il mio Rimedio Universale stimoli la memoria e faccia rimembrare anche il passato più remoto.
Ricordo ancora con piacere il giorno in cui incontrai una persona straordinaria.
Stava finendo il V secolo a.c. e io mi trovavo ad Atene. In quegli anni ero ancora giovane e affamato di conoscenza. Per questo, quando seppi che il famoso Protagora era ospite del mio amico Callia, mi precipitai a casa sua per fare la conoscenza dell’ uomo che da tempo ammiravo.
Dopotutto non succede tutti i giorni di poter avvicinare uomini di grande cultura, maestri di vita e critici letterari di chiara fama.
Era noto infatti che i sofisti sapevano analizzare ed interpretare le antiche poesie nell’ unico modo corretto possibile. A quel tempo non avevo dubbi che per un uomo di scarsa cultura persino una breve poesia potesse celare pericoli e minare la sua integrità morale.
Appena arrivato noto che il portiere, di solito gentile, sembra di cattivo umore, quasi scortese. Quando entro capisco il perchè, il portico è affollato di persone.
Callia mi riconosce e mi fa cenno di avanzare, ci salutiamo e lui mi indica il grande filosofo. Rimango colpito dal suo aspetto saggio e sereno, dal modo in cui cammina, seguito da uomini desiderosi di abbeverarsi alla sua sapienza. E’ anziano, ma il suo sguardo è penetrante e la voce ferma. Spero proprio di potergli rivolgere qualche domanda, anche se non oso sperare di avere con lui un vero dialogo.
Ma prima di potermi avvicinare noto un certo trambusto e l’attenzione di tutti si rivolge verso due uomini che stanno entrando. Uno è un giovane di odinario aspetto, ricordo di averlo già incontrato e il suo nome è Ippocrate, l’altro è un uomo di mezza età dall’aspetto sgradevole. Il suo viso pare quello di un satiro e il suo sguardo mi sembra malevolo, l’abbigliamento è un po’ trasandato e il suo incedere mi sembra leggermente claudicante.
Chiedo lumi a Callia che dice: “Ma come! Non conosci Socrate? Eppure dovresti aver già sentito parlare di lui anche se non è da molto che sei ad Atene”.
In effetti mi pare di rammentare che qualcuno mi ha parlato di lui, se ben ricordo si tratta di un uomo che beve molto e che va in giro a porre sgradevoli domande, pare sia stato anche maledetto dagli dei con una moglie più feroce di un lupo dell’Epiro.
Spero che la sua presenza non disturbi la riunione, ma purtroppo così non è.
Si rivolge subito a Protagora, che stranamente sembra conoscerlo da tempo, chiedendogli se l’amico che l’accompagna è nel posto giusto visto che gli serve un maestro.
Che impudenza! E peggio ancora quando chiede al sommo quale sia la materia che lui insegna.
Ammiro la compostezza di Protagora, per nulla intimidito da quell’assalto.
Egli risponde serenamente che è maestro di virtù.
Al che Socrate mette in dubbio che la virtù si possa insegnare. Pazzesco.
Cosa sia la virtù e perchè si possa insegnare lo spiega subito il sofista narrando un mythos, uno dei miei preferiti, quello di Prometeo ed Epimeteo.
Alla narrazione segue un lungo logos, un discorso in cui spiega che è grazie alla virtù politica donata da Zeus che l’uomo è progredito, ha fondato città ed è in grado di governarsi.
Il logos di Protagora mi lascia senza parole, e pare avere lo stesso effetto su quel tal Socrate. Infatti anche lui è costretto ad elogiare il sofista.
Mi pare chiara la superiorità intellettuale del sofista ma, incredibilmente, Socrate insiste e pone una domanda: la virtù è una sola cosa o è formata da diverse parti?
Seguono altre domande, precise, secche e mi rendo conto che Protagora si sta irritando.
Le sue risposte si fanno più lunghe e a questo punto anche Socrate sembra spazientirsi. Egli esige risposte brevi, poi minaccia di andarsene per non perdere altro tempo.
Sento che sta succedendo qualcosa, ora il brutto ateniese non mi sembra più uno sprovveduto. In lui c’è una forza d’animo terribile e mi sembra quasi che stia combattendo una battaglia, assurdo.
Callia interviene placando gli animi e Protagora accetta di proseguire la discussione, sarà però lui a fare domande a Socrate.
