Asherin la guarda corrugando un po’ la fronte, la donna le sorride è c’è del calore nella sua voce: “Stai tranquilla bambina, ti proteggerò io. E’ la decima volta che partecipo ai giochi, non potresti avere una maestra migliore e…”
“Ehi ragazze” si sente esclamare “Deanna si è di nuovo innamorata!”.
Ancora risate, sguaiate, poi la donna si allontana da Asherin e va verso il fondo della camerata, improvvisamente cala il silenzio. Quando arriva davanti a colei che ha parlato la guarda intensamente e le dice, scandendo le parole: “Forse sei gelosa Rogue?”.
L’interpellata sorride, nervosa: “No, no…io non intendevo, sai, il fatto è che la ragazzina è davvero carina…io… lo sai che sono tua amica…”.
“Parli troppo Rogue. Ti conviene risparmiare il fiato per quando dovrai combattere” la interrompe Deanna, poi si gira e torna da Asherin sedendole accanto.
“Non ascoltare queste stupide, sono agitate perchè domani cominceranno i combattimenti e hanno paura. Ma dimmi. Qual’è il tuo nome?”.
“Non posso dirti il mio nome completo ma mi puoi chiamare Asherin”.
“Non devi vergognarti di avere solo un nome, non è necessario mentire, abbiamo visto il tuo collare. Qui però siamo tutte sorelle, senza distinzioni. Nessuna di noi è una laceodemone, una guerriera consacrata. Quelle stanno per conto loro nelle loro stanze, non si mischiano con la feccia, con le mercenarie, le guardie di carovane stellari, le serve e le schiave. Loro partecipano ai Giochi per compiacere Arsis, noi siamo qui perchè costrette o per farci notare dalle mercanti e avere un buon ingaggio come guardia del corpo o di una carovana. Se sarò fortunata supererò un paio di combattimenti, avrò un contratto biennale, ” la voce della donna si addolcisce “terrò da parte i soldi, comprerò una locanda sul mio pianeta e smetterò di combattere. Tu invece cosa farai? Spero che la tua padrona ti concederà la libertà se ti comporterai bene”.
Asherin la guarda un po’ stupita, pensa di spiegarle che in realtà non è una vera e propria schiava, poi scrolla le spalle e sceglie una risposta più breve: “Io sarò la vincitrice e reclamerò il mio premio”.
Deanna scoppia in una risata e guarda alcune donne che si sono avvicinate per ascoltare la conversazione, strizza l’occhio e dice: “Ma sentitela! Ha del fegato la ragazzina, non trovate?” poi si fa seria  “Nessuna di noi può vincere, bambina, io non ho simpatia per le laceodemoni, ma sono le guerriere più forti di tutta la galassia, noi non abbiamo speranze”.
Asherin guarda quella donna dai capelli corti e grigi, percepisce la sua bontà e ne ha pietà, lei sa che una guerriera deve essere spietata e confidare solo nel metallo delle sue armi. Sta per rispondere quando un olo-schermo scende dall’alto e tutte le donne si voltano a guardarlo, silenziose.
Appare il volto della Sovrintendente che con la sua voce aspra annuncia i risultati del sorteggio e gli abbinamenti.
Il silenzio è rotto da brevi esclamazioni, di gioia o sconforto, all’udire il proprio nome e quello dell’avversaria. Una donna è abbinata a una laceodemone e si mette a sedere col capo chino stretto tra le mani, le altre la guardano con commiserazione. Poi la Sovraintendente pronuncia il nome di Asherin e Deanna, destinate ad incontrarsi nell’arena l’indomani. La donna guarda la ragazza accanto a lei, un po’ stupita: “Il destino ci ha scelte, ma non aver paura, non voglio che tu ti faccia male”.
Asherin sorride, divertita, e la donna sorride a sua volta, contenta che quella bambina possa salvarsi a buon mercato.
Il resto della giornata trascorre velocemente, le combattenti commentano gli accoppiamenti, ci sono già celebri guerriere abbinate, il duello tra una capitana delle guardie reali e una sottufficiale del terzo battaglione avverrà tra pochi giorni e si preannuncia epico. Quasi tutte evitano di guardare Rogue, a cui è toccata in sorte una guardia famosa per la sua ferocia. La donna si è sdraiata sulla branda e fissa il soffitto con occhi vaqui, solo Deanna va da lei e prova a confortarla, non ottiene nessuna  reazione, allora ritorna da Asherin e si mette a descriverle il suo mondo.
Le parla di alte montagne e verdi boschi, torrenti impetuosi e profonde vallate.
Sorride quando vede la meraviglia della ragazza e il suo interesse, si stupisce quando Asherin le domanda cosa sia un bosco e si intenerisce pensando che quella povera ragazza deve essere sempre stata confinata in casa, al servizio della sua padrona.
Da parte sua Asherin comincia a provare simpatia per quella donna, anche se continua a disprezzare la sua debolezza. Giunge infine la notte e le luci si abbassano, nessuna avrà un sonno tranquillo ad eccezione di Asherin che non tarda ad addormentarsi, il giorno  non le riserverà sorprese, farà quello che ha fatto per molti anni: combatterà.

L’alba è annunciata dalle luci che aumentano di intensità. Tutte coloro che devono combattere in giornata devono recarsi alle sale di vestizione, lì si armeranno e aspetteranno il loro turno, in solitudine.
