Su queste parole sto riflettendo molto, e i miei ultimi post sono generati da queste riflessioni. Però, visto che siamo in “summer edition”, provo a staccarmi dall’usuale stile del bolg, iniziando un discorso un po’ meno sproloquiante e inconcludente, anche se il web non è un mezzo del tutto adatto.
La polemologia studia la guerra in tutte le sue forme, e deve necessariamente tener conto dell’aggressività umana. Lo studio delle specie animali ha mostrato che l’aggressività è sempre soggetta a freni inibitori, attivati dal comportamento dell’avversario. I lupi, animali dotati di notevole forza e dentatura, si bloccano e non infieriscono su un avversario se questo si accuccia e mostra la gola. In questo modo un forte freno inibitore consente il risparmio di energie e evita inutili uccisioni. Altri animali inibiscono l’avversario con la fuga, come ad esempio i colombi, cosicchè se un avversario fugge non lo si insegue.
Se si interviene sui freni inibitori, impedendo la loro attivazione, il risultato è sempre il massacro di uno dei due contendenti. Se due colombi sono costretti in una gabbia, in caso di contesa uno dei due finirà beccato a morte, con gli occhi strappati.
L’uomo è un animale dalla mente assai complessa e pure i suoi freni inibitori, di conseguenza, lo sono.
Essenzialmente siamo frenati dalla vista del nemico implorante e dalla vicinanza, e nel tempo questi freni non sono cambiati. E’ però cambiata la nostra aggressività, mediamente saremmo un po’ turbati se si trattasse di sfondare il cranio ad un nemico con una mazza. Tuttavia la minore aggressività è stata “compensata” dalla tecnologia, con la creazione di armi che uccidono a distanza. Oggi si possono uccidere e dilaniare uomini senza vederli, ad esempio sganciando una bomba.
I nostri freni inibitori però sono ancora in parte efficaci, perchè l’uomo, a differenza degli animali, è dotato di immaginazione e di un sofisticato linguaggio. Ultimamente però stiamo correndo un grave rischio, derivante dall’occultamento della morte e della sofferenza.
Nella società attuale si tende a nascondere il dolore ed il significato della morte.
Io da piccolo ho ucciso: polli, conigli, e ho visto uccidere: maiali, vitelli. Avevo dunque fin da bambino una consapevolezza della morte e sapevo riconoscerla. L’inconscio e l’immaginario della mia generazione consentono la presenza di freni inibitori derivanti dalla conoscenza della morte. Un ragazzo odierno invece, in molti casi non sa cosa sia la morte, e per questo non avrà un freno inibitore che gli impedisca di causarla. Alla mancanza di freni aggiungiamo un linguaggio che si modifica escludendo i simboli del dolore e della morte, andando così a modificare, impoverendoli, i vecchi miti. Da tutto questo deriva anche un cambiamento dell’ inconscio collettivo, ovvero, detto molto in soldoni, di quella parte di pensiero comune a tutti gli uomini.
Ok, fin qui ci siamo? Dubbi? Domande?