la sedicesima Panzer-Division si posizionò a nord del Volga, tagliando fuori da ogni aiuto la città di Stalingrado. Nel pomeriggio iniziò un devastante bombardamento della Luftwaffe. Nella notte Stalin telefonò al comandante delle truppe sovietiche, maresciallo Erëmenko, dicendogli, sostanzialmente, di resistere o morire. Ebbe così inizio l’apocalittica battaglia per la conquista della città di Stalingrado. Il centro abitato si trasformò in breve tempo in un vero e proprio inferno, si combatteva casa per casa, avvolti dal fumo e con il costante sottofondo degli scoppi delle bombe e dei proiettili delle artiglierie. Difficile anche solo immaginare cosa “videro” i difensori, quasi impossibile, per i sopravvissuti, anche raccontare un simile evento, se non sotto forma di un elenco di accadimenti.
Possiamo però ipotizzare e stabilire alcuni ragionevoli “dati di fatto”. In un tale scenario l’uomo è destinato ad essere sopraffatto dagli eventi, diventando incapace di agire, e quindi destinato ad una morte più o meno rapida, oppure riesce a trovare una “ragion d’essere” in ciò che accade, e quindi agire di conseguenza, in quest’ultimo caso le azioni saranno volte, inizialmente, alla pura sopravvivenza. In questa prima fase i freni inibitori del tempo di pace si allentano fino a scomparire, le regole da seguire si semplificano e anche il pensiero si depura ritornando ad una primitiva ed animalesca struttura, senza tuttavia ridursi a puro istinto. Credo sia evidente che di fronte ad un panzer che avanza non si può riflettere con calma, ma si cerca un’arma adatta, e, in mancanza, si cerca un nascondiglio o ci si dà alla fuga.
Anche il tempo assume un particolare significato così come la comunicazione, che deve essere priva di fraintendimenti. Ecco dunque che il linguaggio si semplifica e il vecchio Crono torna a divorare tutti gli altri dei, allo stesso modo i miti sono fagocitati dall’istinto di sopravvivenza e solo alcuni sopravvivono, seppur modificati.
Ma quali miti sono destinati ad essere forgiati da un simile inferno? Qual’ era la “narrazione” ?
Possiamo iniziare a riflettere su una famosa frase: il tempo è denaro, che a Stalingrado si trasformò in: il tempo è sangue.


Articoli
Sì. Sì. E ancora SI!
24 agosto 2010 @ 10:02
A volte anche un linguaggio ridotto all’osso può essere frainteso. A volte, però. In teoria uno vorrebbe usare più parole per essere capito meglio. Su questa cosa rifletterò.
L’immagine che hai messo è da brivido.
24 agosto 2010 @ 19:19
G.L.:
Giulia: ecco perchè occorre un linguaggio simbolico, difficile, quasi impossibile, confondere un simbolo. Ad esempio la parola nemico è inconfondibile, così come alcuni gesti. L’immagine è di Rubens, rappresenta Crono che divora suo figlio, Poseidone.
24 agosto 2010 @ 21:19