escogitato da Fab, che ringrazio per l’"omaggio", continuo l’ urban-fantasy.

Il Venerabile Primo Matematico Mons. Rouke fece un cenno al suo Supremo  Inquisitore, invitandola ad avvicinarsi.
Per un lungo istante rimase in silenzio riflettendo se non fosse troppo giovane per il compito che intendeva assegnarle. Il Gran Consiglio era stato fortemente avverso alla sua nomina, alcuni vecchi Maestri Matematici erano rimasti egualmente contrariati dalla sua età e dal suo sesso. Quando la scelse aveva 28 anni e nei due da allora trascorsi non lo aveva mai deluso. Era sempre stata efficiente e determinata nell’ estirpare qualunque eresia, vera o presunta che fosse.
Rouke le rivolse una lunga occhiata indagatrice ed annuì soddisfatto. Davanti a lui stava una giovane donna dai corti capelli biondi e gli occhi azzurro ghiaccio, non molto dissimile dalla piccola  orfana che aveva accolto nella Corporazione.
In quel tempo era il più giovane Maestro Matematico che mai si fosse seduto nel Gran Consiglio e lei era stato un investimento per il futuro. Ora avrebbe saputo se sarebbe stato ripagato.
“Abbiamo un grosso problema, Arakne” esordì chiamandola col suo nome di battesimo, unico a cui lei lo permettesse.
Lei percepì la leggera tensione presente nella voce del suo mentore e se ne stupì. Guardò meglio la massiccia e benevola figura, la testa ormai calva, il viso largo e sereno. Era identico all’ immagine che tutti gli abitanti di Sanctuary vedevano ogni giorno nelle olotrasmissioni. Il volto di un padrone severo ma giusto, più simile ad un padre che ad un dittatore. Una sola cosa differiva in questo momento: il suo sguardo. I suoi occhi color dell’ ossidiana  erano insolitamente duri e lei pensò di scorgere anche un piccolo riflesso di paura. Rimase per un attimo sgomenta, era inconcepibile che l’uomo che venerava come un dio provasse qualcosa di simile al timore.
Rouke azionò un oloproiettore e rimase in silenzio mentre le immagini della morte dei due assalitori di Lysa si materializzavano. Arakne ebbe un sussulto quando vide Raphael e le sue lame di bioacciaio.
“Si, si tratta di un arkangel” disse il Primo Matematico.
“E’ impossibile!” lo interruppe l’ inquisitrice “Quei mostri furono distrutti dalla santa Eloise”.
“Ci sono alcune cose che non sai.” continuò l’uomo con calma “Ci sono segreti di cui solo io sono a conoscenza e che non posso divulgare. Ti basti sapere che  quell’arkangel sta proteggendo la ragazza che hai visto, e lo farà a costo della sua stessa vita. Il tuo compito è di ucciderla, nel più breve tempo possibile.” fece una  piccola pausa fissando intensamente la donna “Il destino del nostro mondo e dell’ intero universo dipende da quella ragazzina. Se sopravvive tutto quello che conosciamo andrà distrutto e sarà il tempo dell’armageddon. Io ora ho assoluto bisogno che tu sia sincera e mi dici se riuscirai ad ucciderla. Tutte le risorse della Corporazione saranno a tua disposizione ed avrai il comando assoluto, risponderai solo ed esclusivamente a me. Allora, dimmi, ce la farai, Arakne? Riuscirai nell’ impossibile e non mi deluderai?”.
L’ inquisitrice rimase in silenzio per alcuni minuti poi rispose, la sua voce era ferma: “Si monsignore. Riuscirò nell’ impresa, non si pentirà di avermi assegnato questo incarico.”. Rouke assentì sorridendo e la congedò con un gesto amichevole dicendo: “So che riuscirai, hai la mia benedizione, che il santo Riemann ti dia forza e coraggio.”.
Lei si inchinò ed uscì dal sontuoso ufficio. Stava già pensando alla sua prima mossa, avrebbe reclutato l’uomo di cui era stata cancellata  l’esistenza. L’assassino che aveva scoperto solo per un colpo di fortuna, in un vecchio archivio dimenticato.
Quando l’inquisitrice se ne fu andata il Primo Matematico sorrise compiaciuto. Sapeva  che la sua protetta avrebbe contattato l’unico uomo che era riuscito a sconfiggerlo. Lui stesso aveva fatto in modo che ne venisse a conoscenza. Il suo sorriso si accentuò diventando un ghigno amaro quando pensò a come avrebbe preso la notizia che Raphael era vivo. Non dubitava che l’antico odio sarebbe esploso violentemente e l’assassino sarebbe tornato ad uccidere. “Ah,  Eloise,” sussurrò malinconico “la vittoria sarà mia.”.
Arakne fece atterrare il piccolo aleiottero e scese  guardandosi attorno. Si era tolta l’uniforme da Supremo Inquisitore ed  ora indossava una tuta nera di fibra aramidica. Non aveva armi ad eccezione di una katana in vibroacciaio che portava  di traverso sulla  schiena: fissaggio magnetico, impugnatura  in basso a  destra.
Si trovava all’estrema periferia della megalopoli, alcune delle miserabili casupole avevano persino un piccolo giardino. La donna  rabbrividì al pensiero di una abitazione con della terra e dei vegetali che l’attorniavano, disgustoso.
