e dell’ impoverimento dei vecchi miti. Ora vorrei spiegare come una “non conoscenza” può essere causa di un profondo cambiamento nella mitologia e, in certi casi, possa portare alcuni miti sulla strada dell’ estinzione o della riformulazione.
Prima però voglio chiarire che il mio non sarà un discorso accademico, per questo non citerò fonti, se non nel caso di un virgolettato,  e mi limito a dirvi che farò riferimento ad alcuni autori e filosofi, principalmente a: Barthes, Campbell, Bergson, Kant, Jung e Nietzsche, naturalmente se qualcuno lo desidera posso fornire una breve bibliografia. Ah, non voglio nemmeno essere troppo formale, però non posso esimermi del tutto da una necessaria precisione e sistematizzazione.
Bene, inizio con il cercare di illustrare alcuni concetti, molte volte citati e quasi mai spiegati. Credo che indagando su alcuni aspetti della semiotica possiamo anche facilmente capire cosa significhi l’”impoverimento di un mito”.
Cercherò di semplificare, del resto non sono un accademico e nemmeno un filosofo, sono consapevole comunque che una corretta trattazione del mito abbisognerebbe del concetto di significazione e di metalinguaggio, ma direi che per il momento possiamo fregarcene.
Partiamo da due termini: significante e significato, ed esaminiamoli.
Definisco il significante come una forma, che può essere percepita visivamente o ascoltata.
Definisco il significato come un concetto che esprime una parte di realtà percepita dai sensi,  o di un’ idea.
Detto così si capisce poco o niente, vero? Facciamo dunque un esempio, non strettamente linguistico.
Supponiamo che molto tempo fa gli uomini esprimessero i loro pareri tramite votazioni informali, magari usando pezzetti di argilla con delle incisioni.
Un incisione rappresentava un particolare parere, ad esempio una A era usata per indicare una negazione. In questo caso abbiamo un significante: la A, e un significato: la negazione. Dall’unione di significante e significato nasce il segno: A.
Può succedere che un significante si leghi fortemente ad un solo significato intersoggettivo ed evocativo, in questo caso non si ha più un segno, ma un simbolo.
Se la A viene usata per indicare una condanna a morte,  in una votazione (ad es. processo) o in un’estrazione a sorte (ad es. decimazione) è molto probabile che con il tempo diventerà un simbolo della morte stessa. In questo caso chi vedrà una A penserà alla morte, il simbolo evocherà l’immagine della nera signora e provocherà timore reverenziale o addirittura paura. Il simbolo entrerà così a far parte dell’immaginario collettivo e anche chi lo vede per la prima volta ne sarà turbato.
Però perchè ciò sia possibile occorre che contemporaneamente al simbolo in oggetto sia presente nell’immaginario collettivo l’idea di morte.
Dunque se indeboliamo o cancelliamo l’idea, la conoscenza, della morte, anche il simbolo perderà il suo “potere” e ritornerà ad essere un semplice segno (negazione della vita). Allo stesso modo una mitologia che è “costruita” usando questo simbolo risulterà indebolita e potrà estinguersi.
Ok, fin qui ci siamo, vero?
Domani vi parlerò della comicità, poi saremo “pronti” ad affrontare le mitologie di pace e di guerra.