Mentre la notte cala rapidamente su Arres, nei suoi appartamenti la regina finisce di scrivere, ripone lo stilo e tocca un angolo dell’oloschermo facendolo scomparire.
Sono passati tre giorni dal suo incontro con Asherin, giorni segnati da nuove vittorie. Tutte le avversarie sono state sconfitte e domani il suo trionfo sarà consacrato nell’ arena, la Grande Sacerdotessa di Arsis le rivolgerà la domanda di rito e sarà dovere di Lyra far sì che il desiderio della vincitrice sia realizzato.
La regina sospira lievemente poi chiama la sua guardia del corpo, le basta pronunciare il suo nome: “Leona”. Sorride vedendola entrare immediatamente nella stanza, con indosso una leggera armatura e la mano sull’elsa della daga.
“Comandate mia regina”.
“Da quanti anni ci conosciamo, Leona? Ti ricordo sempre accanto a me, la tua mano sull’elsa di un’arma, instancabile”.
“E’ mio dovere proteggervi, mia signora” è la secca risposta.
Lyra annuisce, pensosa, poi fa cenno alla donna di avvicinarsi, le indica un’austero sgabello, simile a quello su cui lei stessa siede.
“Mia signora, scusatemi ma preferisco rimanere in piedi, se fosse necessario proteggervi io…”.
“Siediti Leona” la interrompe bruscamente “Ti prego, per questa notte rivolgiti a me come ad una figlia, come facevi quando ero bambina e mi tenevi sulle ginocchia raccontandomi le gesta delle antiche guerriere, come facevi dopo la morte di mia madre”.
“Non siete più una bambina, mia signora” risponde seccamente la donna, sedendosi.
“Lo so bene, Leona. Ho combattuto e ucciso per undici lunghi anni, insieme abbiamo vinto molte battaglie”.
Per un lungo momento le due donne rimangono in silenzio, lasciando che i ricordi riaffiorino dal passato.
Poi Lyra riprende la parola: “Domani andrò alla consacrazione indossando la mia armatura da battaglia, ti prego di avvisare l’armaiolo di corte, voglio che sia resa conforme alle regole dei combattimenti nell’arena”.
Leona fissa intensamente la giovane, apre la bocca per parlare, sembra ripensarci, si rialza, si inginocchia e china il capo, poi le parole escono di colpo: “Ho servito l’impero per trentasei anni. Ho combattuto in tutte le battaglie al vostro fianco. E’ mio diritto chiedere alla mia regina il Favore di tutta una vita”.
Lyra si irrigidisce, sorpresa, si alza in piedi e dà la risposta di rito: “Allora domanda e ciò che è in mio potere sarà concesso”.
Leona rialza il capo e i suoi gelidi occhi azzurri si fissano sulla sua regina: “Voglio che mi nominiate vostra campionessa, così che io possa combattere al vostro posto, domani.”
Lyra sospira stancamente: “Alzati amica mia, credo che ora sia il caso di bere un po’ del distillato che mi mandano dal pianeta Yhr” così dicendo va ad un piccolo mobile, prende una bottiglia e piccoli bicchieri, appoggiandoli poi sul tavolino accanto alla stupefatta Leona.
“Mia signora! Voi dovete darmi una risposta, voi…….”.
“Oh, smettila Leona! L’hai detto tu stessa, non sono più una bambina, siediti e bevi un sorso”.
La guardia del corpo si siede, rigidamente, e prende il bicchiere che la regina le porge, quasi strappadoglielo di mano.
“Prima di rispondere alla tua richiesta voglio farti un paio di domande, Leona. So che sei incapace di mentire quindi quella che mi dirai sarà la verità”.
La guardia assentisce col capo, poi vuota il bicchiere, in un solo sorso.
“Credi di essere in grado di sconfiggere quella ragazza?” la domanda è secca e ancor più lo è la risposta: “No”.
Lyra si bagna le labbra col liquore, lo assapora: “Allora perchè pensi che io possa mandarti a morire? Tanto valeva che a Kadesh ti lasciassi a discutere con quelle Ashanti”.
