il concorso fantasy segnalato da Francesco mi piace assai, ho deciso  di  cominciare a "farmi la mano" in tema urban fantasy,
Vi posto quindi la  prima parte di un raccontino scritto ieri notte.

La  morbida luce del tramonto illuminava la scrivania davanti all’ immensa vetrata. La ragazza si alzò dalla poltrona e si avvicinò  alle tende, il riflesso del sole sul monitor olografico le impediva  di vedere le risposte del CompMat, l’immenso elaboratore della Corporazione dei Matematici.
Il passaggio di uno Zeppelin la distrasse facendola sostare davanti al grande cristallo.
L’aeronave stava attraversando lentamente il cielo di  Sanctuary.
Ancora  una volta si stupì di fronte all’ immensità della megalopoli, alle sue torri svettanti ed alle enormi ziggurrat delle Corporazioni. Lei ora si trovava  alla sommità di una di esse e se l’avessero scoperta sarebbe stata immediatamente arrestata. A nulla sarebbe valso essere la protetta della donna a cui apparteneva quel luogo: Sua Eccellenza l’Archimandita, Supremo Magister della Corporazione degli Astrofisici.
Ma i calcoli che aveva appena fatto eseguire l’avrebbero condannata ad un destino ben peggiore della reclusione e dell’ignominia.
L’aver tradito la  fiducia del suo mentore non era nulla  a confronto dell’ eresia che aveva appena dimostrato.
Per un istante si vide riflessa: una ragazza  alta, con corti capelli rossi, occhi  grigi e la pelle color del bronzo.
Sospirò, allungò una mano sfiorando una piccola placca metallica, le tende si chiusero  e lei tornò davanti al monitor.
Non c’erano dubbi, quello che vedeva dimostrava  la sua teoria.
Un tremito le percorse il  corpo,  si portò  le mani al petto, in mezzo ai seni, e rimase immobile, cercando di controllare la paura.
Tra poche ore i matematici avrebbero notato l’insolita attività del loro elaboratore ed avrebbero informato il Venerabile Primo Matematico Mons. Rouke.
Avrebbe inviato degli Inquisitori  che sarebbero risaliti a lei in poco tempo. Era dunque tempo di  andarsene.
Prima però aprì il file del progetto a cui stava lavorando assieme all’Archimandita e fece alcune modifiche.
Voleva  lasciarle un messaggio, qualcosa che solo lei avrebbe compreso.
Spense il terminale ed uscì nel lungo corridoio. A quell’ora  non c’erano molte persone nell’ edificio, con un po’ di fortuna sarebbe riuscita a scendere inosservata e ad attuare il suo piano di fuga.
Si sarebbe recata nella Città Bassa, avrebbe cercato un anonimo hotel e si sarebbe nascosta fino a quando non fossero iniziati i festeggiamenti per la nascita del Santo Riemann. Poi si sarebbe  unita  ai pellegrini e se ne sarebbe andata con loro, lasciando per sempre Sanctuary.
Uno dei veloci ascensori la portò al piano del suo ufficio, che raggiunse senza incontrare anima viva. Entrò, chiuse la porta, si tolse la  divisa ed  il camice che indicavano il suo rango di Accolita di Prima Classe, indossò un paio di informi pantaloni grigi ed una casacca dello stesso colore. Prese da un cassetto una mantella di una tonalità più scura, l’aveva scelta per il suo ampio cappuccio.
Infilò in una borsa un paio di cristalli mnemonici ed il suo palmare, se la mise a tracolla ed uscì.
Con quell’ abbigliamento si sarebbe confusa in mezzo agli abitanti dei bassifondi.
Li aveva visti durante una  visita guidata ed ora provò un po’ di paura al pensiero di quella massa informe di persone.
Uscì dalla ziggurat utilizzando una  delle passerelle mobili che portavano alla stazione centrale della  metropolitana profonda. Ricordava il nome della fermata in cui era scesa quando aveva fatto quella stupida gita. Pensò che sarebbe stata un buon punto di partenza.
Il bigliettaio la guardò con mal celato sospetto, per un momento ebbe l’orribile presentimento che avrebbe chiamato la polizia. Ma quando gli disse la sua destinazione lo sentì sbuffare e, mentre le consegnava il piccolo tagliando elettronico, vide che il suo atteggiamento aveva assunto un misto di indifferenza e disprezzo.
Attraversò velocemente la grande stazione, senza guardare le imponenti colonne di plastacciaio che sorreggevano l’ immensa volta neogotica. Quando l’aveva vista per la  prima volta quella  stazione l’aveva colmata di silenzioso stupore, ora le sembrava un ambiente ostile e pericoloso.
