginocchio e si allacciò in vita un cinturone di cuoio al quale appese la daga ed lungo coltello. Prese la spada e controllò il filo della lunga lama, poi la appese sulla schiena utilizzando un semplice anello di ferro rivestito di cuoio e fissato ad una cinghia che gli attraversava il petto.
Controllò che l’arma scorresse agevolmente e provò ad estrarla un paio di volte, prese un mantello di lana nero e se lo gettò sulle spalle badando a far sporgere l’impugnatura della spada.
Si avvicinò alla piccola finestra per guardare nello stretto vicolo di fronte alla locanda, il riflesso sul vetro gli restituì l’immagine di un uomo alto, dal viso segnato dalle cicatrici. Sapeva che se fosse stato uno specchio avrebbe visto anche un paio di occhi di un blu profondo. Sospirò, improvvisamente stanco, aveva ormai passato i trent’anni ed era stufo di quella vita fatta di improvvisi risvegli e brusche partenze. Decise che sarebbe stato l’ultimo lavoro, avrebbe usato il compenso per acquistare una piccola fattoria, avrebbe allevato cavalli, gli piacevano gli animali, raramente tradivano.
Si riscosse, si legò dietro la nuca i lunghi capelli neri con un nastro ed uscì dalla stanza, scese velocemente le scale e si diresse verso la stalla, seguito dall’ostessa che reclamava a gran voce i pagamenti arretrati.
La zittì lanciandole una delle monete d’oro che lei prese con il viso trasfigurato dall’ avidità e profondendosi in scuse e richieste sui bisogni dell’ illustrissimo cavaliere.
Lui scelse un robusto stallone nero e cominciò a sellarlo con movimenti resi essenziali dalla lunga pratica, poi lo condusse in strada e montò in arcione dirigendosi verso le porte della città.
Cavalcò al passo, senza fretta, non voleva attirare l’attenzione; le guardie alle mura lo accolsero con malcelato fastidio poiché dovettero interrompere un accanita partita a dadi.
Tuttavia lo lasciarono uscire aprendo i pesanti battenti del grande portone, appena fuori lui diede di sprone e si allontanò con un andatura sostenuta.
Il sole cominciava a sorgere all’ orizzonte ed Asher ritenne che senza troppo forzare il cavallo avrebbe raggiunto la ragazza prima di mezzogiorno. Se si dirigeva ai monti Ibra avrebbe dovuto attraversare il fiume Ghaol ed in quella stagione lo si poteva fare solo utilizzando il traghetto dopo il villaggio di Alishel. Bastava dunque che lui si dirigesse lì di buon passo e se anche la fanciulla non utilizzava la strada principale non ci sarebbero stati problemi, lui l’avrebbe preceduta e l’avrebbe attesa al varco.
Cavalcò per parecchie ore ed infine giunse al villaggio, lo attraversò e si diresse verso l’approdo del traghetto, dove una piccola osteria accoglieva i viaggiatori che desideravano rifocillarsi prima di compiere la traversata.
Notò che ad uno dei tavoli posti all’ aperto sedevano due persone: una donna che aveva l’aspetto di una nobile dama ed un uomo che all’apparenza sembrava essere la sua guardia personale.
Scese comunque da cavallo, lo legò ad uno dei pali infissi davanti all’ ostello e si accomodò, scegliendo un posto da cui potesse vedere la strada che portava al traghetto. Aveva fame e non c’era motivo per rimandare il pasto, chiamò l’oste che si rivelò essere un omino servile che si muoveva a scatti. Ordinò un piatto di stracotto di manzo con verdure ed un boccale di birra locale, intanto, senza darlo troppo a vedere, guardava l’uomo seduto accanto alla nobildonna. Probabilmente si trattava di un guerriero abituato a combattere, lo testimoniavano l’impugnatura lucida e consunta della spada ed il modo in cui sedeva, apparentemente rilassato ma con l’aria di chi è pronto a sguainare le armi e battersi in qualunque momento; decisamente la donna si era scelta una buona guardia del corpo.
Mangiò con calma ed aveva appena finito quando la ragazza arrivò, la vide venire dal villaggio, zoppicava leggermente ed aveva l’aria esausta. Era vestita come un paggio ed i capelli erano tagliati corti ma non fece fatica a riconoscerla, anche in quelle condizioni, col viso sporco di polvere e l’espressione stravolta dalla fatica, era di una bellezza sconvolgente.
Asher sospirò riflettendo che l’essere belli era sempre un problema, non si riusciva a passare inosservati; comunque ora c’erano troppi testimoni per poter agire, avrebbe accompagnato la ragazza sul traghetto e poi avrebbe atteso il momento opportuno.
La fanciulla continuò ad avvicinarsi, probabilmente era affamata ed assetata, lui pensò di chiederle di accomodarsi al suo tavolo, magari poteva tentare di sembrarle amico. Ma c’era il rischio che il suo aspetto ed il suo volto dall’espressione dura la spaventassero, meglio non far nulla ed attendere.
Improvvisamente successe qualcosa di assolutamente inaspettato. La dama si alzò in piedi indicando la ragazza e gridò: “E’ lei, la maledetta puttana, ammazzala Gandiar, tagliale la gola e gli dei ti daranno la ricompensa.”.
Molte cose accaddero in pochi istanti.
La guardia si alzò di scatto impugnando la spada e la fanciulla lo guardò con orrore girandosi e cominciando a correre, ma inciampò in un sasso e cadde rovinosamente.
L’uomo gridò di gioia ma il suo urlo si trasformò in un rantolo di morte mentre fissava l’impugnatura di una daga che gli spuntava dal petto.
Asher dopo aver lanciato la lama si era alzato rovesciando il tavolo e dirigendosi verso la fanciulla che cercava di rialzarsi e ricadeva con un grido di dolore stringendosi una caviglia con entrambe le mani.
L’assassino fece però appena in tempo a scartare di lato ed a girarsi evitando d’un soffio il pugnale della nobildonna, con un movimento fluido estrasse la spada e le fece compiere un breve arco, sollevando uno spruzzo di sangue dalla gola della dama che fece un paio di passi e si accasciò al suolo.
Colla coda dell’ occhio vide l’oste che gli si gettava addosso impugnando due corte spade, parò il suo primo affondo e per un lungo momento arretrò davanti alla gragnola di velocissimi colpi che l’ometto scaricava con il volto stravolto da un’ira feroce.
Finse di incespicare e scoprì il fianco sinistro, il piccoletto ghignò e si slanciò in avanti finendo infilzato al ventre dalla spada prontamente rimessa in linea.
Di colpo calò un profondo silenzio, interrotto a tratti dai gemiti di dolore della ragazza che si era messa a sedere, Asher valutò che probabilmente si era slogata una caviglia.
Le si avvicinò con calma standole di fronte e, toccandole la spalla con la punta insanguinata della spada, le disse:”Hai qualcosa che non ti appartiene ragazzina, dammelo.”.
Lei alzò il viso rigato dalle lacrime, cercò di trattenere i singhiozzi e rispose:”Non posso, uccidimi pure, non posso infrangere il mio voto.”.
Lui pensò che non aveva mai visto degli occhi di quello strano color dell’ oro e che a volte la vita era proprio una gran puttana e ti metteva in trappola quando meno te lo aspettavi.
Alzò la spada e la portò dietro la schiena facendola ripassare nell’anello, poi si chinò e prese in braccio la fanciulla alzandola senza sforzo e dirigendosi verso la taverna.
Oggi vi propino
un altro racconto, per ora solo la prima parte.

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