sto conducendo la campagna per il congresso sindacale così come Druss la Leggenda difese Dros Delnoch.
Sono instancabile, pronto ad ogni confronto, sprezzante ed attivo così come lo ero a vent’anni.
Poi ritorno a casa e mi siedo con un lungo sospiro, cercando di piegare il ginocchio sinistro ormai completamente “andato”. Allungo la mano sinistra per prendere la tazzina di caffè , perchè la spalla destra è ormai bloccata, e dico a mia moglie di iniziare a miscelare il muscoril con il feldene. Infine aumento la dimensione dei caratteri sul Kindle perchè anche l’occhio buono è assai affaticato.
Quando tutti i dolori raggiungono un’intensità accettabile comincio a riflettere sul tema che maggiormente mi appassiona: l’avvento dei libri digitali.
A questo proposito vi faccio una domanda: cos’è, secondo voi, la qualità?
Se pensiamo ad un libro non abbiamo problemi a valutarlo in base alla quantità. Possiamo misurare il numero di parole, di pagine, il peso, lo spessore.
Ma posso valutarlo facendo ricorso alla qualità? Posso stabilire il grado di bellezza di un libro senza avere termini di paragone?
Supponiamo di aver letto un solo libro, è possibile dare un giudizio qualitativo? Possiamo dire che è bello oppure brutto?


Articoli
Per me la qualità di un libro è ciò che mi lascia a fine lettura. Se continuo a ripensare alla storia, ai personaggi, alle tematiche, alle domande che ha posto e che mi ha fatto porre… se anche a distanza di tempo ne penso bene, malgrado i dettagli siano sbiaditi nella memoria.
Si può valutare dal punto di vista della qualità? Certo, è quello che faccio costantemente. Qualità intesa soggettivamente, certo. Mi è piaciuto? Bene. Avverto che mi ha lasciato più emozioni di altri libri, trovo certe tematiche trattate meglio che altrove… per comparazione soggettiva direi che si, si può valutare un libro dal punto di vista della qualità.
Con un solo libro invece diventa difficile, penso.
Si potrà dire “bello” “brutto”, visto che questo dipende dalle emozioni che ci lascia la lettura, ma non si potrà sapere se è un “bello bello in modo assurdo” o un “bello ma c’è di meglio”, come invece può avvenire quando si è letto qualche altro libro e ci si comincia a fare un’opinione di cosa si possa trovare nei libri.
Comunque noto che la I Ebook War non appassiona solo me, eh?
1 febbraio 2010 @ 21:24
Tanabrus: dunque possiamo dire che un libro è bello se ci arreca piacere.
Riguardo alla I Ebook War devo dire che la seguo con molto interesse, anche perchè determinerà il futuro della letteratura
1 febbraio 2010 @ 22:06
temo che la qualità in questo campo sia qualcosa basato su parametri estremamente soggettivi.
Non ti stancare troppo però!
1 febbraio 2010 @ 22:31
Alla fin fine tutto si riconduce all’antica saggezza popolare: non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace
1 febbraio 2010 @ 23:00
Affrontare un congresso sindacale come fossi Druss a Dros Delnoch è un’idea interessante. Se non altro dovrebbe essere un buon modo per tagliare corto nelle discussioni. Adesso ti immagino sul podio circondato da cadaveri decapitati che rotei l’ascia mentre orde di sindacalisti dissenzienti ti aggrediscono a ondate.
Quanto alla qualità, credo che sia soggettivo ma solo fino a un certo punto. Credo che esista davvero un qualcosa come la qualità in sè di un’opera. La familiarità con ciò che è stato scritto in precedenza nel genere (ma non solo) è quello che permette di fare confronti, rintracciare i debiti e gli spunti originali e rendersi conto del valore autentico. Il semplice piacere provato nella lettura non è tutto: è perfettamente possibile gustare qualcosa pur essendo consapevole del fatto che è qualitativamente tutt’altro che eccelso.