Deanna strizza l’occhio a Asherin: “Stai tranquilla, attaccami pure come preferisci, penso io al resto”.
Riceve in risposta un sorriso sprezzante, equivoca pensando che la ragazzina deve essere molto nervosa, e si avvia seguendo l’inserviente che la porta alla sala di vestizione a lei assegnata.
Lì trova la sua arma, una grande bipenne a due mani, un arma adatta ad una donna della sua corporatura e che l’ha ben servita per molti anni.
C’è anche un’armatura standard di bioacciaio, Deanna l’indossa un po’ stupita, la legge vuole che le protezioni delle contendenti siano simili, ciò vuol dire che la ragazzina deve averne portata una personale, sicuramente un capriccio della sua ricca padrona.
Il metallo le corre lungo il corpo e la donna sorride alla sua carezza, le piacerebbe avere abbastanza denaro da potersi permettere qualcosa di simile.
Si siede su una piccola panca, sa che non dovrà attendere molto, sono una delle prime coppie e i combattimenti in media durano qualche minuto. Non occorre molto tempo per vincere o soccombere in un duello.
Come aveva previsto l ‘inserviente arriva prima che sia trascorsa una mezz’ora, controlla l’armatura e l’arma, poi invita Deanna a seguirla. Percorrono un corridoio in salita e ben presto si intravede una luce all’estremità, Deanna comincia a pensare a come terminare quel duello, pensa che la cosa migliore sia abbattere la bipenne di piatto sul capo della ragazzina, senza esagerare. Improvvisamente si accorge che c’è silenzio. Ricorda che ogni volta che si avvicinava all’ arena il rumore della folla cresceva, si sentivano le esclamazioni dei venditori e le scommesse gridate ad alta voce. Non erano mai scelte coppie con laceodemoni per i primi combattimenti, ad essi assiste il popolino, che da sempre scommette, beve e rumoreggia. In seguito il rango del pubblico aumenta e agli ultimi combattimenti assistono solo laceodemoni, ma Deanna non era mai giunta fino a quel livello.
Improvvisamente si sente nervosa, c’era qualcosa che non va, forse la ragazzina era svenuta, forse.
Passa sotto l’arco dell’entrata e capisce, le gambe quasi le cedono e le sue mani si stringono convulsamente sul manico dell’ascia. Al centro dell’arena l’aspetta un incubo.
L’armatura ha il colore  della fuliggine e sembra catturare la luce, aderisce ad un corpo dalle proporzioni perfette che impugna nella mano destra una daga e nella sinistra un’azza, composta da un lungo manico sormontato da una piccola mano che stringe nel mezzo un massiccio chiodo, appuntito alle due estremità.
Il volto è coperto dal metallo ed è quello che ha azzittito la folla e terrorizzato Deanna. Le fattezze del bioacciaio sono quelle della dea Durga, la dea delle stragi e della vendetta, la dea alla quale, si sussurra, vengono offerte in sacrificio giovani vite. La stessa Arsis la bandì dall’Olimpo dandole gli Inferi come dominio.
Deanna guarda con orrore le labbra rosse della dea, sorridono scoprendo acuminati canini e una lingua vermiglia.
Un desiderio di morte e sangue traspare da quel volto, gli occhi sono pozzi neri. E’ bellissima e blasfema.
La donna capisce di essere condannata, ma deve comunque tentare, non vuole arrendersi, non vuole mostrare la sua paura. Guarda la postura della sua avversaria, è rilassata con le braccia lungo i fianchi, le armi rivolte in basso, il piede e il fianco sinistro leggermente in avanti.
Deanna decide di attaccare, le sarà addosso e calerà la sua ascia con tutta la forza di cui è capace, deve solo essere veloce, veloce come mai è stata in tutta la sua vita.
Non sarà certo una fottuta mascherata ad avere la meglio, pensa con rabbia, e si lancia in avanti.
Alza la bipenne, e la sua mente si compiace della velocità del gesto.
Sente una botta al centro del corpo, davanti a lei non c’è più l’avversaria, ora è di lato.
L’ascia le sfugge da mani che hanno perduto la forza.
Rivolge lo sguardo verso il basso e vede la daga che affonda nel suo petto, saldamente impugnata.
Capisce che è la forza della sua avversaria che le impedisce di accasciarsi al suolo.
Il suo ultimo pensiero è quello di supplicare quel demone, ma la punta dell’azza le sfonda la tempia e la precipita nelle tenebre.
Molte spettatrici si alzano in piedi di scatto, incapaci di credere alla velocità con cui si è mossa la vincitrice, impressionati dalla sua spietatezza.
Qualcuna grida la sua riprovazione per l’uccisione a sangue freddo, altre la loro ammirazione.
Asherin scrolla le armi con un gesto breve e secco, gocce di sangue cadono a terra, poi si incammina lentamente verso l’uscita, indifferente alle grida del pubblico che si stanno moltiplicando.
Una  giovane donna dai capelli rossi la guarda uscire, poi rivolge i suoi verdi occhi verso colei che le siede accanto e domanda: “Dimmi Leona, cosa abbiamo visto oggi?”.
Il viso della sua interlocutrice sembra tagliato nella pietra e la sua voce è altrettanto dura: “Una guerriera”.
La giovane sembra riflettere sulla risposta, poi mormora: “Forse oggi ho visto la mia morte”.