deve poter essere letto da tutti quelli che sono in possesso degli strumenti adatti.
Un artista ha la capacità di “costruire” la realtà e, così facendo, suscitare reazioni diverse: piacere, irritazione, digusto…
Il “primo livello” di un testo è semplicemente l’ insieme di regole che lo scrittore ha seguito.
Il “secondo livello” è il “margine di univocità” interpretativa del testo.
Cerco di spiegarmi meglio.
Chi scrive non è mai totalmente esplicito, se lo fosse ci troveremmo di fronte a pagine terribilmente noiose, visto che nulla sarebbe lasciato all’immaginazione del lettore.
Infatti ogni cosa, ogni azione, ogni antefatto…tutto sarebbe descritto ed esplicitato in maniera minuziosa. In pratica occorrerebbero centinaia di pagine per dire che una persona ha starnutito. Però uno scrittore desidera comunque che il suo scritto sia “sufficientemente univoco”. Un artista sarebbe ancora più esigente e pretenderebbe un’assoluta univocità, ovvero che il testo abbia una sola possibile interpretazione.
Come fare?
Umberto Eco comincerebbe col dire che “un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo: generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui, come d’altra parte in ogni strategia…”
Io la “faccio più semplice”, magari anche troppo, forse.
Secondo me ci sono due modi:
raccontare storie
usare simboli
E non credo che uno escluda l’altro, anche se…


Articoli
Ok, allora aspetto il seguito (stavolta l’ho capito subito quello che voleva dire Umberto ECo
)
3 marzo 2010 @ 20:31
Giulia: aspetta con moderata fiducia…a differenza di G.L. io sono assai disordinato e inconcludente
3 marzo 2010 @ 20:45
Ehi! guarda che ti querelo! io SONO disordinato e inconcludente!
3 marzo 2010 @ 21:33
G.L.: affronterò impavido la querela…se solo mi ricordassi dove ho messo il numero di tel. del mio avvocato…vediamo se la rubrica è sotto a questa pila di libri….
3 marzo 2010 @ 22:17
Prova a chiamare Phoenix Wright come avvocato XD Se c’è lui a difenderti salterà fuori che chi ti ha querelato non è in realtà chi tu pensavi, che colui che credevi fosse G.L. è un uomo mascherato e di sicuro ci finirà in mezzo an che un bel omicidio XD
3 marzo 2010 @ 23:35
Oddio… e chi l’ha detto che un artista debba per forza volere che il proprio testo abbia una e una sola interpretazione? ?____?
4 marzo 2010 @ 09:11
Io credo che si debba fare una distinzione tra l’interpretazione del testo e il concetto finale che l’artista vuole far capire.
La prima è per forza di cose soggettiva, vedo lo scrittore come un prof che spiega la propria lezione e porta esempi per coinvolgere gli alunni, interpreta per tenere viva l’attenzione.
La seconda è ovviamente oggettiva, il concetto deve essere uno, l’artista deve portati ad una verità che sta nella sua teste sennò ha fallito.
“Strategia e previsione delle mosse altrui” sono un modo per anticiparti e portati dove vuole lui.
Comunque solo pochissime persone riescono a farti vivere tanti percorsi per poi portarti all’arrivo comune, d’altronde tu stesso hai scritto qualche post fa:
“Infatti ciò che “voleva” l’autore è sovente difforme, in maniera più o meno marcata, da ciò che ha ottenuto”.
Tantissimi falliscono sennò saremmo tutti quanti artisti.
Un saluto
4 marzo 2010 @ 11:13
Aspetto di leggere la seconda parte.
Sono d’accordo con te su tutto e seguo il tuo ragionamento, solo una cosa mi ha lasciata un po’ perplessa, ovvero l’affermazione che un artista voglia essere esplicito al cento per cento. Non so.. certo, uno scrittore desidera che il proprio messaggio venga recepito, e che le persone ci riflettano, ma, forse, un margine di immaginazione è bello lasciarlo. Infatti, il testo cambia e vive ogni volta che qualcuno lo legge, e se fosse sempre uguale, non sarebbe un po’ una “morte” della storia?
4 marzo 2010 @ 13:46
Moko: ora telefono…
CMT: l’artista crea una realtà ed essa è oggettiva, è necessario dunque che ci sia un’unica interpretazione. Possono però esserci reazioni diverse, infatti, ad es., ci sono persone che se gli mostri un serpente lo accarezzano, altre fuggono, ma tutti vedono un serpente.
Aggiungo solo che quando parlo di artisti non intendo gli artigiani (che stimo e ammiro), ma un ristrettissimo numero di persone.
LeCadavreExquis: “l’artista deve portati ad una verità che sta nella sua testa sennò ha fallito”…si, direi che hai colto il punto
Comunque uno scrittore credo sia un po’ più legato all’ interpretazione corretta rispetto ad altri artisti.
Mimmi: lo scrittore deve certamente lasciare spazio all’immaginazione…ma se è un artista allora il lettore immaginerà esattamente quello che voleva l’autore
4 marzo 2010 @ 19:34