e poi il quattro vien da sè.

Sembrava che fosse in corso una lotta selvaggia ed il giovane guardò la ragazza dicendo:”Sta succedendo qualcosa di strano, forse quel tuo gran sacerdote ha pensato di assoldare dei mercenari, o magari ha scatenato una rivolta. Dimmi dove posso trovare una sala d’armi così poi…”.
Non poté finire la frase perché vide che dal fondo del corridoio stava avanzando un uomo in armatura. Spostò di lato la sua prigioniera e si preparò ad affrontare l’avversario impugnando saldamente la daga. Ma dopo un attimo di spasmodica  attesa si rilassò, chi stava lentamente giungendo non era più in grado di combattere. Aveva perso l’elmo e la faccia era ridotta ad una maschera di sangue, la mano destra impugnava una spada che strisciava per terra, la mano sinistra era impegnata a trattenere le viscere che sfuggivano da un enorme squarcio dell’ armatura, all’altezza del ventre.
Il moribondo riuscì a fare ancora un paio di passi poi incespicò e cadde di schianto. Il cimmero gli si avvicinò e vide che era ancora vivo, allora si chinò e domandò.”Cosa sta succedendo? Stanno attaccando il palazzo?”. L’uomo però guardava la ragazza che si era avvicinata e, con grande sforzo riuscì a parlare dicendo:”Altezza, vostro padre è caduto. Il gran sacerdote, che sia maledetto, ha mandato il dio a…dovete fuggire, la guardia è stata massacrata…dovete…Cthulhu è stato risvegliato…fuggite.”. Poi cercò di voltarsi verso il cimmero e con voce sempre più  fievole proseguì: “Voi, se siete un uomo d’onore, prendete la mia spada, proteggetela…il dio è  affamato…io…”. Non riuscì a terminare l’avvertimento, tentò di riprendere fiato, un fiotto di sangue gli uscì dalle labbra mentre con uno sforzo supremo cercava di alzare la spada per darla al barbaro, ma la morte sopraggiunse.
Il giovane raccolse  la lunga lama macchiata di sangue e borbottò. “Una bella arma, fatta di buon acciaio, doveva essere un alto ufficiale.”. Poi si alzò e  continuò con voce più forte:”Andiamo ragazza, ora mi sento meglio, l’acciaio non mi ha mai tradito e non ho mai conosciuto un essere vivente che non potesse essere ucciso con una buona spada, indicami la via ed usciamo.”.
Si girò e rimase interdetto, la principessa era esangue e tremava violentemente; allora lui le si avvicinò e le diede uno schiaffo, poco più di un buffetto nelle sue intenzioni, ma la testa della fanciulla sobbalzò violentemente. Però la sberla la riscosse, gli occhi le luccicarono per l’ira, strinse la destra a pugno e colpì il cimmero sul volto con tutte le sue forze. Il barbaro si massaggiò la guancia e sorrise dicendo: “Allora la gattina ha sfoderato gli artigli. Ora che ti sei sfogata devi dirmi la strada più breve per uscire, non credo ci sia molto tempo. E dio o mostro che sia ha probabilmente ucciso tutte le guardie di tuo padre, meglio se non lo incontriamo.”.
“Maledetto vigliacco” rispose lei con la voce resa rauca dall’ ira" ti vantavi che non ti piaceva fuggire ed ora metti la coda tra le gambe e scappi. Qualunque cosa sia ha ucciso mio padre e io lo devo vendicare. Dammi la tua daga, non credere che io sia una stupida ragazzina indifesa, il maestro d’armi mi ha insegnato a maneggiare una spada. Dammi la tua daga ti dico e poi scappa pure a  nasconderti.”.
Il viso  del barbaro si indurì e gli occhi azzurri brillarono di una luce assassina, fece un passo verso la ragazza, minaccioso, ma lei non si ritrasse e lo sfidò con lo sguardo, pallida ma decisa.
Il giovane rimase immobile per un lungo istante poi sorrise e disse: “Forse dopotutto assomigli un po’ alle donne della mia terra e siccome il mio dio Crom ama la vendetta ti aiuterò. Qualunque cosa sia  conviene affrontarla in uno spazio che ci dia possibilità di manovra. Ed ora dobbiamo anche trovarti degli abiti, non vorrai mica andare in battaglia col sedere scoperto.”. Lei arrossì violentemente e lui scoppiò a ridere dicendo: “Non ti preoccupare donna, ho altro a cui pensare ora che non le tue nudità. Io mi chiamo Conan e sono solo un ladro ed un mercenario, dimmi il tuo nome altezza e poi andiamo ad uccidere o morire.”.
