Vi posto quindi la prima parte di un raccontino scritto ieri notte.
La morbida luce del tramonto illuminava la scrivania davanti all’ immensa vetrata. La ragazza si alzò dalla poltrona e si avvicinò alle tende, il riflesso del sole sul monitor olografico le impediva di vedere le risposte del CompMat, l’immenso elaboratore della Corporazione dei Matematici.
Il passaggio di uno Zeppelin la distrasse facendola sostare davanti al grande cristallo.
L’aeronave stava attraversando lentamente il cielo di Sanctuary.
Ancora una volta si stupì di fronte all’ immensità della megalopoli, alle sue torri svettanti ed alle enormi ziggurrat delle Corporazioni. Lei ora si trovava alla sommità di una di esse e se l’avessero scoperta sarebbe stata immediatamente arrestata. A nulla sarebbe valso essere la protetta della donna a cui apparteneva quel luogo: Sua Eccellenza l’Archimandita, Supremo Magister della Corporazione degli Astrofisici.
Ma i calcoli che aveva appena fatto eseguire l’avrebbero condannata ad un destino ben peggiore della reclusione e dell’ignominia.
L’aver tradito la fiducia del suo mentore non era nulla a confronto dell’ eresia che aveva appena dimostrato.
Per un istante si vide riflessa: una ragazza alta, con corti capelli rossi, occhi grigi e la pelle color del bronzo.
Sospirò, allungò una mano sfiorando una piccola placca metallica, le tende si chiusero e lei tornò davanti al monitor.
Non c’erano dubbi, quello che vedeva dimostrava la sua teoria.
Un tremito le percorse il corpo, si portò le mani al petto, in mezzo ai seni, e rimase immobile, cercando di controllare la paura.
Tra poche ore i matematici avrebbero notato l’insolita attività del loro elaboratore ed avrebbero informato il Venerabile Primo Matematico Mons. Rouke.
Avrebbe inviato degli Inquisitori che sarebbero risaliti a lei in poco tempo. Era dunque tempo di andarsene.
Prima però aprì il file del progetto a cui stava lavorando assieme all’Archimandita e fece alcune modifiche.
Voleva lasciarle un messaggio, qualcosa che solo lei avrebbe compreso.
Spense il terminale ed uscì nel lungo corridoio. A quell’ora non c’erano molte persone nell’ edificio, con un po’ di fortuna sarebbe riuscita a scendere inosservata e ad attuare il suo piano di fuga.
Si sarebbe recata nella Città Bassa, avrebbe cercato un anonimo hotel e si sarebbe nascosta fino a quando non fossero iniziati i festeggiamenti per la nascita del Santo Riemann. Poi si sarebbe unita ai pellegrini e se ne sarebbe andata con loro, lasciando per sempre Sanctuary.
Uno dei veloci ascensori la portò al piano del suo ufficio, che raggiunse senza incontrare anima viva. Entrò, chiuse la porta, si tolse la divisa ed il camice che indicavano il suo rango di Accolita di Prima Classe, indossò un paio di informi pantaloni grigi ed una casacca dello stesso colore. Prese da un cassetto una mantella di una tonalità più scura, l’aveva scelta per il suo ampio cappuccio.
Infilò in una borsa un paio di cristalli mnemonici ed il suo palmare, se la mise a tracolla ed uscì.
Con quell’ abbigliamento si sarebbe confusa in mezzo agli abitanti dei bassifondi.
Li aveva visti durante una visita guidata ed ora provò un po’ di paura al pensiero di quella massa informe di persone.
Uscì dalla ziggurat utilizzando una delle passerelle mobili che portavano alla stazione centrale della metropolitana profonda. Ricordava il nome della fermata in cui era scesa quando aveva fatto quella stupida gita. Pensò che sarebbe stata un buon punto di partenza.
