di guerra e di pace, un paio di considerazioni sul riso e sulla comicità.
L’uomo è dotato, unico tra gli animali, di un sviluppato senso dell’umorismo, che si esplica solo ed esclusivamente nei confronti dei suoi simili. Bergson scrisse che: “Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”, e comprese che non può esserci divertimento se c’è compassione. Ridere è sempre un atto di crudeltà, più o meno accentuata. Naturalmente se rido guardando un film comico, in cui un protagonista cade in un tombino aperto, non sono certo un mostro, visto che so benissimo che nessuno si è fatto male, diverso il caso di un torturatore che si diverte guardando i contorcimenti delle sue vittime, questo dimostrerebbe un’assoluta mancanza di compassione e di empatia.
Un paio di domande su cui riflettere:
Se ho perso la consapevolezza della morte, se non conosco il dolore, non pensate che tenderei a divertirmi molto di più?
Chi meglio di un comico, un buffone, potrebbe narrare storie che provocano la risata e scacciano la compassione?