per esercitarmi nella difficile arte dell’ urban fantasy. Se qualcuno vuole leggere le altre parti le trova sotto la categoria. sanctuary.

Si risvegliò lentamente, timorosa di aprire gli occhi. Prima di farlo tastò con le mani accorgendosi di giacere supina su qualcosa di morbido. Socchiuse le palpebre con cautela e scoprì di essere in una piccola stanza. Sembrava non ci fossero aperture, la  luce era morbida e diffusa, le pareti erano di un grigio uniforme.
L’avevano adagiata su un piccolo letto ed ora indossava una lunga camicia legata sulla schiena, come quella che si mette ai malati.
Si accorse con sgomento che sotto di essa era nuda.
La paura cominciò ad invaderla, si chiese cosa le avessero fatto. In bocca sentiva uno strano sapore, quasi metallico. Decise di mettersi a sedere, si alzò lentamente ma la stanza cominciò a girare vorticosamente. Si puntellò con le mani e resistette, a poco a poco le pareti si fermarono. Cercò di pensare a quello che era appena successo. La sua mente si rifiutava ancora  di accettare  la realtà: aveva incontrato un arkangel.
Scavò nella memoria per cercare quanto le avevano insegnato riguardo alla Grande Guerra per l’Energia. Non ricordava di preciso il tempo in cui si era scatenata, ma era sicura che fossero passati più di cinque secoli.
Era stato un conflitto feroce e disperato, gli uomini si erano affrontati per appropriarsi degli ultimi combustibili organici.
Gli arkangel erano stati l’arma definitiva. Creati per distruggere erano diventati incontrollabili. Si sforzò di ricordare i loro nomi: Raphael, Michael e Gabriel erano stati i più potenti. Ricordò che dopo aver distrutto il nemico si rivolsero contro l’intera umanità, avevano deciso che l’universo doveva essere purificato.
Furono sconfitti dall’ invenzione di una donna: il cannone a supersimmetria. E ciò che li annientò divenne la nuova fonte di energia illimitata.
Questo era tutto ciò che Lysa ricordava.
Ovviamente sapeva anche il nome della salvatrice dell’umanità: la santa Eloise. Una figura ormai immersa nel mito così come il santo Riemann. Nessuno sapeva che fine avesse fatto dopo aver creato il cannone, i matematici dicevano che fosse stata assunta  al cielo dal Supremo Architetto.
La ragazza si riscosse dai suoi pensieri, un’intera parete stava scivolando di lato rivelando una grande sala, colma di attrezzature elettroniche che non riconobbe.
Raphael e Sofia stavano venendo da lei, la ragazza, ora completamente nuda, portava un vassoio con un bicchiere metallico.
“Benritrovata” le disse lui con gentilezza “Spero che tu stia bene.  Ho dovuto prendere una decisione e spero che si rivelerà quella  giusta.”.
“Sto bene” rispose esitante “Ma vorrei sapere che succede. Chi è che vuole uccidermi? Forse la Corporazione dei Matematici? Tu sei un arkangel? E lei cos’è? Quale decisione hai…”. Le domande cominciarono ad uscirle sempre più velocemente ma lui l’interruppe: “Ti spiegheremo tutto, o quasi. Adesso per favore bevi.”.
Le porse il bicchiere e lei lo prese, con cautela, limitandosi a guardarlo.
“Bevi” la sollecitò “è  necessario che tu lo faccia.”.
“Perché?” fu la secca risposta.
Raphael sospirò e disse: “Sofia dovresti andare a controllare la connessione. Cambia la cifratura ed avvertimi quando lei sarà disponibile.”. La ragazza emise un suono che somigliava ad un basso ruggito, se ne andò con un’andatura che Lysa pensò studiata apposta per mettere in mostra il suo bellissimo corpo.
“Come ti ho detto è un po’ gelosa” disse lui con voce un po’ divertita “In genere i felini non lo sono ma in lei c’è molto della natura umana.”
Si avvicinò al letto e si sedette, Lysa si ritrasse istintivamente.
