il mito è una parola. Io non concordo in toto con il suo pensiero, vi riporto però una sua constatazione, certamente condivisibile.
“…si possono concepire miti molto antichi, non ne esistono di eterni; perchè è la storia umana che fa passare il reale allo stato di parola, ed essa sola regola la vita e la morte del linguaggio mitico. Lontana o no, la mitologia può avere solo un fondamento storico, perchè il mito è una parola scelta dalla storia: il mito non può sorgere dalla ‘natura’ delle cose”.
Dobbiamo dunque scandagliare la storia per cercare di comprendere come si ‘formi’ un mito e come un artista possa in seguito intervenire su di esso. E’ mia convinzione che tutte le mitologie vengano alla luce e/o subiscano significativi cambiamenti durante un conflitto, in particolare in alcuni momenti dello stesso.
Facciamo un esempio considerando il Vecchio Testamento.
Sappiamo che il popolo ebraico fuggì dall’ Egitto dopo una dura battaglia tra Mosè e il faraone, perchè di una vera e propria lotta si trattò, che portò alla morte di uomini e animali.
La narrazione biblica ci restituisce un Mosè iracondo, che uccide d’impulso un egiziano e poi fugge, che spezza le tavole della legge, insomma una persona piuttosto incazzosa. Michelangelo ci racconta diversamente il nostro furibondo ebreo, e lo fa con la famosa statua che si trova a Roma.
Freud scrisse un saggio molto interessante a riguardo, intitolato “Der Moses des Michelangelo”, in cui analizza la postura della statua e conclude dicendo che il Mosè michelangiolesco è un uomo che sa trattenere la sua ira , preservando le tavole invece di distruggerle.
Poi il famoso psicanalista si lancia in una complessa deduzione sul carattere dell’artista e quello di papa Giulio, io mi fermo alla riscrittura di un mito, che stempera un feroce racconto veterotestamentario in una più riflessiva e trattenuta parabola cristiana.
Naturalmente anche le mitologie di pace possono essere ‘trasformate’ da un artista, un esempio lo possiamo vedere in un’opera di Saramago: Cecità, dove la mitologia dell’amore cristiano e della compassione viene ricondotta ad una dimensione più umana e addirittura animale.
Bene, se siete d’accordo con quanto detto da Barthes, domani cominceremo a parlare di battaglie e di desideri umani.