ed in questo caso non c’è niente di meglio che starsene fuori,  assaporare la brezza notturna e  scrivere.

Si trascinò verso il tavolo e riuscì a  sollevarsi aggrappandosi al bordo. Continuava ad avere le vertigini ma ora riusciva a  stare in piedi, anche se doveva  appoggiarsi ad una  sedia. Mentre aspettava ripensò a quanto era  appena successo. Probabilmente la  droga aveva rallentato i suoi movimenti, aveva comunque l’impressione che Joshua si fosse mosso con grande rapidità. Nessun uomo poteva raggiungere una simile velocità ed anche i suoi occhi cangianti erano innaturali. Rifletté anche sull’accordo che l’assassino diceva di avere con il suo mentore. Forse le notizie che aveva trovato in quel vecchio archivio non erano state un colpo di fortuna. Se qualcuno aveva fatto in modo che lei sapesse dell’assassino, ebbene quel qualcuno non poteva che essere Rouke. Si sentì manovrata e una fredda rabbia la pervase. Decise che avrebbe portato a termine l’incarico e poi avrebbe chiesto spiegazioni, se fosse sopravvissuta.
La  porta si aprì di schianto e Joshua entrò dicendo: “Vieni ragazza, dobbiamo sbrigarci. Appena ci saremo alzati in volo ti darò le coordinate.”.
Lei lo segui, un po’ barcollante, salirono sull’aleiottero e decollarono.
Appena presero quota furono sorpassati da alcuni veloraptor della polizia urbana.
L’assassino pronunciò un paio di coordinate e Arakne virò accelerando. Sapeva che gli agenti l’avrebbero ignorata, il transponder del suo veicolo li identificava come appartenenti all’ Inquisizione, molto al di là della portata dei funzionari cittadini.
Decise comunque di controllare il perché della loro presenza. Si sintonizzò sul flusso dati urbano e rabbrividì involontariamente. L’ hud le mostrò le immagini di un doppio omicidio, probabilmente a scopo di rapina, due vittime: Juan Jmenez, proprietario di uno spaccio alimentare, e una ragazzina non ancora  identificata.
“Un Supremo Inquisitore non dovrebbe rabbrividire per un paio di morti” le disse l’uomo con voce piatta.
“L Inquisizione non uccide ma converte” replicò la donna. Ma si rese conto subito che la sua era solo una frase fatta. Da quando era  al comando c’erano stati molti “incidenti”. La risata dell’assassino l’irritò: “Non uccidiamo mai bambini. Loro possono sempre essere  convertiti.”.
La voce dell’ uomo si fece tagliente: “Noi siamo i malvagi, ragazza. Se vinceremo sarà perché saremo più spietati del nostro nemico, ricordalo.”.
“Era davvero tua nipote, vecchio?”.
“No, l’ho raccolta  per la strada, l’avevano abbandonata appena nata.”.
Rimasero in silenzio fino all’atterraggio davanti ad un vecchio magazzino. L’ uomo si diresse verso il  muro dell’edificio, seguito dall’ inquisitrice. Appoggiò una mano sulla parete e dopo qualche secondo si aprì una piccola porta accuratamente mimetizzata.
Entrarono ed il buio più completo li avvolse dopo che l’apertura si fu richiusa.
Improvvisamente luci abbaglianti si accesero e Arakne socchiuse gli occhi, momentaneamente accecata. Quando riuscì a mettere a fuoco vide che Joshua era al centro di una grande stanza vuota e le faceva cenno di avvicinarsi, impaziente.
Sentì l’irritazione crescere nuovamente mentre gli si accostava. Lui allungò un braccio di scatto passandoglielo attorno alla vita e tirandola  verso di se, quasi abbracciandola.
Fece per protestare ma  le parole le morirono in gola, le luci si spensero e, dopo un paio di rumori metallici, le parve di precipitare. Trattenne il fiato, ancora  una volta assalita dalla paura. “Tranquilla” le sussurrò l’assassino, divertito “non intendo approfittare di te. Ci troviamo su una cabina discensionale.”. Un boato li scosse e l’uomo continuò a voce più alta: “Un paio di cariche esplosive per sigillare l’entrata. Credo che l’Inquisizione abbia perso uno dei suoi aleiotteri.”.
In quel momento una luce fioca illuminò la piccola cabina in cui si trovavano. Arakne si accorse che l’uomo continuava a stringerla, lo guardò  negli occhi e  si accorse che ora le sue pupille erano verdi.
“Sono occhi bionici” le disse Joshua “Li ha creati mia moglie. Hanno molti vantaggi ma il colore pare cambi secondo il mio umore. Evidentemente il collegamento col nervo ottico presenta qualche problema.”.
