non ci fu solo una risignificazione a Stalingrado, la mia interpretazione “complessiva” della battaglia è talvolta più mistica che scientifica, in questi post concentro la mia attenzione solo su un particolare aspetto.
Bene, ci tenevo a ribadire il precedente “concetto”, ora provo a proseguire.
A Stalingrado, nel furore della battaglia, molti simboli acquisirono nuovi significati, gli uomini risero di cose spaventose e innominabili, l’umorismo si manifestò nella sua completa crudeltà, la stessa morte fu oggetto di scherno ed i combattenti persero gradualmente la capacità di compassione. L’empatia fu sacrificata sull’altare dell’entropia. Ma non si giunse ad una pazzia generale o ad una confusa anarchia. Nuovi miti e nuovi eroi cominciarono a diffondersi, a volte grazie al sagace intervento di alcuni comandanti e commissari politici. Nikita Krusciov che in seguitò diventò segretario generale, usò la figura del cecchino e ne fece un simbolo di eroismo. Uomini come Zajcev divennero leggende conosciute da ogni soldato, e contribuirono a cementare la resistenza. Anche il ruolo della donna cominciò a mutare nell’inconscio collettivo, ci furono eroi costruiti su un modello maschile, ma interpretati da donne. Non più madri o amanti, ma guerriere. Certo, non assunsero gradi elevati, ed è noto che alcune furono oggetti sessuali destinati agli alti gradi, ma per la prima volta fu possibile pensare alla donna in termini di parità. Immaginate dunque che potente sconvolgimento si venne a creare nell’ inconscio collettivo, ovvero nella sede di tutti i miti, un maelstrom che deformava e distruggeva. Ma per tutti coloro che sopravvissero ci fu un momento in cui le acque dell’inconscio si placarono e consentirono una nuova, pur sempre distorta, falsa, visione della Realtà. Compresero che il denaro era un simbolo che aveva perso il suo significato, e lo sostituirono col sangue. Ci furono anche alcuni uomini, non molti, che andarono oltre, uomini che si erano liberati da ogni condizionamento, che videro con chiarezza una parte della Realtà, senza alcuna finzione. Difficilmente in seguito ne parlarono, ben consci del pericolo, perchè pochi avrebbero compreso che nel centro dell’inferno avevano visto cose terribili, ma di una bellezza straordinaria, e se ne erano perdutamente innamorati.


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