deve poter essere letto da tutti quelli che sono in possesso degli strumenti adatti.
Un artista ha la capacità di “costruire” la realtà e, così facendo, suscitare reazioni diverse: piacere, irritazione, digusto…
Il “primo livello” di un testo è semplicemente l’ insieme di regole che lo scrittore ha seguito.
Il “secondo livello” è il “margine di univocità” interpretativa del testo.
Cerco di spiegarmi meglio.
Chi scrive non è mai totalmente esplicito, se lo fosse ci troveremmo di fronte a pagine terribilmente noiose, visto che nulla sarebbe lasciato all’immaginazione del lettore.
Infatti ogni cosa, ogni azione, ogni antefatto…tutto sarebbe descritto ed esplicitato in maniera minuziosa. In pratica occorrerebbero centinaia di pagine per dire che una persona ha starnutito. Però uno scrittore desidera comunque che il suo scritto sia “sufficientemente univoco”. Un artista sarebbe ancora più esigente e pretenderebbe un’assoluta univocità, ovvero che il testo abbia una sola possibile interpretazione.
Come fare?
Umberto Eco comincerebbe col dire che “un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo: generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui, come d’altra parte in ogni strategia…”
Io la “faccio più semplice”, magari anche troppo, forse.

Secondo me ci sono due modi:
raccontare storie
usare simboli

E non credo che uno escluda l’altro, anche se…

To be continued…