Gli propone l’analisi di una poesia di Simonide, Socrate dice di ben conoscerla e dopo un attimo fa una pessima figura non accorgendosi di un’evidente contraddizione.
Mi spiace che la contesa sia finita e che Socrate se ne stia lì come un pugile bastonato, cominciavo a provare simpatia per quella brutta faccia.
Ancora una volta accade l’incredibile, Socrate si “rialza” e ricorrendo all’ “aiuto” di un astante offre una sua interpretazione del carme.
E’ palese che la critica di Protagora era sbagliata.
Ora però Socrate ritorna a interrogare Protagora sulla virtù.
Il dialogo che ne consegue è straordinario.
Non lo riporto perchè potete leggerlo qui. Il mio amico Platone lo mise per iscritto durante la sua giovinezza.
Quando finisce le posizioni iniziali dei due antagonisti sono capovolte e io sono assolutamente stupito.
Ricordo che Socrate disse: ” E sono convinto che l’esito dei nostri discorsi di poco fa, se potesse prendere aspetto umano, ci accuserebbe e si farebbe beffe di noi; e, se potesse parlare, immagino ci direbbe: “Siete ben strani, Socrate e Protagora: tu, Socrate, che nei tuoi ragionamenti di prima sostenevi che la virtù non è insegnabile, ora ti impegni a sostenere la tesi opposta, tentando di dimostrare che tutti i beni, giustizia, temperanza e coraggio, sono conoscenza, che è il modo migliore per far apparire insegnabile la virtù.
Perchè se la virtù fosse altro dalla conoscenza, come Protagora tenta di dimostrare, sarebbe evidente che non si può insegnare. Ma se ora risultasse essere interamente costituita da conoscenza, come tu, Socrate, ti affanni a provare, sarebbe ben strano che non potesse essere insegnata.
Protagora, dal canto suo, che partiva dal presupposto che essa fosse insegnabile, ora, al contrario, pare ansioso di dimostrare che essa è tutto fuorchè conoscenza; e, se così fosse, non risulterebbe affatto insegnabile”
Quando Socrate se ne andò lo seguii e in seguito ebbi con lui frequenti conversazioni. Ancora oggi la mia stima ed il mio affetto per quel brutto ateniese sono intatte. Egli è stato il primo che mi ha indicato la lunga e terribile via che può portare alla verità.
Verità che egli sempre sostenne, pagando con la vita, a differenza del “sommo” Protagora che preferì la fuga.
Bene, dopo aver recensito il Protagora di Platone vado ad aumentare il mio attuale tasso alcolico in vista della mezzanotte.
Ci si risente verso quell’ora per gli auguri.

Articoli
Frate Giellus sarebbe intimidito da cotanta sapientia. Non è che hai un po’ di RU anche per lui? Sempre ex-post, naturalmente.
E buon anno, binoculare – soprattutto.
31 dicembre 2009 @ 15:13
Siccome oggi e domani probabilmente non ci sarò passo a darti gli auguroni di buon anno nuovo Val!!! A te alla famiglia e a tutti i lettori del blog! E visto che a Natale non sono passato vi dò anche gli auguri di buon Natale, scusate il ritardo XD
Bhe, auguri!!!!
31 dicembre 2009 @ 15:36
A mezzanotte sarò altrove, quindi gli auguri li faccio ora.
A te, alla tua famiglia, alla tua scorta di ru, a questi tuoi vecchi amici greci… e al tuo kindle, che ho il vago sentore che sia responsabile di questo post
31 dicembre 2009 @ 18:08
E’ la serata giusta per scolarti un po’ del tuo RU della miglior annata! Finchè sei sobrio metti al sicuro il tuo labrador, potrebbe aver paura dei botti
Gli auguri dopo la mezzanotte (che può voler dire mezzogiorno…)
31 dicembre 2009 @ 19:26
G.L.: il RU è sempre disponibile
E ricambio gli auguri…un anno ottimale sarebbe quello in cui posso leggere con ambedue gli occhi il NK pubblicato
Moko: gli auguri non sono mai in ritardo e son sempre bene accetti…grazie
Tanabrus: stavolta il Kindle non c’entra…ho ripescato un vecchio libro dei tempi del liceo
Grazie per gli auguri che ricambio
Giulia: sulla mia collina niente botti
E il mio labrador ha passato la mezzanotte sulla sua poltrona preferita…russando come una vaporiera sfiatata
1 gennaio 2010 @ 13:35