le quali intuivano o addirittura sapevano quanto le attendeva, pur con l’angoscia della morte negli occhi, trovavano la forza di scherzare coi figli, di parlargli amorevolmente. Una volta una donna passando mi venne vicina e mi sussurrò, indicandomi i suoi quattro figli, che aiutavano fraternamente i più piccoli a superare gli ostacoli del terreno: ‘Come potete avere il coraggio di ammazzare questi bambini? Ma non avete un cuore nel petto?’…..
Il modo in cui vivevano e morivano questi ebrei costituiva per me un enigma che non sapevo risolvere”

Articoli
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27 gennaio 2010 @ 21:24
Il vigliacco tentativo di uno stronzo per salvarsi il culo. Tentativo fallito. Come molte altre cose.
27 gennaio 2010 @ 21:53
tutte le volte che si parla di questo argomento, la domanda che mi pongo è sempre la stessa. E’ una domanda scomoda: io avrei saputo dire no?
poi guardo il mondo di oggi…
27 gennaio 2010 @ 21:55
G.L.: cito Primo Levi: “un furfante stupido, verboso, rozzo, pieno di boria ed a tratti palesemente mendace…eppure quest autobiografia è uno dei libri più istruttivi che siano mai stati pubblicati”.
Io credo che Höß, e quelli come lui, siano lo “strumento” che ha consentito lo sterminio, utili e obbedienti idioti.
Poi c’erano gli Eichmann…
Iri: io so rispondere a questa domanda: non avrei saputo dire di no al nazismo.
Credo però che sarei andato al fronte e li sarei morto, come un idiota.
27 gennaio 2010 @ 22:23
la domanda di iri è notevole: tanto notevole quanto difficile nella risposta. Forse ha ragione val, forse ha ragione, ma forse no. Forse avremmo saputo dire di no. E saremmo morti non al fronte ma dentro a un lager qualsiasi dei tanti a disposizione.
27 gennaio 2010 @ 23:44
Probabilmente sarei scappata appena vista la mala parata, cercando di convincere i miei cari a venire via anche loro. SE avessi avuto tempo di farlo.
Sennò, penso che se cercavano proprio me sarei scappata uguale, o mi sarei data per morta in qualche modo. Meglio una morte rapida e indolore se ti stanano in mezzo alla montagna, o di freddo e di stenti, ma libera.
Poi, si sa una sega. Finché non siamo lì, non si può certo saperlo.
Speriamo di non doverlo sapere mai, cosa faremmo o avremmo fatto. O faremo.
Comunque dubito che il giorno vogliano instaurare un regime vengano a chiedere a me di far parte di qualcosa… “Sì, bene, avremmo bisogno di lei che è laureata in scienze dei beni storico artistici per giustificare l’approccio allo sterminio come un processo di purificazione estetica.” “Eeeh?” “Poppa!” “Ma cosa…?” “Eh, oh, poppa a qualcuno dovevamo pur dirlo. Vada, vada a istruire le veline da sbarco.” “Le cosa?” “Ah, capisco, non è del ramo, lei tratta solo roba raffinata… vabbeh, tenga ’sto buono per comprarsi un digitale terrrestre e stia buona buona nel suo angolino a guardare il Grande Fratello, che le fa bene”.
Ecco, più o meno credo che andrebbe a finire così.
28 gennaio 2010 @ 00:53
Mah… Iri, probabilmente dipende da cosa avrei dovuto accettare del nazismo, considerando anche il periodo storico.
Probabilmente sarei finito a morire al fronte accanto a un grappomane orbo crucco che la notte stava sveglio a leggersi i manuali dei fucili e la saga dell’anello dei nibelunghi.
E avrei magari ritenuto idiozie e campagna disinformativa del nemico le notizie sui campi di concentramento.
Lavorare in un campo invece, sapendo che fosse reale e che tutto ciò accadesse veramente, no. Non ce l’avrei fatta, e a quel punto avrei disertato o mi sarei unito alla cospirazione che tentò di uccidere il furher mossa da alcuni ufficiali (quella di Un’anima non vile, per intenderci).
Certo, il risultato sempre la morte sarebbe stato… ma c’è morte e morte. Sarebbe stata una buona morte.
28 gennaio 2010 @ 07:39
Eleas: io “parlo per me”, sono sicuro che avrei aderito entusiasticamente al nazismo, visto che a vent’anni ero più a destra dell’estrema destra.
Cosa avresti fatto tu o altri proprio non me lo so immaginare.
Lyp: io invece credo che in un regime come quello nazista avresti brillato per intelligenza e capacità…ma credo che prima di farne parte saresti scappata.
Tanabrus: io e te si finiva a Stalingrado dissicuro.
28 gennaio 2010 @ 08:28
E come si fa a dire “io avrei fatto questo, io avrei fatto quello”???
Noi adesso parliamo conoscendo la storia e i particolari che si sono susseguiti nel tempo ed è tutto più semplice.
Quello che si legge in un capitolo di storia è successo in periodo lungo, anni, il meccanismo non è che si crea in 5 minuti.
Con questo non dico che uno deve stare zitto e non dire la propria opinione ma quando c’è di mezzo la propria vita e quella degli altri si tende a scegliere la prima.
Un salutino.
28 gennaio 2010 @ 09:54
Tanabrus: non pensavo di scatenare questa serie di risposte, la mia era solo una riflessione personale. La mia risposta però io l’avevo gia data e pensavo fosse chiara. Accanto a te di orbi ne avresti avuti due.
28 gennaio 2010 @ 11:52
LeCadavreExquis: si difficile dire a posteriori cosa avremmo fatto, però interrogarsi su certe scelte male non fa
Un saluto anche a te
28 gennaio 2010 @ 14:01