la seconda parte, e ricordatevi che non c’è il due senza il tre.

Doveva trovarsi nella sala delle udienze, aveva contato attentamente le finestre ed aveva scelto quella indicatagli dal servo. Sapeva che dietro al trono si trovava un alto piedistallo su cui era posata la statua che raffigurava il dio Cthulhu, una specie di mostro anfibio con il corpo  tozzo sostenuto da zampe squamose, la testa dotata di un becco simile a quello di un calamaro e sotto di essa un orrido groviglio di tentacoli e chele. Ma quelli che il cimmero voleva erano i tre occhi della creatura, enormi rubini stygiani che lo avrebbero reso ricco e forse gli avrebbero permesso di conquistarsi un regno.
Però cominciava a rendersi conto che qualcosa non andava per il verso giusto, la stanza era più piccola di quanto si aspettasse ed alle narici gli arrivava un profumo dolce e sensuale.
Bestemmiando silenziosamente si rese conto di essere entrato in una camera da letto, probabilmente quella di una nobile dama di compagnia. Eppure quello stupido idiota gli aveva giurato che la quattordicesima finestra della seconda fila, a partire dal lato sud, lo avrebbe portato a ciò che di più prezioso il re possedeva. Doveva decidere se tentare di raggiungere la statua passando per i corridoi del palazzo o andarsene.
Improvvisamente la porta della stanza si aprì, un ufficiale della guardia entrò  accompagnato da due soldati che reggevano torce accese ed esclamò: “Mia signora, non c’è tempo il re mi manda per portarvi alla sua presenza.  Siamo venuti a conoscenza di un folle complotto ordito dal supremo…”.
E si interruppe di colpo fissando sorpreso la nera figura vicino alla finestra spalancata.
Con una velocità impressionante il cimmero impugnò la daga e valutò la situazione. Si trovava in una stanza lussuosamente arredata, in un soffice letto dalle lenzuola di seta una giovane donna, dai neri capelli, si era alzata a sedere strofinandosi gli occhi. Nonostante il pericolo il barbaro fissò la fanciulla apprezzandone le curve voluttuose, a mala pena coperte da una serica tunica, e pensò che il verde di quegli occhi, che ora lo fissavano sgranati, ben si accompagnava al rosso corallino di labbra che volentieri avrebbe assaggiato.
Ora però doveva lottare per la vita, si spostò lateralmente e vide che nel corridoio c’erano altri soldati, pensò di essere spacciato. Ma la ragazza emise un grido acuto e l’ufficiale si voltò di scatto verso di lei dicendo:  “Non abbiate paura altezza, questo vile assassino non potrà farvi del male.”
Il cimmero sogghignò sentendo la parola “altezza”, forse non tutto era perduto; con un balzo fu accanto al letto e puntò la daga alla gola della ragazza mentre la stringeva a se serrandole la vita con il braccio libero.
“Non avvicinatevi”, ruggi il barbaro,”altrimenti sgozzo la vostra altezza. Posate le spade e poi io e la vostra principessina ci faremo un giro fuori da questo palazzo.”. L’ ufficiale esitò e la punta della daga toccò leggermente la pelle della ragazza facendo stillare una goccia di sangue.
“Posate le armi, cani. O giuro che la mando al cospetto del mio dio Crom” sbraitò il cimmero mentre la ragazza ansimava terrorizzata.
“Maledetto,”, balbettò l’ufficiale,” non uscirai vivo da questa stanza. Lasciala e ti prometto che morirai di una morte veloce e pietosa.”.
“Fatti da parte e lasciami uscire.”, rispose beffardamente il giovane, “Non credo che a te sarà data una morte pietosa quando dirai al re che sua figlia è morta.”.
L’ ufficiale fece indietreggiare i soldati nel corridoio, il cimmero si mise letteralmente la principessa sotto il braccio sinistro ed uscì  dirigendosi dalla parte opposta rispetto alle guardie del palazzo.
Appena svoltato l’angolo del corridoio cominciò a correre incurante delle grida che provenivano dalla fanciulla. Corse cambiando direzione un paio di volte ed infine scese per una stretta scala che lo portò ad un piano inferiore dove si fermò ansando. Mise a terra la giovane donna che approfittò del momento per rialzarsi di scatto e tentare la fuga, ma il barbaro era troppo veloce per farsi sorprendere e si limitò a farle lo sgambetto. La ragazza cadde rovinosamente, cercò di mettersi a sedere e scoppiò a piangere quando si guardò le ginocchia graffiate che  spuntavano dalla tunica lacera.
Il giovane si chinò e, rialzandole il viso con una mano, le disse: “Voi persone civilizzate siete troppo delicate. In Cimmeria le donne sopportano mutilazioni e ferite in battaglia senza emettere un lamento.”. “Ed allora tornatene dalle tue sudice femmine,”, gli rispose lei irata,” lurido assassino. Quanto ti ha pagato il sommo sacerdote  Delhai Khul per uccidermi? Lasciami e mio padre ti darà il doppio, ed io ti prometto sul mio onore che sarai libero di andartene!”.
“Non so chi sia questo Delaicul di cui parli.”, le disse lui, “Non sono un assassino, sono un ladro, volevo prendere gli occhi di quella statua che sta nella sala del trono, ma quello stupido del mio informatore  ha sbagliato ad indicarmi la finestra dove stava il tesoro del re.”.  “ E non mi fido delle vostre promesse, non c’è onore in queste terre.” continuò togliendosi la nera benda e scoprendosi il volto,” Appena trovo una spadone di buon acciaio ti lascio andare, poi conterò assieme a Crom le guardie che ucciderò. Non mi piace fuggire.”.
“Sei solo un ragazzo!” esclamò la principessa guardando quel volto dagli occhi azzurri, incorniciato da neri capelli, ” E sei anche un’idiota, il tuo informatore ti ha detto il vero, sono io il maggiore tesoro per mio padre. Lui ti farà impiccare, ma prima ti scuoierà lentamente. Se però mi lasci andare intercederò per te, te la caverai con un po’ di frustate e qualche anno a remare su una galea reale.”.
“Preferisco morire con una spada in pugno,” ruggì il barbaro,” piuttosto che diventare schiavo. E che i demoni degli inferi  sprofondino quella maledetta statua!”.
La ragazza impallidì di colpo e, con voce resa incerta dalla paura, esclamò:” Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn. Il dio dorme nell’antica città di R’lyeh, non è saggio insultarlo.”.
“Non mi importa del tuo dio,” le rispose il cimmero afferrandola sotto le ascelle ed alzandola senza sforzo, ”Il mio dio è Crom che ride delle preghiere degli uomini deboli. Ora seguimi, devo trovare una vera spada.”.
La principessa stava per protestare quando, improvvisamente, un rantolo d’agonia eccheggiò sinistro, seguito dalla urla di uomini terrorizzati.