Quando Asherin rientra nella camerata è accolta dal silenzio. Le donne sono allineate in fondo alla stanza, immobili, lo sguardo fisso su di lei.
La ragazza lancia loro una breve occhiata poi si dirige verso la sua branda, con noncuranza.
Una voce piena di rabbia esclama: “Perchè l’hai uccisa?”. Asherin volge lo sguardo e vede Rogue che si dirige verso di lei, il viso terreo e stravolto. Quando è solo ad un passo dalla ragazza si ferma, la sua voce trema per l’ira repressa e la concitazione: “Maledetta. Ma cosa sei? Un mostro? Deanna era una brava donna, non ti avrebbe mai fatto del male. Tu invece l’hai uccisa. Uccisa come un animale”.
Asherin la fronteggia con calma, il viso impassibile.
La sua accusatrice alza ancora la voce che diventa quasi stridula: “Ti abbiamo vista sull’ oloschermo, non le hai dato nemmeno una possibilità. Ma cosa credi? Credi che questa sia una guerra!”
La ragazza la interrompe, la sua voce è tranquilla, pacata: “Lo scopo di un duello è la morte. Si combatte per sconfiggere il nemico, per annientarlo. Deanna era coraggiosa e io ho onorato il suo coraggio. L’ho liberata dall’infamia della sconfitta”.
L’incredulità modella i tratti del viso di Rogue, poi l’ira prende di nuovo il sopravvento e ringhia: “La pagherai per quello che hai fatto, maledetta pazza”.
Asherin sorride, non è la prima volta che deve difendersi e mostrare il suo valore. Le torna in mente il suo quattordicesimo compleanno, la sua madrina l’aveva fatta rinchiudere con quattro prigioniere, feroci guerriere Ashanti.
Era trascorsa la notte, all’alba la guardia aveva aperto la porta della cella e lei era gravemente ferita, ma ancora viva a differenza delle altre.
“Capisco” e la sua voce è quasi allegra “Ti affronterò da sola o assieme alle altre, come preferisci”.
Fa un passo indietro e si leva la casacca rimanendo in calzoni e canottiera. Rogue fissa le cicatrici sulle sue braccia e alla base del collo, interdetta. Qualcuna grida incoraggiamenti: “Ammazzala Rogue! Ammazza questa troia schifosa!”. Le lanciano una barra di metallo, forse una gamba di un branda, lei la raccoglie, mormora: “Deanna era mia amica” e si lancia addosso ad Asherin.
La ragazza si muove con la grazia di una danzatrice, si sposta di lato, afferra il polso del braccio armato e lo strattona verso il ginocchio che si sta alzando. Il radio e l’ulna si fratturano con un rumore secco, Rogue cade a terra trascinata dalla violenza del suo stesso attacco, si mette a sedere e guarda istupidita il pezzo d’osso che fuoriesce dalla carne insanguinata.
Una donna grida: “Diamole addosso tutte assieme a quella bastarda!”. Asherin ride, l’adrenalina scorre nelle sue vene e la rende felice, si prepara a sostenere l’attacco.
Improvvisamente la porta della camerata si spalanca ed entra la Sovraintendente, la sua voce è l’essenza stessa dell’autorità: “Ferme! Volete che vi uccida? Andate alle vostre brande e calmatevi”.
Le donne obbediscono e la laceodemone avanza fino a porsi di fronte ad Asherin, la guarda per un lungo momento poi le dice, seccamente: “Le avresti uccise tutte vero?”.
“Si signora, se mi attaccavano lo avrei fatto”.
La voce della Sovraintendente si riduce quasi ad un sussurro: “Non lo meriti ragazza. Nemmeno un animale feroce merita di essere allevato così come devi esserlo stata tu”.
Asherin è stupita, lei è stata addestrata perfettamente, ha avuto la fortuna di diventare una combattente. Non capisce perchè c’è compassione nella voce di quella donna.
Sta per replicare, per domandare, ma la Sovraintendente arretra di un passo e la sua voce torna ad essere quella dell’autorità: “E’ giunto l’ordine di trasferirti. Andrai in una stanza riservata, prendi la tua roba e seguimi”.
Asherin raccoglie la casacca, mentre esce sente la voce di Rogue urlare: “Ti ritroverò maledetta. Ti ammazzerò come una cagna!”.