Poco lontano un vecchio dai capelli bianchi sembrava intento ad estirpare erbacce davanti ad una misera casa. Vide che una ragazzina dai capelli neri  lo stava aiutando.  Decise di domandare loro dove abitasse colui che stava cercando. Si avvicinò e l’uomo si raddrizzò fissandola con un paio di occhi straordinariamente azzurri. Arakne capì che si era  sbagliata sull’età, il colore dei capelli l’aveva  tratta in inganno, non doveva avere più di cinquant’anni. “Sto cercando una persona” li apostrofò con durezza “ si chiama Joshua, o almeno così si faceva chiamare un tempo. Abita in questo quartiere al numero 11010.”. L’uomo continuò a fissarla in silenzio, tanto che lei stava  per ripetere la domanda quando parlò, rivolgendosi alla ragazzina: “Vai a comprare un po’ di the per la signora”. “Ma, non ne abbiamo bisogno” fu la stupita risposta. Il tono della voce si fece duro: ”Vai Asuke, non discutere, di a  Juan di metterlo sul mio conto.”.
Rimasero in silenzio mentre la ragazzina si allontanava poi lui disse: “Sono io Joshua, andiamo in casa, mi dirai cosa cerchi.”.
Arakne rimase un attimo interdetta, quell’uomo di mezz’età non le sembrava affatto uno spietato assassino. Sapeva però che spesso le apparenze ingannano e  quando lo seguì nella casupola non abbassò la guardia.
Entrarono in una piccola cucina e le fece segno di accomodarsi. Lei scosse la testa rifiutando e si accertò di avere abbastanza spazio per estrarre la katana. Con noncuranza appoggiò la mano destra sul fianco, avvicinandola all’ impugnatura  della spada. Ma dall’ uomo non veniva alcun senso di minaccia, si limitò a  sedersi stancamente, sospirando.
“Mi chiamo Futanagi” si presentò “Faccio parte della  Corporazione dei Matematici e vorremmo avvalerci dei tuoi servizi. Vogliamo che tu uccida…”.
“Non capisco” la interruppe Joshua con la voce un po’ tremante “Io non ho mai ucciso nessuno. Vivo qui con la mia nipotina. Non capisco. Scusatemi, non mi sento bene, ho bisogno di un sorso d’acqua.”. Arakne fece un passo indietro e mise la mano sull’impugnatura  quando si alzò. Ma l’uomo si limitò a prendere una  bottiglia da un refrigeratore, borbottando qualcosa e versando un po’ d’acqua in un bicchiere.
Tornò  al tavolo, lo spazzò con una mano sollevando un po’ di polvere e posò il bicchiere: “Scusate, non faccio spesso pulizia, sono vecchio”. L’ inquisitrice pensò che forse il suo primo giudizio era esatto, ora l’uomo le  pareva davvero anziano, probabilmente era discretamente in forma  ma ora lo stress ne svelava la vera età.
Cominciò a credere di essersi sbagliata, evidentemente si trattava di un’omonimia.
Improvvisamente un lungo coltello ricurvo comparve nella mano dell’assassino.
Arakne reagì immediatamente cercando di estrarre la spada ma le sembrò di muoversi all’interno di un liquido vischioso. Con orrore vide l’uomo che le si avvicinava e la urtava con una spalla facendola cadere. Cercò  di rotolare ma lui le fu sopra e la inchiodò al pavimento sedendole sul petto, con le ginocchia che bloccavano le braccia. Sentì sul collo il freddo della lama, credette che fosse finita. Il rimpianto per aver deluso Rouke le attraversò la  mente.
“Ora dimmi chi sei veramente e perché sei qui.”.
L’inquisitrice notò che la voce dell’assassino era cambiata, era  diventata  poco più  di un sussurro, fredda come il ghiaccio. Anche le iridi non erano più azzurre ma blu, così scure da sembrare nere. Decise che non avrebbe parlato, si vergognava di aver fallito e desiderava morire.
L’assassino sorrise: “Voglio venirti incontro. So che ti chiami Arakne e sei il Supremo Inquisitore. So che quel bastardo di Rouke ti ha cresciuta perchè tu sia il  suo cane da guardia. Quello che non so è perchè abbia  rotto il nostro piccolo accordo e ti abbia  mandata  da me.”. Fece una piccola pausa e, quando vide che la donna non  accennava a parlare, continuò: “Non ho ne tempo ne voglia di usare una sonda  mentale. Per questo  ti informo che se non me lo dici ti infilo il coltello tra  le vertebre cervicali e poi ti vendo ad un  bordello del livello inferiore. Ci sono sempre dei gentiluomini che amano i diversamente abili.”. Arakne per la  prima volta nella sua vita  ebbe paura, non temeva  la morte ma non voleva morire senza alcuna dignità.
“Il Primo Matematico vuole che tu uccida una arkangel di nome Raphael!” esclamò tutto d’un fiato, vergognandosi della  sua debolezza.
Ma la paura appena provata non fu nulla rispetto al terrore che le provocò l’espressione dell’assassino.
Il viso dell’ uomo fu distorto da una rabbia devastante, i suoi occhi ora erano completamente rossi e un ringhio agghiacciante gli usciva dalle labbra.
Durò per un istante poi Joshua si alzò lasciandola libera.
Arakne cercò di alzarsi ma le girò la testa e riuscì solo a  mettersi seduta sul pavimento.
“Hai inalato della psicotropina” disse l’assassino “La prossima volta devi stare più attenta  ai mobili impolverati. Tra qualche minuto starai meglio. Aspettami qui, io devo sistemare mia nipote poi prenderemo il tuo aleiottero e cominceremo la caccia.”.
Lei lo fissò stupita e disse: “Non vuoi le prove che l’arkangel esiste?”.
Lui la guardo e gli occhi si tinsero nuovamente di rosso mentre rispondeva: “Deve essere vero, Rouke non avrebbe infranto l’accordo senza un motivo dannatamente buono. Sa che altrimenti lo avrei ucciso.”.
Arakne volle replicare ma si accorse che la stanza era vuota.