“Cretinate! Non ti ho fatta addestrare per tutti questi anni perchè tu muoia uccisa da una stupida macchina. Dimentichi la tua, la nostra vendetta. E’ il tuo dovere, il tuo destino, tu…”.
“Non sarò mai una guerriera, la mia matrigna non ha portato il mio nome al tempio!” la interrompe Asherin con rabbia.
Zeranya si avvicina, estrae una delle spade che porta incrociate dietro la schiena, tocca la gola della ragazza con la punta: “Credi forse che saresti diventata una guerriera? Credi che una bastarda, figlia di una traditrice, possa entrare nelle guardie? Forse dovrei ucciderti e non sprecare altro tempo con te, o forse dovrei andarmene e lasciare che tu finisca quanto avevi iniziato”.
Asherin abbassa lo sguardo e mormora: “Mi dispiace, madrina, sono indegna della vostra considerazione. Se volete che io muoia così sia”.
La donna ritrae la spada: “Sì, sei una stupida, ma ti ho vista combattere col droide e so che sei l’unica che possa vendicarci. Come ogni anno durante il mese di Corr ci saranno i combattimenti nella grande arena della capitale. Tutti possono partecipare: serve, schiave e guerriere. Alla vincitrice saranno concessi grandi onori e secondo la tradizione un suo desiderio dovrà essere esaudito, purché non sia contrario al volere della dea. Nei tempi passati più di una regina fu sfidata dalla vincitrice e dovette scendere nell’arena.”.
Asherin per un momento fissa la madrina, sconcertata, poi all’improvviso capisce e si inginocchia davanti a quella donna che aveva esaudito il suo desiderio più grande, lo scopo della sua vita.
“Il trasporto per la capitale parte tra un ora, preparati figlia mia” la voce della madrina si è addolcita, ferro al posto dell’ acciaio.
La ragazza si rialza, la sua espressione è serena: “Sono pronta, ma non c’è nulla che io desideri portare con me e non possiedo armi con cui combattere”.
“Ti sarà data un’armatura e avrai le armi che preferisci”
“Allora madrina ho solo una richiesta: vorrei poter scegliere anche l’armatura”.
“Ti sarà concesso”.

L’ Arena è più grande di quanto Asherin si aspettasse, la guarda stupita mentre si avvicina, osserva la facciata esterna articolata in quattro ordini, i tre inferiori con innumerevoli arcate e quello superiore decorato con le pitture di grandi battaglie del passato.
La sua accompagnatrice le tocca leggermente un braccio indicandole una piccola entrata. Asherin guarda la donna piccola e tarchiata, la fidata attendente della sua madrina nonché auriga del suo carro di guerra.
Il suo volto è imperscrutabile e i suoi occhi azzurri sono glaciali, la ragazza immagina che quella guerriera viva solo per eseguire gli ordini della sua Comandante, ed ha ragione.
Al momento il suo dovere è accompagnare la ragazza e portare lo zaino che contiene l’armatura.
L’entrata è sbarrata da una robusta grata d’acciao, sorvegliata da due guardie. L’attendente parla loro brevemente e mostra un foglio con il sigillo della Comandante, le donne si inchinano, aprono la grata e le lasciano passare. Percorrono un corridoio, scarsamente illuminato e in leggera discesa, fino a quando raggiungono una grande sala sotterranea. In essa stazionano decine di donne, alcune discutono animatamente, altre stanno sedute su lunghe panche, in silenzio. Un voce metallica pronuncia un nome e una delle presenti si dirige verso una piccola porta, mostra un documento alla guardia che la presidia e viene fatta entrare.
Asherin pensa che l’attesa sarà lunga, ma la sua compagna la guida verso la guardia e lei la vede sussurrare qualcosa. In un primo momento sembra ci sia un rifiuto, poi vedendo il sigillo della Comandante la guardia pronuncia poche parole in un comunicatore.
Dopo poco tempo dalla porta esce un’inserviente e fa cenno alle due donne di seguirla. Asherin si ritrova in una seconda sala, molto più piccola. Vede la donna che era stata chiamata per nome e le sembra che stia subendo una specie di esame da parte di due anziane, intente ad osservare le armi che ha portato con sé.
Non ha tempo di capire, la loro guida sceglie uno dei corridoi che si dipartono da lì e si ritrovano tutte e tre a percorrere una ragnatela di gallerie. Improvvisamente una porta di legno massiccio sbarra loro il passo, l’inserviente bussa con forza, attende una soffocata risposta, socchiude i battenti e mormora poche parole, con deferenza. Poi si fa da parte, fa segno alle due donne di entrare ed esse si ritrovano in una stanza circolare, con le pareti ricoperte da panoplie e al centro la Sovraintendente che appoggia a terra la punta di una lunga spada, interrompendo il suo allenamento. Asherin nota che la mano sinistra della donna è di metallo, così come la mandibola e la parte sinistra del viso.