In poco tempo tutto Arres sa della guerriera con la maschera di Durga. La Fama corre instancabile e racconta storie di vendetta e sangue, di invincibilità e destino.
Nei due duelli che seguono entrambe le avversarie si arrendono senza combattere, concedendo la vittoria ad una Asherin colma di disprezzo.
Nel terzo scontro affronta una laceodemone, liquidandola in mezzo minuto, così fa anche nei successivi tre duelli.
Il pubblico ormai è composto solo da laceodemoni che la guardano combattere, per poi alzarsi in piedi quando uccide l’avversaria, tributandole un silenzioso omaggio.
I giorni passano e Asherin deve impegnarsi a fondo quando incontra la capitana delle Guardie Reali. L’ ufficiale è una guerriera molto abile e riesce a ferire di striscio Asherin, con un colpo di spada all’avambraccio sinistro, per poi soccombere con la punta dell’azza piantata nell’occhio sinistro.
Quando estrae l’arma Asherin lancia uno sguardo verso gli spettatori, in prima fila c’è una giovane donna dai capelli rossi, rivelati dal cappuccio del mantello scivolato all’indietro.
Quando si accorge di essere osservata allunga una mano verso la stoffa per ricoprirsi, ma poi rinuncia e restituisce lo sguardo.
Asherin percepisce la sfida di quegli occhi ma non ne è turbata. Non è la fierezza di quella giovane che le fa accelerare per un istante il battito del cuore, ma il suo aspetto.
Lì, nel mezzo dell’arena, scuotendo le sue armi per liberarle dal sangue, Asherin pensa di aver visto una dea, perchè nessuna umana può essere così bella.

Quando la vincitrice lascia l’arena la donna dai verdi occhi rialza il cappuccio e si rivolge alla sua austera accompagnatrice: “Voglio conoscerla, avvisa la Sovraintendente”.
La risposta è asciutta e formale: “Come desideri, mia signora”.
La giovane sorride: “Ah, Leona, puoi anche dirlo che mi disapprovi senza limitarti a fare quella faccia”.
“Quella guerriera è stata forgiata come un’arma. Non è saggio, Lyra, porsi davanti ad un’ arma senza sapere quali sono le intenzioni di chi la impugna”.
Ora il volto di Lyra è serio: “Io voglio vedere in viso quella donna. Non ho paura del mio destino”.
“Allora così sia, e che Arsis ti protegga”.

Asherin osserva il lungo taglio che attraversa il bicipite. La ferita è poco profonda e lei sente solo un leggero bruciore, non se ne cura, è stata addestrata a sopportare dolori ben più grandi. Tra poco arriverà una delle guaritrici dell’arena e le medicherà il braccio, sa che guarirà in poco tempo.
Nella stanza c’è uno grande specchio, Asherin si toglie casacca e canottiera, poi osserva la sua immagine riflessa, dando le spalle alla porta.
La ragazza pensa che fino ad ora ha svolto bene il suo dovere, il suo corpo è integro, pronto per il giorno in cui si compirà la vendetta. Sa che quando avrà di fronte la regina sarà un dolce momento, la vista del suo sangue e della sua morte la ripagherà di tutte le sofferenze. Stranamente il suo pensiero si rivolge al volto che ha appena visto, le sembra che quegli occhi fossero verdi, ma non ne è sicura, le piacerebbe vederli da vicino, forse quando tutto sarà finito…no, non deve fantasticare, non ora che la vittoria è vicina, deve solo concentrarsi, combattere e uccidere, nient’altro.
Qualcuno bussa alla porta, dev’essere la guaritrice, Asherin la invita ad entrare.
Una voce colma d’ira esclama: “Chi ti ha fatto questo? Chi ti ha frustata?”.
Si gira di scatto, davanti a lei c’è la donna a cui stava pensando, i suoi occhi sono davvero verdi e la stanno fissando, colmi di quello che Asherin immagina essere disgusto.
Di colpo la ragazza è consapevole delle cicatrici che attraversano il suo corpo e un amaro pensiero le attraversa la mente, sa di essere orribile.
Balbetta una risposta: “Era necessario…io facevo degli errori…dovevo essere punita”. Poi si ingarbuglia e tace, la giovane donna che ha davanti è ancora più bella di quanto credesse, indossa un’uniforme nera delle Guardie, casacca e pantaloni, senza ornamenti, solo lo stemma imperiale all’altezza del cuore: due spade incrociate sulla spirale della galassia.

Quando Lyra è entra nella stanza vede la schiena nuda della guerriera, solcata dalle cicatrici che lascia una frusta.
Ne rimane sconvolta, una combattente di tale bravura non può avere subito una tale umiliazione. Solo le schiave vengono frustate, seppur raramente, e le padrone che lo fanno sono disprezzate.
Sente crescere l’ira , vuole sapere chi ha osato tanto.
Poi la donna si volta e Lyra ammutolisce. Quello che vede è il viso di una ragazzina, poco più di una bambina, le guance arrossate dall’ imbarazzo, gli occhi neri, profondi, smarriti. L’ascolta balbettare di errori e punizioni, guarda le cicatrici che percorrono le braccia, un vecchio taglio sopra al seno destro, pensa a quanto dolore deve aver sopportato.
“Nessuna donna deve essere punita in questo modo” la sua voce ora è sommessa e quando nota il sottile collare da schiava domanda: “Chi sei?”.
La ragazza sembra aver riacquistato un po’ di coraggio, raccoglie la casacca grigia, simile a quella delle serve, la indossa e la sua voce ora è più controllata: “Mi chiamo Asherin”.
“Perchè combatti con la maschera della dea maledetta?” la incalza Lyra, e attende la risposta, temendola.