“Mi chiamo Seiamira.” rispose la principessa “Al fondo di questo corridoio c’è un’altra scala, scendendola passeremo dall’armeria e poi ci potremo dirigere verso la sala delle udienze. Penso che il dio ci verrà a cercare e lì potremo affrontarlo meglio.”.
Si mossero velocemente raggiungendo la sala d’armi, la ragazza aprì un paio dei grandi armadi di quercia lungo le pareti, infilò un paio di calzoni di cuoio ed una tunica imbottita sulla quale indossò una  leggera maglia d’acciaio, ai piedi calzò un paio di stivaletti probabilmente appartenuti ad un giovane paggio. Come arma tenne la daga  aggiungendone una seconda appesa alla cintura.
Conan scelse una pesante tunica di anelli d’acciaio, un elmo aperto ed una pesante ascia bipenne. Trovò anche un fodero per la spada ed un paio di cinghie per fissarla sulla schiena.
Appena  ebbero finito di armarsi sentirono uno strano grido, lamentoso, dalle tonalità aliene.
“Il dio ci chiama” disse allegramente il cimmero” non facciamolo attendere”, uscì dall’armeria assieme  alla fanciulla ed andarono verso la grande sala delle udienze.
Ormai nel palazzo aleggiava  un sinistro silenzio, probabilmente chi non era stato ucciso era ormai fuggito. Dopo un paio di curve cominciarono a vedere i primi cadaveri, erano accasciati lungo il grande corridoio che portava alla sala. Molti erano orrendamente mutilati ed in alcuni punti il pavimento e le pareti erano letteralmente coperte di sangue.
Ma l’orribile spettacolo non arrestò i due giovani che alla fine si trovarono davanti all’immensa porta che portava al grande salone,  dove i re di  Pelishtim tenevano le loro assemblee ed udienze.
Lì il tanfo di morte era più intenso, ma all’odore dolciastro del sangue si mescolava un rivoltante puzzo, era come se un’antica fossa comune fosse stata scoperchiata e centinaia di putrescenti cadaveri fossero venuti alla luce.
La principessa esitò un attimo, quasi sopraffatta dalla nausea, ma Conan entrò deciso impugnando l’ascia; allora lei scosse la testa e stringendo i denti fino a farli scricchiolare lo seguì.
Appena entrati notarono subito i numerosi soldati caduti, pareva che in quel luogo si fosse svolta la  battaglia finale. L’ampia sala era illuminata da numerose torcie e si sviluppava in lunghezza, con ai lati una doppia fila di altissime colonne che salivano a sostenere un elaborato soffitto.
Il cimmero indagava con lo sguardo cercando il loro nemico e si girò di scatto al grido della ragazza che aveva riconosciuto il padre. Il re giaceva seduto contro una colonna, un braccio gli era stato strappato ed aveva un’orribile ferita  al petto. Seiamira si avvicinò ai resti di suo padre ma Conan la chiamò con voce imperiosa: “Non ti distrarre ragazza, verrà il tempo dei funerali ma ora dobbiamo pensare ad uccidere.”. Lei si volse a guardarlo e così facendo scorse  il dio che usciva lentamente da dietro al trono, lui vide la sua espressione di terrore e  si girò a guardare rimanendo stupefatto.
Quella cosa che si muoveva era la copia della  statua, una creatura da incubo che muoveva i suoi tentacoli e le sue chele in un modo alieno e nauseante.
Il cimmero disperò nella vittoria, si portò lentamente al fianco della principessa e le sussurrò:”Vattene e sbarra il portone, io lo tratterrò mentre tu andrai a cercare lo stregone. Forse se lo uccidi la sua evocazione avrà fine.”. Lei lo fissò con uno sguardo feroce e disse con voce ferma. “Non me ne vado, non credere di potermi allontanare, ha ucciso mio padre e dio o non dio voglio la mia vendetta.”.
“Per Crom!” esclamò Conan ridendo ferocemente “Allora seguimi ragazza, andiamo ad uccidere un dio ed a conquistarci la gloria ed i canti dei menestrelli.”.