Il bigliettaio la guardò con mal celato sospetto, per un momento ebbe l’orribile presentimento che avrebbe chiamato la polizia. Ma quando gli disse la sua destinazione lo sentì sbuffare e, mentre le consegnava il piccolo tagliando elettronico, vide che il suo atteggiamento aveva assunto un misto di indifferenza e disprezzo.
Attraversò velocemente la grande stazione, senza guardare le imponenti colonne di plastacciaio che sorreggevano l’ immensa volta neogotica. Quando l’aveva vista per la prima volta quella stazione l’aveva colmata di silenzioso stupore, ora le sembrava un ambiente ostile e pericoloso.
Arrivò alla monorotaia da cui stava per partire, tra sbuffi di vapore, la sua navetta.
Salì velocemente e si sistemò nell’ ultimo scompartimento. Era sola e la cosa le andava benissimo. Sapeva che il viaggio sarebbe stato lungo, prese la borsa ed estrasse il palmare inserendo un cristallo mnemonico. Avrebbe passato il tempo indagando su alcuni interessanti aspetti dell’ oscura materia.
Si svegliò di colpo, spaventata.
La navetta era ferma e dalla vetratura laterale poteva vedere una stazione parzialmente immersa nel buio. Solo un paio di luci si accendevano ad intermittenza illuminando un marciapiede lurido ed un’antiquata scala mobile.
Guardò l’ora sul palmare, si accorse con terrore che aveva dormito per più di otto ore.
Doveva essere arrivata all’ultima fermata, al livello più basso di Sanctuary
Scese guardandosi attorno con cautela, non vide nessuno e si diresse alla scala mobile.
Salì su uno degli sgangherati gradini e cominciò a muoversi verso quella che credeva l’uscita.
Continuava ad essere sola e per questo si sentì un po’ rassicurata. Forse era stato un bene che fosse scesa fino a quel livello, sarebbe stato più difficile rintracciarla.
Cominciò a sentire uno strano rumore, mano a mano che saliva si trasformò nel frastuono di migliaia di voci. Anche la luce aumentava sempre più d’intensità, diventando a tratti colorata.
Raggiunse la sommità della scala, camminò davanti ad una biglietteria deserta, arrivò all’uscita e si ritrovò in una ampia piazza, in mezzo ad una folla multicolore.
Tutt’intorno c’erano giganteschi edifici stranamente illuminati. Sembravano tanti parallelepipedi accostati in maniera casuale, addirittura caotica. Appesi alle loro facciate c’erano grandi schermi olografici su cui si agitavano strani personaggi urlanti.
Molti loro avevano in mano in mano lattine di bibite o confezioni di cibo.
Rimase a fissarli a bocca aperta, senza capire cosa stavano dicendo, il frastuono della folla le faceva arrivare solo brevi spezzoni di musica e di parole.
Poi capì, si trattava di messaggi pubblicitari. Ricordava di averlo studiato a scuola nelle ore di storia. Prima della grande Guerra per l’Energia gli uomini facevano ricorso a quella forma di persuasione occulta, non le sembrava possibile che esistesse ancora.
Qualcuno la urtò malamente sibilando un insulto. Si rese conto che, stando immobile, intralciava il passaggio. Si mosse verso un lato della piazza, il viso nascosto dal cappuccio che si era affrettata ad alzare.
C’erano appartenenti a tutte le razze da lei conosciute ed anche individui che chiamare “strani” sarebbe stato riduttivo.
Il tipo che l’aveva appena urtata aveva davvero sibilato e quando lo aveva guardato aveva colto un paio di occhi gialli con la pupilla uguale a quella di un serpente.
Quasi tutti avevano abiti con colori sgargianti, decisamente il suo abbigliamento era parecchio fuori posto.
Ma non era il momento di recriminare, ormai doveva essere decisa e non indugiare, doveva essere coraggiosa.
Quando arrivò davanti ai primi palazzi rimase ancor più impressionata dalle loro dimensioni. Sicuramente erano più bassi delle torri e delle ziggurat del livello superiore, ma le sembrava incredibile che nel sottosuolo esistesse una caverna di tali dimensioni.