1 febbraio 2010 @ 23:37
per un libro c’è la qualità del racconto o quantomeno del contenuto, poi c’è la qualità dei materiali di cui è fatto. A me l’odore della carta inchiostrata è sempre piaciuto, e mi mancherà sul digitale.
Il primo tipo di qualità ha parametri di giudizio più difficili da “misurare”, il secondo no, se usi una carta di medda lo vedi.
2 febbraio 2010 @ 00:39
PS: vacci piano con quell’occhio altrimenti poi dobbiamo passare ai componenti bionici…
2 febbraio 2010 @ 00:40
Esiste una qualità data dall’esperienza emotiva, che è puramente soggettiva.
Ergo, un libro si può giudicare anche quando è l’unico che è stato letto.
In un mondo dove aggiorniamo continuamente i nostri parametri, l’oggettività assoluta è un miraggio
2 febbraio 2010 @ 09:43
E’ difficile, perché conta molto il libro, ma conta anche molto il valutatore. Chi dovrebbe valutare il libro, innanzitutto? Che requisiti deve possedere per poterlo valutare? E anche quando valutasse, il suo giudizio è da considerarsi universale o limitato alla categoria di persone che può rappresentare?
Credo che sia oggettivamente molto, molto difficile, se non impossibile, valutare un libro senza tener di conto del valutatore. E poi un libro non è sempre rivolto a un ipotetico “chiunque”.
Mi sa che ci sono da tenere presenti troppe cose, anche per delegare un qualche cervello elettronico a valutare al posto nostro, creature instabili, volubili e innamorate della soggettività.
2 febbraio 2010 @ 13:21
Mm.. la qualità di un libro.. forse non dobbiamo pensare a qualcosa che hai subito sottomano, appena apri la copertina. Forse, ma la mia è solo un’ipotesi, possiamo accorgercene solo dopo un po’ di tempo, magari anche anni. Per me è stato così: dapprima, i libri mi sono piaciuti o meno, mi hanno divertito o non l’hanno fatto, è solo quando “di acqua sotto i ponti ne è passata” che ho compreso quanto veramente mi avesse lasciato un libro. Intendo quei dettagli della trama così ben congegnati da non essere dimenticati, o quelle piccole allusioni, o il fatto che alcuni giorni, in situazioni normali, ritorni col pensiero al libro.
2 febbraio 2010 @ 14:19
ho espresso più volte, su questo blog, il mio parere a proposito della bellezza.
la bellezza soggettiva non è, a parer mio, applicabile all’arte. io amo Raffaello e detesto Picasso, mi commuove Bosch ma Burri mi lascia perplessa.
lo stesso accade con i libri, col teatro, con il cinema e via discorrendo.
credo sia possibile giudicare un libro pur essendo l’unico che si è letto proprio in virtù del principio emozionale. tuttavia è innegabile che accrescendo la nostra cultura in un deteminato ambito artistico diventiamo più esigenti sotto l’aspetto tecnico e probabilemnte anche sul piano emotivo. ma su quest’ultima affermazione ci sarebbe parecchio da dire. cosa cerchiamo in un libro? contenuti nuovi o rassicuranti clichè? insomma conservatori o riformisti?
2 febbraio 2010 @ 15:59
Fed: dunque la percezione della qualità è soggettiva…
Tanabrus: l’antica saggezza popolare sovente ci azzecca
Eleas: anche nel digitale avremo libri “fatti” bene e libri “fatti” male, naturalmente sarà tutt’altra cosa rispetto al cartaceo.
Fab: l’uomo può sperimentare l’oggettività assoluta solo in campo matematico.
Lyp: vedo che anche tu sei per la soggettività
Mimmi: la percezione della qualità è dunque simile ad un innamoramento, c’è il colpo di fulmine e l’amore che cresce e si sviluppa col tempo.
Naeel: interessante punto di vista: la conoscenza cambia la sensibilità.
2 febbraio 2010 @ 19:23
Soggettività rulez! Però non escludo a priori l’impossibilità di ottenere una valutazione oggetiva… soprattutto se uno non pretende sia universale XD
2 febbraio 2010 @ 19:35