“Potresti tornare da lei e farti dare un’aggiustatina” replicò sarcastica.
“E’ morta” fu la risposta a cui seguì il silenzio fino a quando la cabina non si fermò.
Una parete si aprì  rivelando una grande sala illuminata a giorno.
Arakne notò grandi tavoli, ingombri di strane apparecchiature. Lungo le pareti vide degli enormi armadi metallici e quattro grandi vasche trasparenti. Osservò che erano colme di un liquido verdastro e le sembrò che al loro interno galleggiassero figure umane.
“Dove siamo?” chiese seccamente.
“Siamo ai livelli inferiori di Sanctuary. Ci occorrono armi ed informazioni, qui troveremo le prime, le seconde me le darai tu.”.
L’inquisitrice si stupì, aveva creduto che l’uomo volesse condurre la caccia da solo, era pronta ad insistere. Sembrò quasi che lui le leggesse nella mente: “Dovrò combattere con un essere potente e spietato, sarei uno stupido se non cercassi tutto l’aiuto possibile. Se servirà ti chiederò di mobilitare anche tutti i tuoi inquisitori e non dubito che Rouke mi concederebbe anche l’uso dei soldati. Ma credo che nello scontro sarebbero meno che inutili. Ora ci accomodiamo a quel tavolo e tu mi dici e mi fai vedere tutto quello che sai sull’arkangel.”.
Si sistemarono davanti ad un media-computer, Arakne estrasse un cristallo di memoria e lo inserì nel lettore. Joshua assistette all’ uccisione dei due killer rivedendola più volte e fermando l’immagine su Lysa. Rimase in silenzio a riflettere per un po’ di tempo, poi interrogò l’inquisitrice facendosi ripetere cosa le aveva detto Rouke e chiedendole informazioni sulla ragazza. L’assassino pareva avere tutto il tempo del mondo, la fretta sembrava svanita e Arakne ebbe l’impressione di trovarsi davanti ad un vecchio insegnante, paziente e curioso.
Alla fine parlo con voce calma: “Per prima cosa devi indossare un’armatura. All’inizio non sarà una cosa piacevole, dovrà adattarsi al tuo corpo ed interagire col tuo sistema nervoso.”. Notò l’espressione contrariata della ragazza e si interruppe invitandola con lo sguardo a parlare.
“Io ho già una battledress, non credo che tu abbia qualcosa di meglio, vecchio.”.
Lui sorrise: “L’ ultima volta che ho combattuto con Raphael indossavo un esoscheletro blindato MdkVII. Nemmeno ti immagini quanto fosse più potente e protettivo rispetto alla tua ridicola battledress di cartone.” Arakne fece per protestare ma lui continuò dicendo: “Voglio mostrarti una paio di cose.”.
Cominciò a spogliarsi, l’inquisitrice si chiese se per caso non le volesse far vedere qualche orrenda cicatrice. Quando Joshua rimase solo con specie di calzoncini corti notò  che il suo corpo era quello di un giovane, senza alcuna  cicatrice.
Lo guardò perplessa poi dovette soffocare un conato di vomito quando lui cominciò a sfilarsi la pelle delle braccia rivelando un paio di arti metallici.
Fece lo stesso con l’ epidermide delle gambe.
“La faccia  me l’hanno ricostruita” le disse con voce  piatta “Anche il torace ha dovuto subire un intervento plastico e qualche organo interno è stato sostituito.”.
L’inquisitrice rimase in silenzio, improvvisamente consapevole della quantità di dolore  che quell’ uomo aveva  dovuto sopportare.
“Ora voglio che tu veda un arkangel in tenuta da battaglia. Nella sua armatura di bioacciaio”. Accese un oloproiettore e davanti alla donna comparve un incubo.
L’essere sembrava assorbire la luce e la maschera che gli copriva il volto era l’essenza stessa della crudeltà. Due coppie di immense ali neri si aprivano sul suo dorso. Nelle mani aveva una lunga asta che terminava con una specie di tridente.
“Molto diverso da un bel ragazzo dai capelli scuri, vero?” le chiese Joshua e, senza attendere la risposta, continuò: “E non ebbe nemmeno il buongusto di finirmi. Si limitò a cavarmi gli occhi ed a strapparmi braccia e gambe. Naturalmente cauterizzò le ferite perchè non morissi troppo in fretta.”.
Arakne balbettò: “Ma, come hai fatto a sopravvivere?”.
L’assassino sorrise amaramente: “Mia moglie mi trovò, quasi morto. Riuscì a portarmi ad una  vasca rigeneratrice, poi mi ricostruì, pezzo dopo pezzo.”.
“Tua moglie doveva essere una persona eccezionale” sussurrò l’inquisitrice.
Joshua assentì: “Si, Eloise era straordinaria.”.