Guardò in alto e non riuscì a scorgere la volta, ma solo un uniforme luce lattiginosa.
Si riscosse, ora doveva concentrarsi e trovare un posto dove trascorrere la prima di molte notti. Vide che tra gli edifici si aprivano ampie strade intensamente trafficate, anche se non notò nessun veicolo più grande di un trasporto individuale. Sembrava che la maggior parte delle persone si spostasse camminando.
Iniziò a percorrere la strada più vicina e notò che era intersecata da numerose traverse. Ad un certo punto ne scelse una, che le parve più luminosa, e si inoltrò nel cuore di quella città sotterranea.
Si mise a leggere quelle che credette fossero insegne, in effetti pubblicizzavano servizi e cose che non le erano molto chiare. Non aveva idea di cosa fosse un “bar” o perché un locale vantasse ben tre x. Si accorse che la via si era fatta più stretta e buia, doveva decidersi ad entrare in uno di quegli esercizi commerciali.
Vide un’insegna che le piacque: una ragazza, evidentemente stanca, si appoggiava ad un palo sorridendo soddisfatta. Si trattava sicuramente di un ostello per donne.

Articoli
Interessante, anche se per gusto personale preferisco periodi più brevi. ^^
In bocca al lupo per il concorso, eh!
16 luglio 2008 @ 21:51
LucaCP: crepi.
Comunque nel seguito il racconto si velocizza…e comincia a scorrere il sangue…a secchiate, come piace a me
16 luglio 2008 @ 22:00
Sai Val,sarà il caldo estivo, sarà l’anno scolastico appena trascorso che mi ha brasato il cervello…chissà….però ultimamente mi trovo a pensare che è un vero peccato che io, di matematica, ne capisca davvero poco.Mi sa che sarebbe una scienza veramente affascinante, se la capissi un po’ di più.
Equipossibilista
16 luglio 2008 @ 22:08
Equi: in effetti è molto bella ed affascinante…in dosi moderate ovviamente
16 luglio 2008 @ 22:27
Eccomi tornato. Ma che mi dici di questo concorso? Vorrei partecipare. Sono ancora in tempo? Ci sto poco a mettere su un capolavoro! XD
17 luglio 2008 @ 14:44
non riesco ad accedfere alla pagina del sito… non è che mi puoi dire quando scade il concorso? e quanto bisogna scrivere? magari diventiamo rivali^^no,ho poca esperienza col genere,ma mi piace.
tania_01
17 luglio 2008 @ 16:07
è interessante xò sono curioso di leggere il seguito!
17 luglio 2008 @ 16:21
Lo sai che prima di vincere te la dovrai vedere con me, vero?????
Devo sfatare il mito del disegnatore…
Fab
17 luglio 2008 @ 21:28
Sparviero. dai, partecipa, c’è ancora un sacco di tempo, scade il 31 ottobre
Tania: fatto
utan: tra poco arriva
Fab: anche se vinci non dimostri nulla…diventeresti semplicemente un pessimo disegnatore
17 luglio 2008 @ 21:41
va bene… Io mi ritiro… XDDD

No, dai, vado incontro ad un’epicissima sconfitta.
Intanto sto raccogliendo idee
e mi piasce moltissimo.
17 luglio 2008 @ 21:53
VioVyB: ma che sconfitta…sarà un’epicissimo confronto…e chissa quanti bravi scrittori parteciperanno.
Spero che alla fine mettano online tutti i racconti
17 luglio 2008 @ 22:11
@Val: ammazza, alla faccia del raccontino di mezzanotte, questo è già un testo bello strutturato che sa dove andrà a parare! Complimenti, mi piace! ^_^
-mirtilla
17 luglio 2008 @ 22:33
Mirtilla: Felice che ti piaccia…io scrivo di getto ma quando lo faccio la storia è gia completamente presente nella mia mente
17 luglio 2008 @ 22:48