di guerra e di pace, un paio di considerazioni sul riso e sulla comicità.
L’uomo è dotato, unico tra gli animali, di un sviluppato senso dell’umorismo, che si esplica solo ed esclusivamente nei confronti dei suoi simili. Bergson scrisse che: “Non vi è nulla di comico al di fuori di ciò che è propriamente umano”, e comprese che non può esserci divertimento se c’è compassione. Ridere è sempre un atto di crudeltà, più o meno accentuata. Naturalmente se rido guardando un film comico, in cui un protagonista cade in un tombino aperto, non sono certo un mostro, visto che so benissimo che nessuno si è fatto male, diverso il caso di un torturatore che si diverte guardando i contorcimenti delle sue vittime, questo dimostrerebbe un’assoluta mancanza di compassione e di empatia.
Un paio di domande su cui riflettere:
Se ho perso la consapevolezza della morte, se non conosco il dolore, non pensate che tenderei a divertirmi molto di più?
Chi meglio di un comico, un buffone, potrebbe narrare storie che provocano la risata e scacciano la compassione?


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Mi viene in mente che io detesto le candid camera, perchè provo empatia per le “vittime”.
Di certo ho uno scarsissimo senso dell’umorismo (come dice il mio fidanzato che invece si spancia), ma era per dire che sono incredibilmente d’accordo.
12 agosto 2010 @ 08:41
La cosa più difficile comunque rimane imparare a ridere di se stessi…
12 agosto 2010 @ 12:18
Chi? Una persona assolutamente seria. Il contrasto tra la serietà e il ridicolo fa ridere molto più della comicità esagerata. ^_^
12 agosto 2010 @ 15:52
Giulia: vista la tua vocazione animalista non potevi che essere “seria”…e meno male
Lyp: credo sia impossibile ridere di se stessi così come ridiamo degli altri.
CMT: certo, ci sono comici serissimi che fanno crepare dal ridere, mi viene in mente Buster Keaton, ma sempre comici sono
12 agosto 2010 @ 16:18