Il volto di Leona diventa color della brace: “No Lyra, non è giusto che tu ricordi quella battaglia. Io ti avevo detto di andartene via. Non dovevi tornare indietro a riprendermi, siamo quasi morte tutte due”.
La regina sorride: “Si, c’è mancato davvero poco, credevo che fosse la fine. Avevo paura, ero ferita e le forze mi mancavano. Ti ricordi cosa mi hai detto?”
Ora anche Leona sorride al ricordo: “Si ti chiesi se davvero eri così stupida da voler vivere in eterno. Ma ero orgogliosa di te, anche se non saresti dovuta tornare indietro, non è così che si deve comportare una regina”.
“Si, Leona, una regina non sarebbe tornata indietro, ma una ragazza che ti voleva bene lo avrebbe fatto e lo farebbe ancora”.
“Qual’è la seconda domanda, Lyra?” sussurra Leona.
“Credi che io possa sconfiggerla?”.
“Non lo so. Ti ho addestrata io stessa, ti ho vista combattere e conosco il tuo valore. Ma in quella dannata ragazza c’è una determinazione terribile. Non lo so, Lyra, mi dispiace. Per questo è meglio che io prenda il tuo posto. Ho cinquantun anni, sarei dovuta morire a Kadesh, ti restituirei la vita che mi hai donato. La ragazza potrebbe trionfare e sua madre sarebbe riabilitata. Voi due potreste poi… Maledizione, ti ho vista quando sei tornata dall’incontro, se vuoi la sincerità allora l’avrai. Tu ami quella ragazza e questo potrebbe costarti la vita se l’affronti. Anch’io ti voglio bene, ho sempre pensato a te come alla mia regina, ma anche come ad una figlia. Non buttare via la tua vita!”.
“Sai cosa mi ha detto Asherin?” domanda Lyra e, senza attendere la risposta, continua: “Mi ha chiesto cos’è una donna senza il suo onore. Ora io lo chiedo a te Leona: cos’è una regina senza il suo onore? Credo che tu abbia la risposta. Ed ora, se vuoi, puoi nuovamente domandarmi il Favore di tutta una vita, io acconsentirò”.
Leona rimane in silenzio a lungo, poi scaglia con rabbia il bicchiere a terra: “Che siano maledette tutte le dee e con esse l’onore” poi si alza in piedi, tremante di collera “Allora vai e combatti, Lyra, se morirai io ti vendicherò”.
Lyra si alza a sua volta, si avvicina alla sua guardia del corpo e l’abbraccia, sentendola prima irrigidirsi e poi ricambiare. Le due donne rimangono così per alcuni istanti, poi si sciolgono e Leona china il capo mormorando: “Perdonatemi, mia regina. Non ho favori da chiedere, vado a far preparare la vostra armatura”.
Mentre sta per andarsene la voce di Lyra la trattiene: “Saresti stata una grande Comandante delle Guardie, Leona”.
“No, mia signora, il mio compito è quello di stare al vostro fianco, sono solo una guerriera”.
Lyra scuote il capo, sul volto un sorriso triste: “Ancora due cose, Leona. Sappiamo entrambe che Asherin è un arma puntata contro di me, io voglio sapere chi ha forgiato quest’arma, chi l’ha aiutata ad addestrarsi.. Vai dalla comandante delle Sussurranti e dille di indagare in tal senso, poi quando ha scoperto i nomi voglio che li metta in relazione al tradimento di Lysistra. Voglio sapere se sono coinvolte in quel tradimento, sapere se ne hanno tratto giovamento.
La seconda cosa: voglio la promessa che se Asherin vincerà tu le starai accanto e l’aiuterai così come hai fatto con me. Ti ho anche mandato un messaggio, vorrei che tu glielo consegnassi quando sarà tutto finito.”.
Leona guarda la sua regina, appoggia la mano la destra sul cuore: “Lo prometto, mia signora, sarà fatto come desideri”, poi si volta ed esce dalla stanza.