che un libro è bello se è piacevole, ovvero se la sua lettura aumenta il benessere. Del resto più o meno la stessa cosa si può dire di una donna, di una canzone, ecc…
Naturalmente la bellezza è una qualità, ma un libro puo averne anche altre, siete d’accordo?
Un tempo bello era sinonimo di vero, così pensavano Aristotele e Platone. Poi ci furono altri filosofi, tra i quali un certo Kant. Egli disse che il bello non è intrinseco all’ oggetto che esaminiamo, ma siamo noi che attribuiamo tale qualità attraverso un giudizio estetico.
Io però mi e vi domando: è possibile che un libro sia bello, ovvero piacevole, ed allo stesso tempo falso?
Se la realtà è sinonimo di verità, è possibile che un libro “vero” sia sgradevole?
Se bello è sinonimo di piacevole è lecito dire che vero è sinonimo di sgradevole?
Forse qualcuno ricorda un post in cui mi domandavo se era possibile comunicare con un alieno.
Supponiamo di potergli causare dolore. Credete sia possibile insegnargli che una cosa è vera, è reale, se gli causa dolore?
E finisco lo sproloquio con un’ ultima domanda: l’arte può rappresentare la realtà e raggiungere il sublime rivelando la sofferenza dell’essere ?


Articoli
resto assolutamente e fermamente aristotelico
2 febbraio 2010 @ 22:37
Eleas: eh, capisco, la vecchiaia…tutte ‘ste novità ti turbano…
2 febbraio 2010 @ 22:45
Mmmm, a quest’ora e dopo aver passato il pomeriggio a lavorare e a fare da baby sitter a due adorabili pesti non me la sento proprio di partorire un pensiero in merito.
2 febbraio 2010 @ 23:24
Fed: bene, perchè a quest’ora non riesco nemmeno a capire i miei di pensieri
2 febbraio 2010 @ 23:28
Be, l’immagine parla chiaro ^____^
poi a me l’ultima domanda ha fatto venire in mente la voce di Billie Holiday. Non le canzoni (anche quelle a volte) ma proprio la voce. Se la conosci penso che capirai a cosa mi riferisco.
2 febbraio 2010 @ 23:57
sì val la vecchiezza…
cmq a mio parere è possibilissimo che qualcosa sia bello e falso. Guarda il fantastico. La parola stessa ha a che fare con l’inganno che è uno dei suoi significati etimologici.
3 febbraio 2010 @ 09:39
Perchè solo il dolore? Perchè solo il dolore può raggiungere il sublime? Lo so che così praticamente disegno un serpente che si morde la coda, ma rispondo ad una domanda con un’altra: siamo stati abituati dai poeti a considerare sinonimo di grande capacità l’abilità nel descrivere il dolore del vivere, ma la felicità (o qualsiasi altra emozione) dell’essere, non è altrettanto complicata?
3 febbraio 2010 @ 14:05
la realtà è senza dubbio verità, in quanto tale può essere sia gradevole che sgradevole.
un libro vero che narra una storia sgradevole può essere sia bello che brutto. mi viene da pensare ai libri che si basano ad esempio sull’olocausto. si può raccontare una orrenda verità in modo bellissimo, che non vuol dire distorcere i fatti, bensì narrarli facendo leva sulla percezione che il nostro inconscio avrà di questi fatti. dicevo ieri che non amo affatto Picasso, eppure Guernica mi sconvolge nel suo tumulto di corpi e squarci di orribile realtà, questo accade perchè mentre mi pongo davanti all’opera d’arte non lavoro con la parte razionale di me. tuttavia c’è anche chi narra storie orrende in modo orrendo.
con questo ho risposto alle prime due domande.
per quanto riguarda la terza stai partendo dal presupposto che gli alieni abbiano una concezione della realtà e del dolore diversa dalla nostra. non saprei quindi mi astengo.
infine “l’arte può rappresentare la realtà e raggiungere il sublime rivelando la sofferenza dell’essere ?”
l’arte è arte perchè raggiunge il sublime senza dover necessariamente rappresentare i dettagli della realtà. l’opera che hai preso ad esempio non da assolutamente l’idea della reale sofferenza di San Sebastiano, perchè non è lì che l’autore vuole portare lo spettatore, al contrario il pittore vuole mettere in risalto la serenità del martire che attraversa la morte nella certezza della sua fede-verità (ops!) Sebastiano muore tra atroci tormenti, è vero, ma non è questo il punto, lui muore sereno perchè muore nella volontà di Dio.
ergo il fine del quadro (non so se è un quadro o un affresco o altro) non è la realtà della scena che rappresenta, ma il suo significato.
ovviamente tutti questi sproloqui sono solo il mio punto di vista. magari era solo un mediocre artista non capace di raffigurare un uomo trafitto da un sacco di frecce.
3 febbraio 2010 @ 14:08
Iri: conosco
Eleas: io a volte penso che tutto il bello, inteso come quantità di piacere, sia falso
Mimmi: ma è possibile rappresentare la felicità? O forse possiamo solo descrivere brevi momenti di gioia?
Non lo so, ma a volte credo che la felicità non appartenga a questo mondo.
Naeel: sproloqui che fanno centro…il San Sebastiano in questione è stato dipinto da un certo El Greco
3 febbraio 2010 @ 18:10
val: bello = piacere? e se fosse altro?
3 febbraio 2010 @ 18:28
Eleas: io mi auguro che sia anche altro.
3 febbraio 2010 @ 18:34