Asherin ora è più tranquilla, pensa che quella giovane donna deve essere una nobile laceodemone, incuriosita e con abbastanza potere per accedere alla sua stanza.
“Io combatto per vendicarmi, per questo ho il favore della Dea e posso indossare le sue sembianze”.
Vede gli occhi verdi farsi attenti ed indagatori e sente la prevedibile domanda, posta però da una voce ridotta ad un sussurro: “Da chi esigi il prezzo della vendetta?”.
Asherin sente il bisogno di raccontare la verità, del resto ormai non c’è motivo di mantenere un segreto, al palazzo reale avranno ormai indagato a fondo.
E’ con la voce piena di orgoglio che afferma la sua nascita e il suo destino: “Sono la figlia di Lysistra, colei che fu accusata di aver tradito in battaglia la precedente regina, causandone la morte. Io so che non era colpevole e sfiderò chi la condannò alla morte ingloriosa delle traditrici. L’ucciderò nell’arena e proclamerò l’innocenza di mia madre”.
Un lungo silenzio segue le sue parole, si accorge che la donna dai rossi capelli non appare sorpresa, come aveva previsto ormai molte sanno di lei.
“Mi chiamo Lyra” si presenta la sua interlocutrice e le si avvicina, ora è solo ad un passo da lei, se allungasse una mano potrebbe toccarla, stranamente Asherin non si sente in allarme.
“Dici di volerti vendicare ma chi ha condannato tua madre aveva all’epoca solo undici anni, regina solo da pochi giorni. Cosa avrebbe dovuto fare se non avallare la decisione del Consiglio Reale? Le prove erano schiaccianti e le testimonianze numerose”.
Asherin si perde per un istante nel verde di quegli occhi che aspettano una risposta, ascolta il respiro che esce da quelle labbra rosse e perfette, poi si riscuote e a sua volta domanda: “Dimmi, laceodemone, che cosa sarei se rinunciassi a vendicare mia madre? Cos’è una donna senza il suo onore?”.
La giovane donna non le risponde, Asherin sa che durante l’agoghè le istruttrici le hanno fatto molte volte quell’ultima domanda.
Poi vede la laceodemone inclinare un po’ la testa verso destra, come per meglio studiarla, di colpo la riconosce e socchiude la bocca per l’assoluto stupore.
Ha già visto quel piccolo movimento del capo, quella postura. L’ha visto nell’oloschermo quando le hanno mostrato le registrazioni della regina che combatteva, affinchè potesse analizzarle le mosse. Sa che quel gesto indica lo studio dell’avversario e precede il primo attacco.
Vorrebbe tirarsi indietro ma il suo corpo la tradisce proprio mente la regina fa un passo avanti, colmando la distanza che le separa.

Lyra ha ascoltato con rispetto la domanda, guarda la ragazza e capisce che la sua decisione è irrevocabile. Poi la vede sgranare gli occhi e aprire leggermente le labbra, sa che l’ha riconosciuta.
Il suo corpo reagisce senza che la sua mente se ne renda pienamente conto, per un istante rivede quella povera schiena straziata, poi si muove in avanti, velocemente.
Il braccio destro circonda la ragazza attirandola verso di sè, la mano sinistra accarezza la nuca mentre la sua bocca si avvicina a quella di Asherin.
Le labbra si toccano e la lingua di Lyra non incontra resistenza, il bacio e lungo, appassionato.
Quando termina le due donne si staccano, negli occhi di Lyra il desiderio si trasforma in sgomento, in quelli di Asherin il piacere è travolto dalla colpa.

Lyra si gira di scatto ed esce dalla stanza, quasi travolgendo la guaritrice che sta arrivando. La regina di Arres, signora di Laceodemios, Imperatrice del terzo Quadrante Galattico, per la prima volta nella sua vita fugge spaventata.
Asherin si lascia cadere sulla branda, china la testa e singhiozza, per la prima volta nella sua vita piange.
Non sente la voce tranquilla e professionale della guaritrice: “Su, su, ragazza, è una ferita da nulla, col tempo guarirà perfettamente”.