“Col termine Heroic Fantasy si indica quel genere di storie ambientate non nel mondo come è, era o sarà, ma come dovrebbe essere per ambientarvi un buon racconto.”
Ecco, io estenderei questo concetto a tutto il fantasy, e direi che il mondo. il circostante, assume un’importanza che non si riscontra in nessun altro genere.
Da questo deriva anche l’ingannevole e apparente facilità del fantasy, cosa che ha tratto in inganno parecchi esordienti.
O no?


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In realtà creare un mondo è difficilissimo.
Perché se lo si vuole fare coerente, anche gli appellativi affibbiati alle varie persone devono cambiare, avere una loro storia. Così come non potranno udirsi dei “Al diavolo” se nella religione non è presente il demonio, per esempio.
E le forme di governo dovranno essere credibili e mature, frutto di secoli o millenni di storia. Così come le città, le istituzioni, i vari corpi militari, i vari gruppi di eccellenze…
Creare un vero mondo è una delle cose più difficili che ci siano, penso.
A volte penso sia più facile ambientare un fantasy in un passato esistente ma distorto, pieno di elementi fantasy. Il passato mitologico di Omero, per dirne uno. Ma qui si incappa in un altro problema, e cioè l’accuratezza storica. Non ci saranno “monete d’oro”, castelli enormi, strane usanze fantastiche e nomi improbabili… chi scrive dovrà prima studiare quelle civiltà, le loro usanze, le loro città, i loro vestiti, perfino le loro case, quando e cosa mangiavano, la struttura dei rapporti di parentela, l’economia…
Onestamente non saprei dire quale dei due cammini sia il più arduo.
Di sicuro nessuno dei due è facile, la facilità sarebbe di buttarsi nel mondo contemporaneo. Quello è abbastanza conosciuto da tutti.
8 agosto 2010 @ 18:15
No. Si scrieve SEMPRE del mondo in cui si è, che piaccia o meno. La differenza è: farlo con consapevolezza o crogiolarsi nello status quo.
8 agosto 2010 @ 21:58
Tanabrus: scrivere fantasy, e anche fantastico, è un po’ come giocare a scacchi ad occhi chiusi.
G.L.: dunque nel genere fantasy, e nel fantastico, occorre una non scontata consapevolezza, occorre capire che non si può scrivere di cose inesistenti, ovvero immaginare cose mai viste. I mostri e le razze saranno sempre un assemblaggio di animali e cose esistenti, e il mondo sarà quello di tutti i giorni, assemblato in modo diverso ma mitologicamente speculare. In pratica posso creare creature fantastiche, ma esse si comporteranno secondo i miti del nostro mondo. Forse è questo che parecchi esordienti non comprendono, illudendosi di poter creare, e finendo per coprisi di ridicolo.
Poi ogni secolo nascono un paio di persone che riescono a modificare un mito, ma sono eccezioni, credo.
p.s.: credo che de Camp si riferisse al modo di rappresentare il reale, non credo ritenesse possibile una realtà alternativa, insomma, banalmente, parlava di sceneggiatura. Comunque anche le storie di Howard presentano dei personaggi che agiscono e si muovono secondo miti del suo tempo. Anche Tolkien non creò nulla di nuovo, credo si possa dire che tutta la sua mitopoiesi, intesa come creazione del mito, sia in realtà nata nelle trincee della prima guerra mondiale. E allora possiamo dire che scrivere fantastico significa mettere su carta una mitologia di guerra? O mi spingo troppo oltre?
9 agosto 2010 @ 00:22
Guarda, il discorso è complicato, ma penso che si possa anche dire che l’atto di “creare” (a qualsiasi livello) sia un atto di “guerra” nel senso di “aggressione”. Il problema è appunto un problema di consapevolezza, proprio così. Perchè il “creare” (lo scrivere in questo caso) è un atto che ha delle conseguenze sugli immaginari e, di riflesso, sul mondo.
9 agosto 2010 @ 10:58
G.L.: sono d’accordo, sto passando l’estate tra mitologia e polemologia e sto traendo proprio questa conclusione. Ritengo anche che l’arte attuale sia influenzata da come l’uomo moderno “aggredisce” .
Questo post, come detto, parlava banalmente di “sceneggiature”, stasera provo ad addentrarmi un po’ nelle relazioni tra guerra e mito.
9 agosto 2010 @ 11:32
@G.L.: ma veramente no. Io scrivo storie ambientate in un mondo che non è la Terra, ha una geografia, una storia, una realtà completamente diverse, e sono abbastanza sicuro che non sia il mondo in cui mi trovo, a meno che le connessioni internet non siano moooooooooooooooooooooooolto più potenti di quanto credessi.
9 agosto 2010 @ 11:51
CMT: sbagli. Nessuno può immaginare qualcosa di realmente alieno. Il tuo mondo, per quanto distante, sarà sempre e comunque allegoria del nostro. E più pensi che non sia così più rischi di fare danni. Pensaci.
9 agosto 2010 @ 13:49
Bhe, mi pare proprio impossibile creare qualcosa di veramente nuovo, qualcosa di imprevedibile e diverso che i distacchi completamente dalle immagini del nostro mondo. Già il fatto che noi stessi mentre pensiamo al mondo da creare per le nostre storie ci concentriamo sui punti “politica, geografia, popolazione, sistema militare” dovrebbe farci capire da subito che il mondo che stiamo creando, per quanto strano e differente, non è che una deformazione di quello nostro in cui viviamo. Come dice G.L. sarebbe impossibile creare qualcosa di completamente alieno. è una concezione che va oltre il pensiero di un uomo normale, la concezione di qualcosa di diverso dalla nostra vita e di quello che ci circonda non può in alcun modo sfiorare le nostre menti, già il fatto che noi parliamo di esseri dotati di “vita” e mondi abitati ci vincola inevitabilmente ai parametri del nostro mondo reale.
Spero di non aver fatto un discorso troppo confuso XD e che riusciate facilmente a capire cosa volevo intendere.
9 agosto 2010 @ 14:44
CMT & G.L. : i vostri due commenti mi fanno desiderare un posto in cui si possa davvero discutere, senza essere limitati dal web.
Moko: come già detto il post non mirava a parlare di realtà, piuttosto di come creare una buona sceneggiatura e scenografia. Però è ben vero che noi non possiamo creare un “mondo” con un immaginario collettivo diverso dall’ esistente, ed è questo che impedisce la creazione. In pratica possiamo descrivere un viaggio sulla luna ma facendolo dobbiamo attingere alla reltà e ai miti attuali, così otterremo comportamenti e dinamiche esattamente uguali a quelle esistenti. La tecnologia c’entra poco, che si sia sparati con un cannone o si cavalchi un ippogrifo è del tutto ininfluente. Naturalmente possiamo anche scrivere rifacendoci a miti e linguaggi del passato, ma ci sarà impossibile usare un mito o un linguaggio del futuro.
Se lo faccio allora non è più “del futuro”, ma del presente.
Comunque è un discorso molto complesso.
9 agosto 2010 @ 15:20