“Mi hanno detto che sei qui per ordine di Zeranya” la voce della Sovraintendente è aspra e sbrigativa “dimmi cosa vuole”.
La risposta è altrettanto brusca: “La ragazza che è con me deve prendere parte ai Giochi. La mia Comandante chiede per lei una stanza riservata e vuole che il suo nome completo non sia reso noto”.
La Sovraintendente si avvicina ad Asherin, la esamina per un lungo momento poi: “Dovrà andare in una camerata, ha il collare da schiava e non vedo motivo per cui non posso rendere noto il suo nome”.
“E’ la figlia della traditrice” l’attendente sembra quasi sputare quelle parole.
Lo sguardo della Sovraintendente si fa più attento: “Sembra poco più di una bambina, non resisterà nemmeno un minuto nell’Arena” mormora, poi con voce più alta “D’accordo il suo nome completo sarà noto a me sola. Ora dimmi ragazzina, che armi userai? Penso tu sappia che le armi bianche sono le sole permesse e devono essere dichiarate all’atto di iscriversi ”.
Asherin risponde senza esitare: ”Azza, daga e due spade”.
La donna annuisce gravemente: “Le stesse armi che usava la tua alfa-madre. Che Arsis la maledica per quello che ha fatto, ma io non ho mai visto una guerriera migliore di lei, a parte le nostra regina naturalmente”.
“Fatemi vedere l’armatura, che la indossi” ordina poi seccamente.
L’attendente posa lo zaino ed estrae un paio di bracciali, una larga cintura e due cavigliere.
Asherin si spoglia velocemente e la Sovraintendente vede le cicatrici. “Forse resisterai più di un minuto” le dice e la sua faccia metallica si distorce nell’ imitazione di un sorriso.
La ragazza indossa le parti dell’armatura poi l’aziona premendo leggermente i lati della cintura.
Il bioacciaio scorre sul suo corpo e lo ricopre interamente assumendo la forma di quando fu forgiato.
La Sovraintendente impallidisce di colpo e arretra di un passo, la sua voce è incrinata: “Che Arsis mi protegga. Questo non è possibile, una tale empietà non….”
“Ci fu un precedente” la interrompe l’attendente, con voce glaciale “Tre secoli fa la regina Daiqueris usò un’armatura simile. L’armatura è conforme alle regole dei Giochi, i servomotori sono stati tolti così come i bio potenziamenti e ….”
“Ed è ricordata ancor oggi come Daiqueris la folle” è la brusca interruzione “La farò esaminare e se è conforme l’autorizzerò, ma chi ha avuto questa idea non ha fatto certo un favore a questa ragazza”.
“E’ stata una mia scelta” interloquisce Asherin con voce tranquilla.
“Allora che la Dea ti perdoni, ora lasciami la tua armatura, torna all’accettazione e fatti assegnare ad una camerata” poi continua rivolta all’attendente “Tu rimani, devo farti ancora qualche domanda e ho un messaggio per la tua Comandante”.

Quando Asherin entra nella camerata nota che sui lati della stanza ci sono una dozzina di brande, accanto ad ognuna un armadietto.
L’inserviente gliene indica una e poi si allontana. La ragazza si avvicina e si siede sul sottile materasso, conscia di essere al centro dell’attenzione delle donne che occupano la stanza.
Asherin le guarda con interesse, sono poco più di una dozzina, un paio hanno la pelle scura, una ha gli occhi a mandorla e la sua pelle è color dell’avorio, tutte hanno un’espressione dura.
Una donna alta dai capelli rossi rompe il ghiaccio: “Come ti chiami ragazzina? Non sei un po’ troppo giovane per l’Arena? Non hai paura di morire. Credo faresti meglio a tornartene dalla tua mammina”.
Si sentono un paio di risate e Asherin è un po’ disorientata, non capisce perchè debba avere paura della morte, di ciò che pone fine alle sofferenze.
Un’altra donna intuisce il suo sconcerto ed esclama: “Ma guardatela, adesso mandano anche le bambine a combattere”. Scoppiano altre risate e Asherin non sa cosa rispondere, però non le piace che la prendano in giro. Nella camerata non ci sono armi, ma non dovrebbe essere comunque un problema spezzare un braccio ad un paio di donne. Sta per alzarsi quando qualcuno si avvicina, è una donna dalla corporatura massiccia, di mezz’età e con un viso solcato dalle cicatrici. Sorride e posa una grossa mano sulla spalla della ragazza: “Lasciatela in pace, non vedete che è spaventata? E guardate il collare, sarà una schiava che qualcuna ha mandato a combattere per punizione”.