“Non devi aver paura” la voce si era  fatta morbida “Ora cercherò di spiegarti alcune cose, altre te le spiegherà una persona che conosci, fra poco. Prima però devo dirti una cosa che probabilmente ti farà arrabbiare, ma devo essere onesto con te. Quando ti ho portata qui ho cambiato il tuo corpo.”. Alzò una mano aperta, quasi un gesto di scusa, quando vide che la ragazza era impallidita e cercava di parlare.
“Ci sarà tempo per le domande. Ora  però bevi, se non lo farai morirai. Nell’acqua ci sono le nanomacchine che occorrono al tuo organismo per stabilizzarsi.”.
Lysa alzò il bicchiere con la mano che tremava, bevve, senza smettere di fissarlo. Quando finì  le parve di cogliere un guizzo di sollievo nei suoi occhi.
“Ora ho bisogno che tu creda subito ed interamente a quello che ti dirò. Per favore stringi con forza il bicchiere.”.
Lei lo fece e con meraviglia scoprì che era in grado di piegarlo, strinse ancora il pugno e lo accartocciò.
“Cosa mi hai fatto?” chiese con voce tremante.
“Io sono un arkangel e ti ho reso simile a me” fu la sconvolgente risposta.
Lysa si meravigliò di riuscire a controllarsi, erano successe molte cose, molto in fretta, sufficienti a fare impazzire.
Voleva chiedere perché ma un’altra  domanda le salì alle labbra: “Cos’è un arkangel?”.
“Un’arma, creata per distruggere. Un tempo ero un umano, poi mi sottoposi volontariamente agli esperimenti della dottoressa Eloise. Fu più  di cinquecento anni fa. Nei nostri corpi è stato iniettato un simbionte. Non un organismo unico ma piuttosto una colonia di nanomacchine costruite con il metallo inventato da Eloise: il bioacciaio. Il tuo corpo sta lentamente cambiando e diventerà  come il mio: più forte, veloce, resistente. Le ossa col tempo diventeranno interamente metalliche e la tua mente entrerà in simbiosi col bioacciaio. Non avrai bisogno di armi o attrezzi, li potrai creare da sola.”. Mentre parlava un sottile filamento metallico si staccò dal polso e si coagulò in una delicata rosa.
“La trasformazione ha effetto sul nostro modo di pensare?” chiese Lysa con voce dura.
Lui rise brevemente: “Sei davvero una persona speciale. Mi sarei aspettato che tu mi chiedessi se siamo immortali. Comunque le nanomacchine non influiscono direttamente ma, quando avrai compreso i tuoi nuovi poteri, il tuo modo di vedere le cose cambierà.”.
“Però non sei imbattibile” disse lei con una punta di sarcasmo nella voce “Alla fine sei stato sconfitto da una donna, la stessa che ti ha creato.”.
Sorrise in modo così malinconico che a Lysa si sarebbe stretto il cuore, se non fosse stata terribilmente arrabbiata.
“Le storie che si tramandano non sono del tutto esatte. Anche se, in un certo senso, si potrebbe davvero dire che lei mi sconfisse. Ma non lo fece usando un cannone, usò un’arma molto più potente: l’amore. Ancora oggi l’amo come il giorno in cui la vidi per la prima volta, e così credo sia anche per lei”.
Sofia arrivò portando uno piccolo trasmettitore olografico, lo  posò alla base del letto e lo accese.
“Ora avrai le altre risposte” disse Raphael.
L’ oloimmagine si aprì, Lysa riconobbe subito l’ufficio dal quale era scappata il giorno prima. La donna che apparve aveva  mani lunghe ed affusolate, corti capelli grigi ed un volto dall’ espressione decisa. Vide compassione e preoccupazione nei suoi occhi neri ma anche la tremenda forza di volontà di cui la sapeva dotata.
Davanti a lei c’era Sua Eccellenza l’Archimandita, Supremo Magister della Corporazione degli Astrofisici.
“Eccellenza!” esclamò la ragazza “Mi perdoni io non volevo….”
Si interruppe di colpo sentendo Raphael salutare: “Ciao Eloise, come vedi l’ho protetta.”.