Arrivò alla monorotaia da cui stava per partire, tra  sbuffi di vapore, la sua navetta.
Salì velocemente e si sistemò nell’ ultimo scompartimento. Era sola e la cosa le andava benissimo. Sapeva che il viaggio sarebbe stato lungo, prese la borsa ed  estrasse il palmare inserendo un cristallo mnemonico. Avrebbe passato il tempo indagando su alcuni interessanti aspetti dell’ oscura materia.
Si svegliò di colpo, spaventata.
La navetta era ferma e dalla vetratura laterale poteva vedere una stazione parzialmente immersa  nel buio. Solo un paio di luci si accendevano ad intermittenza illuminando un marciapiede lurido ed un’antiquata scala mobile.
Guardò l’ora sul palmare, si accorse con terrore che aveva dormito per più di otto ore.
Doveva essere arrivata  all’ultima fermata, al livello più basso di Sanctuary
Scese guardandosi attorno con cautela, non vide nessuno e si diresse alla scala mobile.
Salì su uno degli sgangherati gradini e cominciò a muoversi verso quella che credeva l’uscita.
Continuava ad essere sola e per questo si sentì un po’ rassicurata. Forse era  stato un bene che fosse scesa fino a quel livello, sarebbe stato più difficile rintracciarla.
Cominciò a sentire uno strano rumore, mano a mano che saliva si trasformò nel frastuono di migliaia di voci. Anche la luce aumentava sempre più d’intensità, diventando a  tratti colorata.
Raggiunse  la sommità della scala, camminò davanti ad una biglietteria  deserta, arrivò all’uscita e si ritrovò in una ampia piazza, in mezzo ad una folla multicolore.
Tutt’intorno c’erano giganteschi edifici stranamente illuminati. Sembravano tanti parallelepipedi accostati in maniera casuale, addirittura caotica. Appesi alle loro  facciate c’erano grandi schermi olografici su cui si agitavano strani personaggi urlanti.
Molti loro avevano in mano in mano lattine di bibite o confezioni di cibo.
Rimase a fissarli a bocca aperta, senza capire cosa stavano dicendo, il frastuono della  folla le faceva arrivare solo brevi spezzoni di musica e di parole.
Poi capì, si trattava di messaggi pubblicitari. Ricordava  di averlo studiato a scuola nelle ore di storia. Prima della grande Guerra per l’Energia gli uomini facevano ricorso a quella  forma di persuasione occulta, non le sembrava  possibile che esistesse ancora.
Qualcuno la urtò malamente sibilando un insulto. Si rese conto che, stando immobile, intralciava il passaggio. Si mosse verso un lato della piazza, il viso nascosto dal cappuccio  che si era  affrettata  ad alzare.
C’erano appartenenti a tutte le razze da lei conosciute ed anche individui che chiamare “strani” sarebbe stato riduttivo.
Il tipo che l’aveva  appena urtata aveva davvero sibilato e quando lo aveva guardato aveva colto un paio di occhi gialli con la pupilla uguale a quella  di un serpente.
Quasi tutti avevano abiti con colori sgargianti, decisamente il suo abbigliamento era parecchio fuori posto.
Ma non era il momento di recriminare, ormai doveva  essere decisa e non indugiare, doveva  essere coraggiosa.
Quando arrivò davanti ai primi palazzi rimase ancor più impressionata  dalle loro dimensioni. Sicuramente erano più bassi delle torri e delle ziggurat del livello superiore, ma le sembrava incredibile che nel sottosuolo esistesse una  caverna di tali dimensioni.
Guardò in alto e non riuscì a scorgere la volta, ma solo un uniforme luce lattiginosa.
Si riscosse, ora doveva concentrarsi e trovare un posto dove trascorrere la prima  di molte notti. Vide che tra gli edifici si aprivano ampie strade intensamente trafficate, anche se non notò nessun veicolo più grande di un trasporto individuale. Sembrava che la maggior parte delle persone si spostasse camminando.
Iniziò  a percorrere la strada  più vicina e notò che era intersecata da numerose traverse. Ad un certo punto ne scelse una, che le parve più luminosa, e si inoltrò nel cuore di quella città sotterranea.
Si mise a leggere quelle che credette fossero insegne, in effetti pubblicizzavano servizi e cose che non le erano molto chiare. Non aveva idea  di cosa fosse un “bar” o perché un locale vantasse ben tre x. Si accorse che la via si era fatta più stretta e buia, doveva  decidersi ad entrare in uno di quegli esercizi commerciali.
Vide un’insegna che le piacque: una ragazza, evidentemente stanca, si appoggiava ad un palo sorridendo soddisfatta. Si trattava sicuramente di un ostello per donne.