un buon modo di trascorrere le notti estive è quello che sto mettendo in pratica in questo momento.
Sorseggiare una buona grappa mentre nel cielo appaiono le prime stelle ed una fresca brezza comincia a piegare le cime degli alberi.
E’ piacevole  anche avere a portata di mano qualcosa che ti permetta di essere connesso con la "grande rete", piacevole ma non indispensabile.
E mentre osservo la luce del sole che scompare dietro le colline mi torna in mente un paradosso che ho ritrovato tempo fa in un libro.
Quando ero bambino mi piaceva salire sul tetto di casa ed osservare il cielo stellato. A quei tempi c’era meno inquinamento luminoso e si vedevano molte più stelle. Non sono mai stato curioso di come si chiamassero od a che costellazioni appartenessero. Però riflettevo sul loro numero e mi chiedevo se fossero davvero infinite.
Facevo ragionamenti a volte un pò strani, in seguito avrei scoperto che si potevano definire assurdi, anzi, per meglio dire: "per assurdo".
Pensavo che se le stelle erano infinite il cielo avrebbe dovuto essere del tutto illuminato e se ciò non avveniva sarebbe stato interessante scoprire il perchè.
Naturalmente non avevo idea che ero incappato nel paradosso di Olbers, però alcune ricerche in biblioteca mi avevano permesso di scoprire la giusta risposta.
Mi divertiva però cercare soluzioni alternative ed immaginavo che la luce fosse riflessa od assorbita da qualcosa.
Ovviamente le mie risposte erano solenni fesserie.
Da  allora sono passati parecchi anni e credo di aver capito una cosa:

E’ inutile cercare risposte giuste, le abbiamo già tutte. Quello che non abbiamo sono le domande giuste.

Infatti non conosciamo La Domanda ma sappiamo qual’è La Risposta: