lettura universitaria che J. Campbell tenne nel 1967.

Per ovvie ragioni le mitologie di guerra sono più numerose delle mitologie di pace; infatti, non solo i conflitti fra i vari gruppi hanno sempre costituito la norma nell’esperienza umana, ma è innegabile, anche se crudele, che uccidere è il requisito indispensabile per vivere: la vita vive della vita, si nutre di vita, altrimenti non esisterebbe. Per alcuni questa terribile necessità è fondamentalmente inaccettabile e ad essa hanno reagito creando mitologie di un genere teso alla pace perpetua. Tuttavia, queste popolazioni, non sopravvissero nel corso di ciò che Darwin definì ‘la lotta universale per la vita’; resistettero piuttosto quei popoli che hanno accettato e si sono inseriti nella natura violenta della vita terrena. Molto semplicemente, le nazioni, le tribù educate attraverso le mitologie di guerra sono sopravvissute per tramandare ai loro discendenti l’intero corpo dei miti e delle tradizioni che avevano sostenuto la loro esistenza…Più di una mente sensibile, reagendo a questa verità non certo bene accetta, ha trovato intollerabile la natura e ha screditato i più forti, dunque i più preparati a vivere, classificandoli come malvagi, cattivi e mostruosi. e creando, come ideale opposto, il modello di colui che porge l’altra guancia e il cui regno non è di questo mondo”.